Coronavirus, Superbike

Superbike in Australia: qui il Coronavirus è sotto controllo, ma…

In Australia la situazione è totalmente sotto controllo: 22 casi, 10 già guariti, solo 6 nello stato del Victoria. Ma Phillip Island, per una settimana, sarà piena di italiani

23 febbraio 2020 - 8:11

Oggi in Australia è stata una domenica bellissima. Sole splendente, spiagge assolate e gremitissime, Melbourne luminosa come mai. L’incubo degli incendi che per mesi hanno devastato regioni 4-500 chilometri lontane da qui, ormai è svanito. Neanche il Coronaviris fa paura più di tanto. In Australia la situazione è sotto controllo: a stamane, il Governo riporta ventidue casi accertati, di cui sei a Melbourne. Dieci persone sono già guarite.  Le restanti 12 sono in condizioni stabili. Qui l’emergenza peggiore è venuta da turisti australiani contagiati a bordo della nave da crociera Princess Diamond, già rimpatriati e al momento in quarantena su un’isola al largo di Darwin, nell’estremo nord del Paese, cioè a 5-6 mila da Phillip Island. Le autorità hanno vietato dal 1 febbraio scorso l’ingresso a cittadini cinesi non residenti.

CONTROLLI ZERO

Due settimane fa, opportunamente, Dorna ha diffuso una sorta di decalogo scritto da Monica Lazzarotti, direttore medico del Mondiale Superbike. Forniva, soprattutto, indicazioni e cautele da osservare durante  il viaggio. Che, in realtà, si è svolto nella più assoluta normalità. Zero controlli negli aeroporti, nè a Roma tantomeno a Doha, dove ha fatto  scalo una parte consistente del personale tecnico diretto in Australia. In Qatar, in questi giorni, ci sono i test MotoGP, e  fra due settimane è atteso il  secondo round della Superbike. Nessuna formalità neanche a Melbourne, dove i controlli di norma sono più attenti che da altre parti, visto che in Australia è da sempre vietatissimo importare carni, piante, semi  e molto altro dall’estero, per proteggere fauna e flora autoctoni. L’addetto all’immigrazione si è limitato a chiedere: “E’ stato in Cina nelle ultime due settimane?“.

IL PROBLEMA SONO GLI ITALIANI?

Quindi tutto tranquillo? No, affatto. Perchè il paddock di Phillip Island, da lunedi 24 febbraio alla domenica successiva, rischia di essere il fazzoletto d’Australia a più alto rischio. Ad adesso in Italia si registrano settantasei casi, e già due decessi, con i principali  focolai  in Lombardia e Veneto, da dove proviene un buon 50% del personale italiano al seguito della Superbike. Fino a poco tempo fa eravamo convinti che bastasse girare al largo dalla Cina, o dai cinesi. Qui, oggi, invece monta la spiacevole sensazione che il problema potremmo essere noi. Ad adesso non è noto se l’organizzatore prenderà misure particolari per mettere in totale sicurezza l’evento. Buona fortuna vecchia,  cara Superbike.

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