Nel mondo della velocità tutto scorre a forte velocità, per cui l’impresa di Robert Kubica e di tutto l’equipaggio della 499P Ferrari del Team AF Corse alla 24h di Le Mans di pochi giorni fa sembra già roba vecchia. In realtà ci sono voluti giorni per realizzare con lucidità la grandezza dell’impresa del polacco. Perché dall’entusiasmo si è passati alla celebrazione del successo e solo dopo all’analisi del trionfo. Un’analisi che ci induce a pensare che Robert è come una fenice, questo uccello mitologico infuocato che rinasce dalle proprie ceneri. Perché è davvero così che è stata ed è tutt’ora la carriera di Kubica. Lo è stato in Formula 1 e lo è con il verso il suo grande amore, quello Ferrari.
Credevamo che Montreal fosse unica ma...
La gara di Formula 1 di Montreal 2007 è un poema tragico scritto in versi. Quell’incidente occorso a Kubica ci ripiombò a tempi lontani, con la vettura distrutta che attraversava la pista. I versi di questo poema sono di tristezza e speranza, perché il polacco esce quasi indenne dalla sua BMW. La casa tedesca lo sostituisce per una gara ma Robert è incrollabile è vuole raggiungere il suo sogno. Vincere un titolo e vestire in rosso, ma prima di allora c’è un momento delicato. La stagione 2007 finisce senza acuti, Robert anziché arrendersi, risorge come una fenice dopo aver rischiato la vita ed è pronto a rimettersi in gioco per il 2008.
Un anno dopo, sempre in Canada, è proprio Robert Kubica che trionfa. Va detto che con la sua BMW Sauber quell’anno stava facendo bene ed arrivò a Montreal presentandosi con il secondo posto in qualifica. Tutti aspettavano il confronto diretto tra Lewis Hamilton e Kimi Raikkonen ma tra i due accade il grande patatrac. Il britannico ripartito dai box non vide che il semaforo fosse rosso e che il finlandese si era fermato ad aspettare il verde. Lewis prese in pieno Kimi causando il ritiro di entrambi. Lì prese il volo l fenice risorta. Robert colse l'attimo e vinse la sua prima gara in Formula 1. La chiusura del cerchio: dal grande spavento alla grande gioia. Solo lui poteva trovare tali forze e forse ancora oggi qualcuno crede che sia stato un intervento quasi divino a volerlo. Kubica non si era arreso e dopo un anno aveva restituito alla casa tedesca la fiducia che gli era stata riposta anche dopo lo spaventoso incidente.
La morte sfiorata ad Andorra e il sogno Ferrari che svanisce
La carriera di Robert in Formula 1 va avanti sino al 2010 anche se il successo non giungerà più. Nel 2011 accade il più grande disastro alla carriera del pilota polacco. Siamo ad Andorra più precisamente è il 6 gennaio e Kubica partecipa ad una gara di Rally. Subì un incidente gravissimo, l’impatto fu così grave che Robert arriverà in ospedale con solo un litro e mezzo di sangue. Dodici ore di operazione e la paura che quella potesse essere la fine non solo della sua carriera ma anche della sua vita. Le condizioni anche dopo l’intervento non erano delle migliori ma la voglia di tornare a correre a tutti i costi era più forte di tutto. La Renault ovviamente lo sostituì e il suo contratto nel
massimo campionato proprio in quella stagione era in scadenza. L'anno dopo, il 2012, sarebbe dovuto andare in Ferrari coronando il suo sogno di bambino.
Luca Cordero di Montezemolo era pronto a portarlo in Ferrari al fianco di Fernando Alonso dalla stagione 2012. Il sogno però, non si realizzò mai perché Robert non sapeva nemmeno se si sarebbe rialzato in piedi. Kubica non è uno che molla e già l'anno dopo tornò sui rally e poi anche in Formula 1. La sua strada però, era ormai segnata, nessuno top team era disposto a prenderlo. Nel 2021 capisce che il suo mondo è l’endurance e dal 2024 laa casa di Maranello gli dà le chiavi della 499P con la quale compete nel WEC. Pochi giorni fa la Fenice è tornata di nuovo a volare altissimo. La 24h di Le Mans 2025 ha rappresentato la definitiva resurrezione sportiva di Kubica insieme ai compagni Philip Hanson e Ye Yifei. Il sogno di vincere con il Cavallino Rampante si è esaudito, Robert lo sapeva e dopo 14 anni da quell’impatto che poteva costargli la vita ha conquistato una delle gare più importanti al mondo. E lo ha fatto con una Ferrari!
Una storia che ci insegna che nulla è mai deciso
Poteva morire quel giorno Robert come poteva accadere anche a Montreal, ma il fato non ha voluto perché aveva deciso che il suo compito non era vincere un titolo mondiale in Formula 1, ma di diventare un simbolo di chi non molla mai. Nemmeno quando la morte bussa così forte quasi da prenderti, nemmeno quando anche solo respirare causava dolori inimmaginabili. Oggi che il mondo pare in un’orbita negativa per i fatti che accadono, Kubica ci dà una speranza: anche quando tutto sta per finire c’è una luce da rincorrere e da prendere al volo. Questa storia è un insegnamento per tutti, anche per noi più fortunati, che tante volte ci troviamo soli nella nostra stanza magari ad ascoltare musica e a pensare che non ci sia una via d’uscita. La via d’uscita c’è e la storia di Robert Kubica ci verrà incontro ogni qualvolta ne avremo bisogno.
FOTO: Michelin Motorsport