Il pilota maiorchino chiuderà la sua avventura con la Honda e ne inizierà un'altra con la Ducati del team Gresini: nel 2027 vuole tornare a sentirsi come ai tempi della Suzuki.
Gli ultimi cinque anni di
Joan Mir in MotoGP non sono stati semplici. Nel 2022 l’annuncio di Suzuki sull’addio alla categoria fu uno shock, dato che poco tempo prima stava trattando il rinnovo del contratto ed era vicino a un accordo. Ha iniziato a cadere tanto e questa cosa se l’è portata dietro anche con il successivo passaggio in Honda. Le prime due stagioni con la RC213V sono state un totale incubo, solo nel 2025 si sono visti dei miglioramenti che gli hanno consentito di avere abbastanza costantemente un potenziale da top 10 e di
salire per due volte sul podio.
Ma le cadute hanno continuato ad essere parecchie, così come nel 2026, anno nel quale avrebbe potuto ottenere più punti dei 29 che ha oggi nella classifica generale, nella quale risulta addirittura il peggiore dei piloti HRC. È persino dietro a Johann Zarco, che ha saltato diversi gran premi per infortunio e che tornerà solo nel prossimo ad Aragon. Pur avendo fatto vedere una discreta velocità, troppo spesso ha commesso errori e non è stato in grado di arrivare al traguardo. Tra lui e il compagno di squadra Luca Marini ci sono ben 57 punti, un’enormità. Il fratello di Valentino Rossi non è più veloce di lui, però prende meno rischi ed è più costante.
MotoGP, Joan Mir e le tante cadute con la Honda
MotoGP, Joan Mir: con la Honda troppe cadute
Il due volte campione del mondo ha ricevuto abbastanza critiche per i suoi numerosi ritiri e sa che è una sua responsabilità arrivare in fondo ai GP, anche se rivendica il fatto di essersi mostrato più volte veloce e di essere in una situazione non semplice: “La gente controlla sempre la mia posizione attuale in campionato - ha dichiarato in un’intervista a Crash.net - ma se in quelle gare non fossi caduto e avessi conquistato quei punti, sarei tra i primi cinque-sei in classifica. Ma non è così che si fa: bisogna arrivare al traguardo. Possiamo ottenere questi buoni risultati grazie alla nostra velocità. Questa è una responsabilità che mi assumo, perché finora ho faticato molto per riuscirci. Ricordo che ai tempi della Suzuki, o in passato, non mi sentivo così perché sapevo di avere il pacchetto giusto. Il rischio potevo gestirlo, però per me è molto difficile venire qui sapendo di non avere la possibilità di farcela”.
La Honda RC213V ha dei limiti e più volte Mir ha cercato di andare oltre per ottenere risultati che non erano nel potenziale del suo pacchetto tecnico. Questo comporta inevitabilmente il fatto di cadere e di buttare via punti. Non gli piace accontentarsi, è ambizioso e soffre quando non può lottare per piazzamenti importanti, però al tempo stesso dovrebbe essere più razionale e saper accettare la realtà. Esagerare comporta anche il rischio di farsi male seriamente.
Team Gresini come il team Suzuki: l'ambiente giusto
Nel 2027 correrà con il team BK8 Gresini e guiderà una Ducati Desmosedici GP27 Factory. Disporre di un pacchetto tecnico competitivo è una priorità, però c’è qualcosa in più che lo ha convinto a firmare per la squadra di Nadia Padovani: “Ciò che il team trasmette alle persone - spiega il pilota spagnolo - E quel team sembra una vera e propria famiglia. È simile alla Suzuki: ricordate come ne parlava la gente? Marc è andato lì nel peggior momento della sua carriera, Alex lo stesso”.
Alex e Marc Marquez si sono rivitalizzati approdando nel box Gresini e lui spera di fare lo stesso, dimostrando di essere un pilota ancora all’altezza di un campionato come la MotoGP. Ha vinto il titolo 2020 con la Suzuki e ha ottenuto dei podi con una Honda che vive anni difficili, Mir ritiene che i suoi risultati meriterebbero maggiore considerazione eh tanta voglia di rilanciarsi guidando una Ducati nel 2027: “La gente dimentica molto in fretta e vede ciò che vuole vedere. Andrò dove andrò l'anno prossimo perché voglio dimostrare qualcosa. Ma in MotoGP non si sa mai, non so come mi sentirò. Se mi sentirò bene, sarà per me, non per il pubblico. Questa è la cosa più importante, dimostrare qualcosa a me stesso, probabilmente niente, però tornare a divertirmi. Non mi divertivo a correre da molto tempo e voglio tornare a farlo”.
Missione chiara quella di Joan. Anche se zittire i critici non è una sua priorità, perché il suo pensiero primario è fare risultati per se e per il team, sicuramente non gli dispiacerebbe far ricredere qualcuno se nel 2027 dovesse essere in grado di brillare con la Desmosedici. Sarebbe una sorta rivincita personale.