LinTo 500 GP: il coraggio di sfidare i giganti del Mondiale 500

Storie di Moto
mercoledì, 14 maggio 2025 alle 20:00
gyula marzovsky linto
Ci sono le stelle e ci sono le meteore. Talvolta sono luminosissime, la loro luce è magica, resta nella memoria e nel cuore. Pochi forse hanno sentito parlare della LinTo 500 GP ma la sua storia è un concentrato di emozioni. A fine anni sessanta Lino Tonti, geniale progettista che aveva già lavorato per le principali case motociclistiche dell'epoca, pensò di realizzare una moto in grado di sfidare i costruttori più blasonati presenti nel Motomondiale.

Da una piccola officina al Motomondiale

Tutto cominciò nel 1967, in un’officina a Varese. Non c’erano fondi, non c’era una fabbrica, ma c’era l’idea: costruire una moto da Gran Premio per la classe regina. Il motore nasceva da basi note, quelle dell’Aermacchi Ala d’Oro 250. Tutto il resto però era frutto d'ingegno e artigianato puro. Un nuovo basamento, un cambio a sei marce, una trasmissione fragile ed un telaio disegnato dal maestro milanese Stelio Belletti.
La LinTo 500 GP fu una moto visionaria, forse troppo. Fragile, sì, ma anche veloce, nervosa, affamata di vittorie. Al suo debutto nel Motomondiale, con i suoi 65 CV a 12.000 giri/minuto, metteva paura. Le vibrazioni erano tali da crepare i carter, ma quando non si rompeva, andava fortissimo.
Nel 1968 fu affidata ad Alberto Pagani, figlio di Nello, leggenda del motociclismo. Con la LinTo 500 partecipò da protagonista al Motomondiale. Straordinario il secondo nel GP della Germania Est e veramente positivo anche il quarto a Monza. Vincere era impossibile: era l'epoca di Giacomo Agostini che in sella alla MV Agusta spadroneggiava su tutte le piste.

Il coraggio di sfidare Giacomo Agostini ed MV Agusta

Il 1969 fu un anno magico. Due moto ufficiali, verniciate in azzurro metallizzato, vennero affidate a Pagani e a Jack Findlay. Una piccola serie in rosso fu destinata ai piloti privati. A Imola, al Gran Premio delle Nazioni (disertato dalla MV in segno di protesta), Pagani portò la LinTo sul gradino più alto del podio. Fu un vero colpo di scena. Quell’anno Gyula Marsovszky terminò il Mondiale secondo, dietro solo al solito Agostini. La LinTo volava: 257,6 km/h a Mettet, più veloce di Norton e Matchless. A Le Mans vinse Keith Turner, altro talento privato con il manico e il cuore.
Ma i sogni, si sa, si nutrono di passione e benzina. E quando uno dei due finisce, anche l’altro vacilla. Alla fine del 1969, Lino Tonti fu chiamato alla Moto Guzzi, dove firmò il progetto V7 che avrebbe segnato un’epoca. Senza di lui, Premoli non riuscì ad andare avanti. Nel 1970, la LinTo chiuse i battenti. Le moto rimaste, affidate ai privati, sparirono lentamente di scena. Nessun ricambio, nessuna evoluzione, solo silenzio.
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