I fantasmi del 2015 continuano ad affollare la scorciatoia mediatica della MotoGP

MotoGP
domenica, 13 settembre 2026 alle 19:00
Marc Marquez trionfa a Misano per l'ottava volta
Sono passati 11 anni da quel fatidico 2015. Nel frattempo, la Brexit ha ridisegnato i confini dell'UE, il Covid ha stravolto la vita quotidiana, le guerre hanno ridefinito la geopolitica globale, si è insediato un nuovo Papa, la svolta dell'IA ha rivoluzionato il mondo del lavoro. Nella MotoGP si continua a discutere dello scontro Marquez-Rossi come fosse ieri.
Complotti e scorrettezze nel mondo dello sport ce ne sono stati e ce ne saranno sempre. In MotoGP di quella portata no. E, di conseguenza, neanche con quella risonanza. Ma ha davvero senso continuare a parlarne? Quale beneficio può portare ai diretti interessati? E a chi guarda da fuori? Nessuno, se non alimentare i giochi mediatici che Dorna ha inserito nel proprio piano strategico.

La MotoGP non ne ha bisogno 

Nei piani strategici dei nuovi padroni la MotoGP deve seguire la strada già intrapresa dalla Formula 1, devono arrivare a parlare la stessa lingua, la stessa della proprietà che le gestisce. La spettacolarizzazione di tutto ciò che è diverso dal mero rombo dei motore è già da tempo realtà. Come anche la sensazione che ci sia qualcosa di forzato. Se in F1 lo scontro mediatico e la circostante attenzione nascono spontanee per le personalità forti che la animano, in MotoGP si cerca di crearle a tavolino. Per lo più – ed è questo il cortocircuito – tra un pilota attivo e un pilota ritiratosi da anni. La MotoGP è così povera di contenuti da non trovare altro cui agganciarsi per creare seguito? Anno scorso a parte, guardando lo spettacolo in pista non si direbbe affatto. Forse è solo povera di idee.
Dorna ha addirittura realizzato un documentario che analizza anche con video inediti quanto avvenuto tra Rossi e Marquez a Sepang 2015. Come stesse decidendo il campionato attuale; quasi fornisse materiale per un possibile ricorso a chissà quale autorità delle due ruote. Ai Mondiali di calcio del 2006 facemmo squalificare Frings riprendendo, due giorni dopo Germania-Argentina, le immagini di uno schiaffo che il centrocampista tedesco aveva rifilato a Demichelis. Ma in quel caso la partita con l’Italia doveva ancora essere giocata, non si parlava di un episodio di undici anni prima.

Valorizzare la storica rivalità per catturare l’attenzione

Se si apre l’account Instagram MotoGP non si trova un’intervista, che sia una, dal media scrum, che nel gergo moderno del paddock è il momento in cui i piloti si mettono a disposizione dei giornalisti. Neanche una. Fino a Misano 2026. Su due piedi, provando a immaginare l’argomento, viene da pensare alla grande prova di forza di Marc Marquez. O alla migliore sprint race della stagione di Marco Bezzecchi, che poi si è buttato clamorosamente via nel GP. O alla voglia di Jorge Martin di mantenere la leadership della classifica. Invece no: si sente il nove volte campione del mondo, cioè l'idolo di oggi, imbeccato sul nuovo libro di Rossi. Non è la domanda – peraltro legittima, educata e posta da un ottimo giornalista – a sorprendere. È la scelta di Dorna di volerle dare così tanto risalto, di aver selezionato tra centinaia proprio quella. Anzi, peggio: l'impressione è che abbia colto la palla al balzo per rinforzare la sua retorica finalizzata alla polarizzazione acchiappa fan. Quelli più interessati al gossip che alle moto.
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