Bol d'Or

Il Bol d’Or non perdona, la Yoshimura SERT Suzuki impera

Yoshimura SERT Motul Suzuki domina il Bol d'Or 2021 con una netta supremazia in una 24 ore dove l'Italia si afferma grande protagonista dell'Endurance.

20 settembre 2021 - 11:24

Dal 2015 il Bol d’Or è tornato nella sua “casa” rappresentata dal Circuit Paul Ricard di Le Castellet, con tutto ciò che ne consegue. Una maratona Endurance estenuante, la 24 ore più probante del calendario FIM EWC per piloti, meccanici e, soprattutto, per le moto stesse. Una tesi riaffermata dall’andamento dell’84esima edizione disputatasi tra sabato 18 e domenica 19 settembre, con percentuale record in termini di ritiri (21 squadre tra le 41 partenti) comprensivi di alcune vittime sul piano prettamente sportivo illustrissime. Di fatto, tutti i team ufficiali, uno escluso. Dominante Yoshimura SERT Motul Suzuki a parte, tutti hanno pagato dazio con la maratona del Paul Ricard.

IL BOL D’OR NON PERDONA

La trafila di eccellenti abbandoni in gara fa rabbrividire, soprattutto ripensando alle premesse della vigilia inerenti questa 24 ore. Dopo un funambolico primo stint con le 4 squadre più attese in piena bagarre stile “gara sprint”, nel vivo della contesa si è registrato un protrarsi continuativo di bandiere bianche sventolate da alcuni top team. Dopo nemmeno 7 ore fuori Kawasaki SRC, in trionfo in 4 delle precedenti 7 edizioni, per un problema al propulsore. Mezz’ora più tardi, causa analoga, lo squadrone ufficiale BMW Motorrad World Endurance, primatista con annesso record dei test pre-evento. Ancor prima del giro di boa della contesa, fuori sempre con motore KO anche F.C.C. TSR Honda (con pregressa doppia-scivolata di Yuki Takahashi) e, soprattutto, YART Yamaha, con il nostro Niccolò Canepa l’unica squadra in grado di spezzare l’egemonia Yoshimura SERT di testa.

IL BANCO DI PROVA DEL MISTRAL

Già, perché YART Yamaha è stata effettivamente l’unica sul piano velocistico ad impensierire la rossa GSX-R 1000 #1, ritrovandosi al comando intorno alla mezzanotte con le prime gocce di pioggia e la concomitante scivolata di Xavier Simeon. L’unico intoppo di una 24 ore dove il sodalizio Yoshimura-SERT ha fatto il vuoto, vincendo con pieno merito e titolo la sfida rappresentata dal banco di prova di Le Castellet. Non soltanto per i 23 secondi di gas aperto per affrontare i 1.800 metri del Mistral, ma per tutto il giro da 180 orari di media. Quattro top team fuori per motore cotto lo testimoniano, con una sola eccezione rappresentata dal team ERC Ducati. La V4 R ha convinto eccome sul piano velocistico e di affidabilità, ritrovandosi con un velocissimo Lorenzo Zanetti (ritmo sull’1’54”) ampiamente in zona-podio. Il tutto fino ad una rovinosa caduta nella notte di Mathieu Gines che ha ha letteralmente disintegrato la Panigale, rimandando eventuali soddisfazioni a Most.

YOSHIMURA SUZUKI DOMINA

Di fatto Yoshimura SERT Suzuki non ha sfruttato disavventure altrui. Con tutti i top team in gara, sarebbero stati comunque loro a far l’andatura. Per il ritmo mostrato, per la riconferma dopo Le Mans di essere una macchina da guerra. Sylvain Guintoli, Gregg Black e Xavier Simeon hanno garantito alla Suzuki la 18esima affermazione (record) dell’evento, con primato sulla distanza, ipoteca sul titolo Mondiale EWC 2021 ed il riconoscimento ufficioso di Master of Endurance dopo il successo alla 24 ore di Le Mans. Non è più la SERT che tutti conosciamo (anche da un punto di vista societario), ma questa squadra è oggettivamente più forte della SERT che conquistava titoli a profusione. Certamente, nei tempi d’oro, non con questo livello di competizione in pista.

ITALIA PROTAGONISTA

Se la Suzuki #1 è la costante delle 24 ore in questa stagione, lo è a tuttotondo nell’Endurance degli ultimi anni l’Italia grande protagonista. Impeccabile come sempre, Roberto Rolfo è stato l’artefice del fenomenale secondo posto assoluto di Moto Ain Yamaha, alla prima stagione nella top class EWC dopo un biennio di successi tra le Superstock. Una squadra privata, ben attrezzata con una R1 #96 per componentistica a tutti gli effetti “Made in Italy”, testimonia di poter dire la propria anche in un contesto dove i team ufficiali dovrebbero farla da padrone. Una valutazione ulteriormente riaffermata dall’eccellenza del No Limits Motor Team, “nazionale italiana” della specialità che ha proseguito il proprio filotto di podi nella Superstock, il quarto nelle ultime sei 24 ore disputate. Dal Bol d’Or 2018 al 2021, la compagine di Moreno Codeluppi è sempre lì, costantemente nella top-3 di tappa e campionato, con la giallo-nera GSX-R 1000 #44 affidata a Luca Scassa, Kevin Calia ed Alexis Masbou in evidenza. Quinto posto assoluto, terzo di categoria, vittoria del Dunlop Independent Trophy e secondo posto nella Coppa del Mondo Stock con ancora la 8 ore di Most da disputarsi. Insomma: l’Endurance lo sappiamo fare bene (molto bene) anche noi…

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