Tutti abbiamo l’immagine di Clay Regazzoni vestito con la tuta della Ferrari. E' impossibile immaginarlo senza rosso addosso. Clay ne ha guidate altre di vetture in Formula 1, ma è sempre tornato a Maranello e lo ha sempre fatto con piacere. I tifosi del Cavallino Rampante lo amano ancora oggi, la cosa triste è pensare che non sia mai riuscito a vincere un titolo anche se quella Monza del 1970 segna una data storia. E' passata agli annali, per motivi più tristemente noti, anche quella del GP degli USA 1980. Dieci anni vissuti al massimo, dieci anni dove poteva raccogliere, dieci anni dove uno svizzero per poco non cambiava le leggi nella sua
Nazione.
Quella Monza rossa tutta per Clay
La storia di Clay Regazzoni parte da una scelta: vestire i panni da giocatore di calcio o diventare un pilota. Lo svizzero ci pensò forse un secondo, perché al pallone preferiva sempre stare nell’officina meccanica dello zio. I motori erano la sua passione e così inizia la sua grande scalata. Una scalata che lo porta in Formula 1 nel 1970 durante il GP d’Olanda del 21 giugno. Enzo Ferrari era sicuro delle sue doti, così decise che si sarebbe scambiato di posto con Ignazio Giunti. L’elvetico nelle categorie propedeutico andò molto bene, trionfando addirittura in Formula 2.
Clay mostra tutte le sue doti sin da subito, giungendo quarto nei Paesi Bassi e replicandosi in Gran Bretagna. La Germania segna il suo primo ritiro e poi arriva l’Austria. Lì conquista il suo primo podio e poi giunge il GP d’Italia. Regazzoni si ritrova a Monza al suo primo anno in Formula 1 con una Ferrari, una cosa difficile da gestire a livello emotivo. Il circuito vide la presenza di quasi 150.000 spettatori, anche se l’aria non era di festa. Il giorno prima era morto Jochen Rindt. Lo svizzero alla guida della Ferrari 312B cercò di riportare il sorriso e lo fece. Nel suo primo anno nel massimo campionato, Regazzoni aveva vinto ed aveva riporta al successo la scuderia di Maranello nel GP di casa dopo quattro anni di digiuno.
L’ascesa durata dieci anni prima del tragico epilogo in Formula 1
I tifosi Ferrari impazzirono per lui, credevano davvero che Clay potesse essere il nuovo volto della Ferrari. Peccato che nei due anni successivi la macchina non fu all’altezza e le parti si separarono. La BRM decise di puntare su lui, ma la stagione fu un disastro, tanto da raccogliere solo due punti. Nel 1974 tornò a vestire in rosso e arrivò secondo nel mondiale: il momento più alto nella carriera di Regazzoni. Gli anni passarono: Regazzoni vinse 5 gare in Formula 1, di cui 4 con la casa italiana ed una con la Williams. Arriviamo così al 1980, quando ormai fuori dal giro che conta si accordò per un suo ritorno alla Ensign.
La scuderia britannica puntava su Clay ma nelle prime tre uscite dell’anno non raccolsero nemmeno un punto, non partecipando nemmeno alla tappa inaugurale in Argentina. La quarta uscita della stagione del 1980 si svolse negli Stati Uniti d’America più precisamente a Long Beach. Clay in quella gara non stava andando male, sino a quel maledetto 51esimo giro. La vettura dell’elvetico cedette di colpo verso la Qeen’s Hairpin, non riuscendo più a frenare. La macchina arrivò con una velocità così forte che ruppe il muro di gomma e finì la sua corsa incastrandosi nel muretto in cemento. Iniziano i trenta minuti più drammatici di quella domenica, co i commissari che provano a tirare fuori Ragazzoni. Ci riesciurono, il tutto mentre la gara proseguiva! Venne trasportato d’urgenza al St. Maty Hospital.
La fine della sua carriera arrivò quel giorno
I medici riuscirono a salvarlo, tanto che l’elvetico riportò diverse fratture e diverse lesioni molto gravi, oltre a problemi allo stomaco e alla testa. Regazzoni rimase paralizzato alle gambe. La sua carriera in Formula 1 finì, gli USA da sempre la terra delle grandi opportunità, divennero per lui la terra che spense ogni suo sogno. Lo svizzero tuttavia non mollò mai, continuando a girare nei paddock con la sua sedia a rotelle, cercando di mettere alla guida anche a chi non aveva più l'uso delle gambe. La sua tenacia la portò dentro sino al giorno della sua morte (15 dicembre 2006), quando morì sull’Autostrada A1 in un incidente. Clay Regazzoni non poteva che morire dentro un abitacolo, perché l’abitacolo era la sua vita. La vita che per lui iniziò il 5 settembre del 1939 e a distanza di 85 anni, ci lascia il ricordo di un uomo che si è goduto oltre ogni sfortuna l' amore per le quattro ruote.
FOTO: social Formula 1