L’uomo è di natura pronto a sabotarsi, figurarsi quando la vita gli mette davanti un grosso ostacolo. Difficile che si vada avanti, si pensa ad una scappatoia o, peggio, si molla subito. La resa è parte di noi ed almeno una volta nella vita lo abbiamo fatto e forse ancora oggi ci mangiamo le mani. Ecco perché ricordare la storia di Johnny Herbert è giusto, ecco perché ricordare quel 21 agosto del 1988 e tutto ciò che accadde dopo è doveroso, verso chi anche adesso, non vede i suoi sogni realizzarsi e sta per abbandonare tutto. Herbert quel giorno di 36 anni fa, vedeva la Formula 1 allontanarsi sempre di più, ma lui lottò per restare in vita e per esaudire il suo sogno.
Una trafila sognando la Formula 1
La carriera di Herbert inizia come quella di tanti. Amante di motori grazie allo zio sale sul suo primo Kart alla veneranda età di dieci anni. Nel giro di poco, il giovane Johnny capisce che la sua strada è quella delle quattro ruote ed è pronto a tutta la trafila per arrivare in Formula 1. Nel giro di quattro anni vince il suo primo titolo Kart in Gran Bretagna e dopo una parentesi nella Formula Ford Festival, il suo nome inizia sempre più a circolare. La Ford ai tempi investiva molto sui giovani, essendo lei all’interno del mondo delle quattro ruote più di quanto non lo sia ora. La casa dello Stato del Michigan era presente come fornitore di propulsori nel massimo campionato e voleva investire sempre più sui giovani.
Herbert era uno che piaceva e nel 1985 era ormai pronto a salire nel campionato nazionale di Formula 3. Il giovane britannico dopo un inizio difficile iniziò a dare fondo il suo talento, con Eddie Jordan pronto a inserirlo nel suo team. Nel 1987 entrò nel Team di Formula 3 di Eddie e già diversi team di Formula 1 erano pronti a gettarlo nella mischia. La Williams e la Benetton credevano in lui, ma il giovane Johnny prima del grande salto voleva vincere in F3. La stagione 1988 andò secondo i piani, tanto che la Benetton era pronto a farlo esordire nella futura stagione nella top class. Ma quando tutto sembrava andare bene, ecco la tappa a Brands Hatch...
Quel maledetto giorno a Brands Hatch
La gara di Formula 3 britannica corsa a Brands Hatch doveva essere di routine, una come tutte le altre. Quella però divenne l’inizio dell’incubo per Johnny Herbert. Il britannico ebbe un contatto con Gregor Foitek nel corso del primo giro e le due monoposto si ribaltarono. Quella di Herbert si frantumò colpendo il guardrail. L’auto era spezzata in due. I piedi di Herbert spuntavano fuori dal musetto. Il pilota venne subito assistito dai medici che lo aiutarono nella respirazione per poi essere trasportato d’urgenza al Queen Mary’s Hospital. I medici erano per l’amputazione del piede sinistro viste le condizioni in cui versava l’inglese, ma la famiglia fece pressione e alla fine i medici cedettero. Il sogno però di correre in Formula 1 sembrava svanito per sempre.
La Benetton, tuttavia, volle vedere se Herbert sarebbe riuscito ad uscire da questo dramma. C'era da capire se la riabilitazione sarebbe stata sufficiente per permettere a Johnny di calarsi di nuovo nell'abitacolo. Lottò per quasi un anno intero. Sentiva che quel posto doveva essere suo, ad ogni costo. Lui non molla e così il 26 marzo 1989, dopo quasi un anno passato a soffrire coi fisioterapisti, esordisce in Formula 1. Quella gara segnò il suo esordio e si concluse con un magnifico quarto posto. Herbert conquisterà nella
classe maggiore ben 3 vittorie: 2 nel 1995 con la scuderia che lo ha lanciato ed una nel 1999 con la Steward nella gara rocambolesca del Nürburgring. La sua attività agonistica si chiuse nel 2000 con la Jordan.
Il sogno non si spezzano
Johnny Herbert poteva arrendersi quel 21 agosto 1988. Poteva considerare svanito il suo sogno di arrivare in Formula 1. Poteva scegliere un’altra carriera e godersi una vita tranquilla. Lui però non lo fece, non diete colpa alla velocità se quel giorno di 36 anni fa, aveva quasi perso il piede sinistro. Lui rimase calmo e concentrato ed ecco perché la sua storia ci deve essere d’insegnamento. Dobbiamo credere in noi stessi, andare avanti sicuri della strada che abbiamo preso, anche quando la montagna da scalare sembra impossibile. Herbert non avrà vinto un titolo del mondo, ma ci ha insegnato qualcosa che vale di più di un titolo iridato.
FOTO: social Formula 1