Ducati 916: dal debutto al dominio in Superbike, la storia di un mito

Storie di Moto
venerdì, 14 marzo 2025 alle 13:13
ducati 916
Fantasia e razionalità, eleganza ed essenzialità. La Ducati 916 nel 1994 veniva definita "la moto più bella degli ultimi 50 anni" ma ora la si potrebbe ancora definire la migliore degli ultimi 80 anni. Il suo fascino è senza tempo e per tanti aspetti è ancora una moto "moderna". La Ducati 916 ha scritto la storia, per certi aspetti è stata un punto di partenza, la prima pagina di una nuova grande avventura. Chi inizia ad avere qualche capello bianco la ricorda benissimo, era molto più di una moto: era l'oggetto del desiderio di ogni appassionato di moto. Il suo mix di design, prestazioni e successo nelle competizioni l'ha resa una leggenda nel mondo delle due ruote.

Ducati 916: le origini

La Ducati 916 è stata progettata da Massimo Tamburini, uno dei più grandi designer di motociclette della storia. Il progetto nacque presso il Centro Ricerche Cagiva a San Marino, di cui Tamburini era direttore. Cagiva in quel periodo era stata acquisita da Ducati ed è per questo che al CRC. In quegli anni al CRC nacquero moto straordinarie. L'obiettivo era creare una Superbike che combinasse potenza, aerodinamica e maneggevolezza in un design mozzafiato. La moto venne sviluppata come erede della Ducati 888, con l'intenzione di dominare il Campionato Mondiale Superbike e il mercato delle supersportive stradali. La 916 venne presentata al Salone di Milano nell'ottobre del 1993 è riscosse subito un immediato successo.

Le caratteristiche tecniche

Il cuore pulsante della Ducati 916 era un’evoluzione raffinata del leggendario bicilindrico Desmoquattro, raffreddato a liquido e perfezionato per offrire prestazioni ancora più elevate. La cilindrata cresceva fino a 916 cc, con l’adozione di bielle Pankl e una distribuzione rigorosamente desmodromica, affidata a una trasmissione a cinghia dentata con quattro valvole per cilindro. La frizione a secco, con 15 dischi, contribuiva a garantire quel feeling racing che rendeva ogni cambiata un’esperienza pura e diretta.
L’alimentazione era curata nei minimi dettagli: un singolo iniettore per cilindro, valvole di aspirazione da 33 mm e di scarico da 29 mm permettevano alla 916 Strada di sprigionare 114 CV a 9000 giri/min. Numeri che si traducevano in un’accelerazione mozzafiato: 400 metri coperti in soli 10,7 secondi, nonostante una massa di 198 kg. Il vero capolavoro di questa Ducati però non era solo la potenza: era il mix perfetto tra rigidità del telaio e sospensioni di altissimo livello. Ciò garantiva una stabilità impeccabile, soprattutto nelle curve veloci, dove la 916 trovava la sua dimensione più autentica.
Per chi cercava ancora di più, la Ducati 916 Sport Production rappresentava l’apice della sportività. Derivata direttamente dalla versione che dominava il Mondiale Superbike, si distingueva per un motore più potente e componenti esclusive come il doppio iniettore per cilindro, bielle in titanio e terminali di scarico in fibra di carbonio. Aveva anche dei dettagli estetici che la rendevano ancora più affascinante, come le finiture curate e il caratteristico codino bianco. Era un autentico gioiello nato per la pista, pronto a trasformare ogni curva in un capolavoro di precisione e adrenalina.

I successi nel Mondiale Superbike

L’esordio della Ducati 916 nel Mondiale Superbike nel 1994 fu subito un successo. Per competere alla pari con le quattro cilindri giapponesi da 750 cc, la cilindrata venne portata a 955 cc, garantendole una potenza adeguata sin da subito. Carl Fogarty vinse già alla prima gara, a Donington. Quell'anno collezionò 10 vittorie e 4 secondi posti conquistando così il suo primo titolo mondiale Superbike. L'anno dopo andò ancora meglio. Risolti alcuni problemi di affidabilità, Fogarty e la 916 facevano impazzire pubblico e rivali. I numeri sono eloquenti: 13 vittorie, 6 secondi posti ed il titolo mondiale con quasi 500 punti. Fogarty aveva fatto una tale indigestione di successi che lasciò per andare a caccia di nuove sfide.
La Ducati 996 vinse comunque il suo terzo titolo mondiale consecutivo con Troy Corser che poteva contare su una moto ancor più potente dato che la cilindrata era stata portata a 996 cc. Il 1997 segnò però il momento più difficile. Nonostante un motore rinnovato e più affidabile, la moto soffriva di problemi di erogazione e guidabilità, compromettendo la stagione e costringendo Ducati a cedere il titolo costruttori. Ma l’anima della 916 era quella di un predatore, pronto a tornare all’attacco. E così, nel 1998, con tutti i problemi risolti, Carl Fogarty riportò la Ducati sul gradino più alto del podio, conquistando il suo terzo titolo mondiale. Il 1999 fu la conferma definitiva: in sella alla nuova Ducati 996, Fogarty si laureò campione per la quarta volta, chiudendo un'epoca gloriosa e consegnando la 916 alla leggenda.

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