Ducati tritatutto, gli avversari scomparsi e la MotoGP da cambiare

Paolo Gozzi Blog
domenica, 18 agosto 2024 alle 19:30
podio
Le statistiche MotoGP sono una marcia trionfale Ducati e un bollettino di guerra per gli avversari. Da otto GP l'intero podio è territorio della Rossa bolognese, non era mai successo nella storia. In otto GP sugli undici disputati, la stessa Marca ha fatto il pieno di punti (cioè 37) aggiudicandosi sia la Sprint Race (12 punti) che il GP (25 punti). La lotta per il titolo è sempre più un affare di famiglia fra Pecco Bagnaia, Jorge Martin ed Enea Bastianini. Ma sarebbe più esatto dire una questione fra piloti ufficiali, perchè non c'è da rilevare soltanto la supremazia tecnica Desmosedici, ma è notevole anche la differenza fra il missile GP24, esclusiva dei tre citati più Franco Morbidelli, e chi arranca con la GP23. Il migliore degli indipendenti è Marc Marquez, che dopo l'Austria si trova a -83 punti dalla vetta. Quindi ha più di due GP di distacco: a nove tappe dalla fine, con tre piloti davanti e un delta di prestazione così marcato fra vecchia e nuova Ducati, è virtualmente impossibile che possa rientrare in gioco.

Colpiti e affondati

Il primo pilota "non Ducati" nella classifica piloti MotoGP è Maverick Vinales, lo spagnolo ormai in uscita da Aprilia, in ritardo di 136 punti da Bagnaia. Un abisso. La classifica del Mondiale Costruttori dà una fotografia ancora più impietosa: l'altra marca italiana ha quasi la metà dei punti Ducati (389 contro 208) mentre KTM ne ha 194, a dispetto di uno schieramento imponente: due team, quattro piloti ufficiali e l'appoggio dello sponsor più munifico, lo stesso che appoggia la scuderia che da tre anni detta legge in F1. Yamaha e Honda, due ex grandi potenze del Motomondiale, sono praticamente scomparse dai radar. Yamaha ha incamerato solo 52 punti, nessuno nel GP d'Austria. Honda peggio che andar di notte: solo 28 punti all'attivo (2 in quest'ultimo GP). Fabio Quartararo, campione '21, dovrebbe essere una delle stelle MotoGP invece da due anni praticamente fa il tester. E' solo 14° in classifica, con solo 49 punti all'attivo.

Un dominio controproducente?

Il motorsport si nutre di sfide, di confronti diretti, di rivalità fra piloti e Marchi differenti. Un dominio di questo genere è una ferita, perchè toglie pathos e spegne l'interesse. Ci avete fatto caso? Fra un GP e l'altro fioccano interviste, commenti e buoni propositi di piloti e aziende all'inseguimento. Poi arriva il week end del GP e spariscono tutti, si parla solo di Ducati e degli unici piloti che possono vincere: Bagnaia e Martin. Al momento fa poco testo l'unica vittoria di Enea Bastianini a Silverstone. Fra l'altro c'è pure un altro problema che pesa: dei tre, solo Bagnaia ha rinnovato con Ducati per i prossimi due anni, mentre Martin andrà in Aprilia, la sua squadra (Pramac Racing) in Yamaha e il Bestia in KTM. Siamo sicuri che sarà un confronto pulito fino alla fine, ma è comprensibile che il pubblico sospetti che alla fine vincerà Pecco. E vai a spiegare che, in questo momento, Bagnaia è un pilota formidabile, quasi senza punti deboli e uno dei più grandi di questa epoca. I GP finiscono e pensi già a quello dopo, con l'idea che magari divertirà di più.

Ma dove stiamo andando?

In questa epoca il regolamento tecnico in MotoGP se lo scrivono direttamente le Case. Ma non si può dire che abbiano fatto un bel lavoro, perchè non solo manca l'equilibrio che piacerebbe a chi organizza, a chi investe e agli appassionati che seguono, ma le moto di oggi sono pieni di ali, appendici e regolatori d'assetto. Sono veicoli molto costosi, perchè si investe parecchio in aerodinamica, scienza che nelle moto praticamente sconosciuta fino a pochi anni fa. Inoltre le MotoGP sono difficili da guidare e, visto che colossi come Yamaha e Honda non ne vengono a capo, anche da progettare e sviluppare. Prima le crisi tecniche si potevano risolvere in breve tempo, adesso sbagli un dettaglio e sei fregato per anni. Avere un regolamento che conceda tempi di risposta più veloci a chi va in crisi è una priorità assoluta. Siamo sicuri che il nuovo padrone Liberty Media, lo stesso della F1, imporrà profondi cambiamenti. Le novità in un ambiente conservatore come il motociclismo fanno sempre paura, ma andare avanti così alla lunga potrebbe portare in un vicolo cieco.

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