Roberto Rolfo

Roberto Rolfo: “Podio al Bol d’Or enorme soddisfazione, ma a Most non ci sarò”

Roberto Rolfo ha conquistato un fantastico 2° posto assoluto al Bol d'Or 2021: una grande emozione, ma non sarà al via della 6h di Most con Moto Ain Yamaha. In questa intervista ci svela le ragioni.

27 settembre 2021 - 10:41

Dal 2018 presenza fissa dell’Endurance, Roberto Rolfo è diventato in pochi anni uno dei migliori interpreti delle corse motociclistiche di durata. Due Coppe del Mondo Superstock all’attivo nelle precedenti due stagioni, centrando con Moto Ain Yamaha un strepitoso secondo posto assoluto al Bol d’Or 2021 recentemente disputatosi al Circuit Paul Ricard di Le Castellet. Una 24 ore probante, dove il vice-Campione del Mondo 250cc 2003 ha messo in mostra il suo valore, ben figurando nella complicatissima fase notturna della corsa, oltretutto bagnata dalla pioggia. Un risultato grandioso, tuttavia seguito in questi giorni dalla decisione di non affrontare la prossima 6 ore di Most prevista dal calendario. Una scelta strettamente legata ad alcune situazioni vissute all’interno del team, motivata in questa intervista.

Secondo posto assoluto al Bol d’Or, il tuo primo podio assoluto nell’EWC. Al netto di come si è sviluppata la 24 ore, ti aspettavi di raggiungere un simile risultato alla prima stagione nella top class?

In tutta sincerità, un risultato inaspettato! Dopo l’undicesimo posto in qualifica, prima della gara pensavo che un piazzamento dal quinto al settimo posto si potesse fare. Senza dubbio ci hanno aiutato i ritiri dei team ufficiali, ma d’altronde questo nell’Endurance fa parte del gioco. Il team mi ha assicurato che, rispetto a Le Mans dove avevamo rotto il motore, non è cambiato nulla. Abbiamo corso con motore “standard”, sebbene a dire il vero a Le Mans mi sembrava più performance. In ogni caso, di assetto la nostra moto andava più che bene e, con costanza, siamo riusciti a recuperare. Sono contento di aver conquistato un podio “vero” al Bol d’Or.

Nel 2019 avevamo vinto nella Superstock, ma la gara era stata accorciata a 13 ore a causa del diluvio, mentre nel 2018 ci siamo ritirati subito. Questo è stato il mio primo vero Bol d’Or ed il podio rappresenta una soddisfazione enorme. Oltretutto Le Castellet è la prima pista in cui ho girato. Avevo 12 anni ed ero sceso in pista, sul layout corto, con la Honda RC30. Devo ammettere che il Paul Ricard è sempre un tracciato molto veloce ed emozionante in sella.

Un paragone può risultare fuori luogo, ma ti hanno emozionato più le cinque vittorie nella Superstock o un podio assoluto nell’Endurance?

Il podio nell’assoluta è ben diverso. Non c’è mai stato un effettivo testa-a-testa come succedeva nella Superstock dove, va detto, eravamo enormemente più competitivi grazie all’esperienza del team e la rapidità dei meccanici nelle soste ai box. In un certo senso, le vittorie nella Superstock erano più guadagnate “sul campo” per la nostra velocità. Tuttavia, un podio EWC rappresenta una grande emozione. Ci hanno dedicato più attenzioni e questo mi ha fatto molto piacere. Mi dispiace altresì la Superstock sia seguita di meno, quando in realtà è una classe molto competitiva. Lo testimoniano i tempi sul giro di questa stagione, dove anche il team No Limits ha fatto molto bene. Tornando alla domanda, sì, mi ha dato più emozioni questo podio nell’assoluta.

Se c’è da vedere una nota dolente di questo secondo posto al Bol d’Or, sono i 19 giri di svantaggio dai vincitori del team Yoshimura SERT Suzuki…

Sì, i giri che abbiamo preso sono oggettivamente tantissimi. Il raffronto cronometrico è eloquente, proprio per questo ci aspettavamo di concludere dalla quinta alla settima posizione, non certamente sul podio. Per raggiungere un simile risultato c’è bisogno di qualche disavventura altrui. Correndo con motore “standard”, la Yoshimura SERT Suzuki sul dritto ci brucia, ma anche YART, la Honda, Kawasaki, per non parlare di BMW… Quest’anno il progetto EWC è stato definito all’ultimo soltanto per via del budget di IPONE, sponsor personale di Randy de Puniet, che ha permesso alla squadra di definire un passaggio incerto fino all’inverno scorso. Per lottare là davanti e restare costantemente nei primi 5, il team ha bisogno di crescere tanto e mutuare un po’ il lavoro di YART in termini di supporto della casa madre. Adesso il serbatoio e altre parti sono provenienti da Yamaha Italia, ma non sono ancora così seguiti dalla casa madre perché, chiaramente, tutte le attenzioni sono riposte nei confronti di YART. Per compiere il salto di qualità è necessario avere più seguito da parte di Yamaha, al fine di non restare sì un buon team, ma lontano dalle posizione che contano.

