Valentino Rossi pilota Yamaha

MotoGP, Valentino Rossi: “In Yamaha qualcuno non mi voleva”

Valentino Rossi, alla vigilia del suo 400° Gran Premio in Australia, ripercorre le tappe della sua carriera e svela un retroscena sul ritorno in Yamaha.

26 ottobre 2019 - 8:21

Valentino Rossi domani correrà la sua 400esima gara e neppure il vento di Phillip Island potrà fermare questo traguardo. 89 vittorie in MotoGP, 115 nel Motomondiale, una lunga carriera difficile da eguagliare sia per numero di titoli iridati che di stagioni.

Scavando nei ricordi il Dottore non ha dubbi nell’elencare le vittorie più belle nel suo leggendario cammino: “Davanti a tutte c’è la prima vittoria con la Yamaha, Sud Africa 2004 – ha ammesso a La Gazzetta dello Sport -. Quello di Welkom è stato un momento importantissimo della mia carriera, il giorno dove il “mito”… di Valentino Rossi è esploso. Ho lasciato la Honda che allora era la moto superiore a tutte, molto più di adesso, tanto che dicevano che se non avevi la Honda non potevi vincere, e sono andato alla Yamaha che in quel periodo era veramente in difficoltà. A ripensarci adesso, sono stato veramente matto, uno scemo. Non è stata una cosa molto intelligente“.

Ragionando con il senno di poi avrebbe ripetuto la follia del passaggio da Honda a Yamaha. Anche se restando con il vecchio costruttore avrebbe vinto molto di più: “Magari avrei anche battuto Agostini. In Yamaha magari ne ho anche vinte di meno, però sono state le più belle. Quindi ho fatto bene. In quel periodo ero, non dico matto, ma molto coraggioso“. Dopo un vuoto iridato nel 2006 e 2007, quando tutti lo davano ormai per bollito, nel 2008-2009 arrivano altrui due momenti storici per Valentino Rossi. Laguna Seca 2008 il GP di Catalunya 2009, due momenti decisivi nella sfida contro Casey Stoner e Jorge Lorenzo.

Adesso Valentino Rossi corre la sua ultima fase, al di là dell’eventuale rinnovo di contratto. Dopo il biennio in Ducati, il più difficile della sua storia, poi “in ginocchio, sono riuscito a farmi riprendere dalla Yamaha, dove non mi volevano dopo una divisione diciamo un po’ brusca. All’inizio era un “no, non te la do, finito”. E, sinceramente, se non mi avessero ridato la Yamaha avrei smesso di correre”. A rendere possibile il ritorno Lin Jarvis, recatosi a Tavullia per discutere i nuovi termini di contratto. “Tra i giapponesi c’era chi, come Nakajima, che diceva no, ma altri spingevano per un ritorno. Alla fine ce l’abbiamo fatta“.

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