Oltrepassato l’ingresso del Welcome Center del Red Bull Ring ci si ritrova immersi in una celebrazione delle imprese sportive del colosso austriaco proprietario del circuito. Si possono ammirare vetture che hanno segnato la storia del motorsport, come la
Red Bull RB6 con cuiSebastian Vettel ha vinto il suo primo titolo mondiale e la più recente
Red Bull Racing RB16 di Max Verstappen, ma anche la Toro Rosso STR9 e la NASCAR. Da lì, una volta scese le scale che portano al paddock, si passa attraverso la Walk of Legends, un tunnel che celebra le imprese del passato: sulla destra le gigantografie dei campioni del mondo, da Agostini a Rossi, passando per Roberts e Rainey; sulla sinistra le locandine delle passate edizioni del
GP dell’Austria.
Marc Marquez è rappresentato sempre davanti a tutti
Ed è qui che un passante attento può accorgersi dell’incongruenza. Dal 2016, anno in cui il Motomondiale torna a correre in Austria dopo un’assenza di 19 anni,
le locandine immortalano Marc Marquez a guidare il GP. Eppure, lo spagnolo non ha mai vinto al Red Bull Ring. Nel poster del 2016, il n. 93 precede un attardato Valentino Rossi; in quello dell’anno dopo, l’immagine è pressoché replicata; nei tre anni successivi si aggiungono altre moto alla scena stilizzata, ma il duo che guida la gara è lo stesso, nello stesso ordine. Solo una coincidenza?
Il gioco degli sponsor
Il dato è fattuale:
Marc Márquez è stato sponsorizzato da
Red Bull, proprietaria del circuito, dal 2008, anno del suo debutto nel campionato del mondo. Solo con il suo passaggio al team ufficiale Ducati per la stagione 2025 lo spagnolo si è visto costretto a interrompere la partnership con il produttore austriaco di bevande energetiche. Il motivo?
Ducati Corse ha un accordo di sponsorizzazione a lungo termine con
Monster Energy, diretta concorrente di Red Bull. Monster Energy, l'azienda a cui ha legato la propria immagine anche
Valentino Rossi.
Nuove (subdole) strategie di marketing
Una volta le battaglie di marketing erano senza esclusioni di colpi, con pubblicità dirette, diventate poi iconiche: Nike contro Adidas o, per restare in tema bevande, Coca Cola contro Pepsi. Ora sì combatte su un piano più sottile, certamente più subdolo, ma non per questo meno efficace.