Honda NR e l’arroganza sublime dell’impossibile: i pistoni ovali

Storie di Moto
giovedì, 08 maggio 2025 alle 15:17
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Una sfida alla razionalità. Ci sono moto che all'apparenza non hanno senso di esistere perché non vincono, non sono performanti, non sono comode, pratiche e neppure particolarmente belle. Eppure il cuore si ferma. La Honda NR è questo: è un monumento al genio e all’ossessione.
Sono i primi anni novanta, un'epoca di grande fermento con la nascita del World Wide Web e quindi con l'avvento di internet. Honda presenta al mondo una follia tecnologica in alluminio, carbonio e arroganza tecnica: la NR750. Sotto quella carena larga come un bisonte ma nello stesso tempo sexy batte un cuore V4 da 750 cc con pistoni ovali. Sì, avete letto bene. Ovali! Non è una trovata di marketing ma è ingegneria borderline tra la genialità e la psicosi.

La storia

Facciamo un passo indietro, fino agli anni settanta. Honda vuole tornare nel mondo delle competizioni dopo un periodo di assenza. Ispirandosi al concetto del plurifrazionamento dell’otto cilindri Moto Guzzi si scontra con il regolamento che vieta motori oltre i 4 cilindri. La soluzione? Geniale quanto folle: pistoni ovali, ottenuti dalla fusione di due pistoni in un unico pezzo. Il risultato è un motore V4 che funziona come un V8, con ogni pistone dotato di due bielle e due candele, e otto valvole per cilindro.
Più valvole significavano più flusso d’aria, la forma ovale permetteva una migliore distribuzione delle forze torcenti sull’albero, meno vibrazioni e più efficienza nella camera di combustione. Sulla carta, era un capolavoro. Già, sulla carta. Nel 1979 debutta la NR500 "0X". È una moto che non assomiglia a niente. Telaio monoscocca in alluminio da 1 mm, carena integrata, ruote da 16”, doppio radiatore laterale, molle della forcella a vista. Il perno del forcellone è sull’asse del pignone per ridurre le variazioni di tensione nella catena. Un laboratorio ambulante, firmato Soichiro Irimajiri, il genio dietro alla mitica RC166 250 a sei cilindri.

Un flop

Al debutto nel GP di Gran Bretagna 1979 si ritira al primo giro. Si rompe, fuma, prende fuoco. L’affidabilità è un miraggio, e la moto non conquista neanche un punto in tre anni di gare. Nel 1980 arriva la NR500 “1X”, più “normale”: ruote da 18”, radiatore frontale, telaio a traliccio. Poi la “2X” nel 1981 e la “3X” nel 1983, che però nemmeno partecipano al mondiale. Nel 1982 Honda alza le mani e passa alla due tempi con la NS500.

La Honda NR750, il canto del cigno

Arriviamo così agli anni novanta. Nel 1992 nasce la Honda NR750. Otto valvole per cilindro, due bielle per pistone ed un rumore mai sentito prima. L'obbiettivo non è la prestazione, è l’orgoglio, il gesto artistico. Honda guarda tutti dall'alto e dice: “Noi abbiamo ancora il coraggio di sognare e ci possiamo consentire il lusso di sbagliare.” Perché sì, è sbagliata. He hanno costruiti appena 322 esemplari. Il prezzo è di quasi 100 milioni di lire, la moto è molto pesante, a livello di prestazioni è meno veloce di una CBR900, ma pazienza: Honda ci ha provato, ha osato. La NR è stata spesso definita il "Titanic del motociclismo", un progetto molto interessante ma troppo ambizioso, troppo costoso e troppo in anticipo.

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