Qual è stato il più bel ricordo ed il momento più difficile vissuto al Bol d’Or?

Di positivo il podio, chiaramente. Anche la guida in notturna: a me piace girare il più possibile e, per svariate ragioni, in questa circostanza ho avuto l’occasione. L’aspetto negativo è un po’ l’atteggiamento del team manager, Pierre Chapuis, cambiato quest’anno per la presenza di Randy de Puniet. Come risaputo, l’Endurance è un campionato tipicamente francese, pertanto i loro piloti hanno un certo risalto e seguito. Rispetto a quando correvamo nella Stock, si avverte un atteggiamento diverso. Ad esempio, nelle qualifiche io e Mulhauser abbiamo avuto soltanto in un’occasione la disponibilità di gomma nuova, oltretutto non da qualifica, a disposizione esclusivamente di De Puniet. Discorso analogo nelle prove in notturna dove lui voleva girare sempre con un treno nuovo… In tutta sincerità, questo ci ha un po’ stancato, parlo al plurale perché anche Mulhauser non è contento e condivide la mia stessa presa di posizione al riguardo.

Ne abbiamo già parlato e questo è stato il momento negativo vissuto al Bol d’Or, ma in precedenza anche alla 24 ore di Le Mans. Per fare un altro esempio, quest’anno abbiamo dei signori freni forniti da Brembo e, in quanto nuovi, li abbiamo dovuti rodare nelle prove. Un lavoro che abbiamo fatto soltanto io e Mulhauser. Nella Stock noi tre piloti dell’equipaggio eravamo tutti trattati alla pari, con la medesima attenzione, mentre adesso non è più così. Nella fase notturna della 24 ore ci siamo suddivisi i turni di guida soltanto io e Robin in quanto De Puniet non voleva proprio girare… Sono un pilota a cui piace girare il più possibile, ma questi sono atteggiamenti che ci hanno un po’ rattristato. Per quanto mi riguarda, non demotivato, in quanto la motivazione la trovo sempre, ma il ripetersi di determinate situazioni mi hanno spinto a prendere la decisione di non correre a Most.

Davvero?

Sì, l’ho già comunicato alla squadra. Mi dispiace, perché ho sempre cercato di attivarmi per il bene del progetto. Quest’anno è arrivato il supporto di SC Project che ci ha fornito scarichi con sviluppo più ricambi, frutto di una mia intermediazione visto che sono mie conoscenze. Anche Ariete per le manopole ha supportato la nostra causa, così come Race Seats che ci ha fornito selle nuove con logo dedicato. Ho fatto il possibile e, considerato questo cambio di atteggiamento, non voglio più ritrovarmi nel mezzo di alcune situazioni spiacevoli. Da pilota mi sono difeso bene in queste gare, al Bol d’Or ho corso nei turni di guida più complicati quando ha iniziato a piovere nel corso della notte. Peccato, adesso cercherò di trovare un’altra situazione per l’anno prossimo.

Decisione definitiva?

A Most sicuramente non ci sarò, l’ho comunicato a Pierre Chapuis. Per il 2022, non vedo i presupposti se non dovesse cambiare la situazione e, contestualmente, arrivare una proposta concreta. Mi dispiace perché tutto questo arriva in un momento in cui siamo reduci da un ottimo risultato, ma rispetto al precedente triennio nella Superstock, dove piloti e meccanici ci divertivamo a correre ottenendo traguardi prestigiosi, qualcosa è cambiato. Mi preme sottolineare che sono sempre rimasto molto contento del lavoro tecnico della squadra, di alto livello sin dalla Superstock e, adesso, con il materiale a disposizione lo siamo anche nella EWC. Non sono chiaramente felice di lasciare Moto Ain, ma d’altra parte è un problema legato al team manager ed a questioni organizzative, con programmi stravolti in corso d’opera per seguire altre priorità non discusse in precedenza. Ne riparleremo a fine stagione quando andrò a Bourg-en-Bresse (sede del team, ndr). Per quanto mi riguarda, voglio continuare a correre: a 41 anni mi sento in forma, veloce e sono ancora competitivo per un campionato come l’Endurance. Nei prossimi giorni comincerò a muovermi, magari si presenterà qualche proposta concreta ed interessante.

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