A Jerez per i test Superbike è sembrato che il tempo si fosse fermato ad un anno fa. I piloti per pronostico si giocheranno il Mondiale sono esattamente gli stessi di prima, cioè Nicolò Bulega e Toprak Razgatlioglu, con le identiche moto, solite facce nel box e perfino identiche livree. Non è cambiata neanche la (ristretta) rosa di chi, round dopo round, cercherà di ritagliarsi qualche scampolo di gloria: Andrea Iannone e Danilo Petrucci su tutti. Anche per loro, tutto come prima: Ducati satellite gestite dalle strutture '24. Yamaha e Honda sono altrettante copie carbone. Ci sarebbe la novità del sesto costruttore, cioè la Bimota, glorioso marchio riminese che nel 1988-89 andò vicinissima al Mondiale. Per chi c'era allora rivederle in pista con la stessa livrea biancheggiante sarà un colpo al cuore. Intanto con i colori di una volta c'è già l'hospitality: bellissima.
Stessa spiaggia, stesso Mondiale
Ma, aldilà dei contenuti tecnici e romantici, anche su questo versante dobbiamo parlare di mezza novità, perchè piloti, gestione tecnica e motore sono gli stessi della Kawasaki '24. Per lo stesso motivo sfuma anche l'elezione a team factory 100% del team Puccetti, che è in verde ormai da tantissimo tempo. La Superbike riparte esattamente da dove si era fermata, senza fornire al pubblico motivi da scoprire. Il copione è così scritto che perfino il calendario dei test invernali è identico: dopo
Jerez seguiranno Portimao e l'ultima occasione a Phillip Island, come al solito nella stessa settimana di gara. Ovviamente si riparte dall'Australia, con pit stop obbligatorio per le due gare lunghe già annunciato. Tutto così preciso identico ad un anno fa, neanche a farlo apposta...
Superbike per la sua strada
Anche il calendario è plafonato. Solo dodici dodici appuntamenti, undici in Europa: puntate in Italia a Cremona, che non sarà più una novità, e Misano. La domanda sorge spontanea: questa calma piatta che ripercussioni avrà sull'interesse del Mondiale? Il 2025 per il Motosport è un anno di grandi rivoluzioni tematiche. In Formula 1 hanno messo il quarantenne Lewis Hamilton sulla Ferrari, un binomio che già al primo piovoso provino a Fiorano, con l'auto '23, ha fatto schizzare in alto l'audience. Si capisce perchè: i ferraristi hanno sempre visto Lewis come l'avversario immarcabile, prima in McLaren e poi soprattutto in Mercedes. Ora è nel box più amato per uno di quei matrimoni un pò folli di cui lo sport si nutre. In MotoGP è quasi uguale: Marc Marquez dopo l'epopea Honda l'anno di purgatorio con la Ducati privata, diventa pilota ufficiale della Rossa, lo stesso pollaio di Pecco Bagnaia. C'è poi la bella storia, mediaticamente parlando, di Jorge Martin finito fuori dai giochi Ducati che farà carte false per portare l'Aprilia dove conta davvero. Fra Marquez vs Bagnaia e il possibile derby italiano ce ne sarà di che parlare.
E invece la Superbike ci ripresenta lo stesso identico menù di un anno fa. I motivi? Un pò è la contingenza, perchè disponendo di due grandi talenti, Ducati e BMW non avevano la minima necessità di affiancare a Bulega e Toprak piloti ingombranti, e per altro dove trovarli? Ma è anche uno dei frutti avvelenati del monopolio Dorna-Liberty, gestore comune di MotoGP e Superbike che fino al 2012 (compreso) sono stati campionati in acerrima concorrenza. L'abbiamo detto mille volte: agli ispano-americani va benissimo che ci sia una serie A e una serie B, per ovvi motivi economici. Se la Superbike facesse numeri simili, com'è stato anche in Paesi d'elite in una certa epoca, Dorna come farebbe a vendere a SKY Italia i diritti MotoGP 18 milioni € (contro zero) e i GP a quattro-cinque milioni € l'uno, contro (anche qui) pressochè niente? Ristabilire le gerarchie è esattamente il motivo per cui Dorna acquistò la Superbike da Flammini/Infront.
Che si sarebbero inventati i Flammini?
Ovviamente non si può sapere, perchè sono cambiati i tempi, i piloti, le moto, il pubblico. Tutto. Ma, avendo avuto il grande privilegio e divertimento di aver vissuto quell'epopea in prima fila, lasciatemi immaginare che qualcosa avrebbero sicuramente escogitato. Il ritorno di un vecchio campione GP ancora amato, oppure la scoperta di qualche Paese fuori dai radar delle moto. E magari qualche succulenta, discussa e comprensibile novità regolamentare, come fu l'imposizione del monogomma nel 2004, vincendo l'ostruzionismo e la contrarierà del 95% dell'ambiente. La fantasia non mancava mai, e quasi sempre erano follie che facevano centro nel cuore della gente, aumentando il bacino della passione. Quest'anno partiremo con l'impressione del già visto. Anche se siamo sicuri che quando i motori si accenderanno, ritroveremo il solito fuoco che fa ribollire la nostra passione.