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Fausto Gresini: “Non dimentichiamo né i medici né le vittime”

Fausto Gresini riflette sulla difficile situazione attuale e sul 'dopo virus'. E sul GP in Qatar, visto da casa: "Ero più nervoso di quando sono in circuito!"

24 marzo 2020 - 15:36

Per il GP in Qatar Fausto Gresini ha dovuto guardare i suoi piloti Moto3 e Moto2 da casa. Una situazione strana per un uomo che da oltre trent’anni è parte del paddock del Mondiale MotoGP, prima come pilota (11 anni) e poi come direttore sportivo (23 anni). Un impegno che attualmente tocca tutte e tre le categorie. L’emergenza sanitaria però non gli ha permesso di partecipare in prima persona, anzi attualmente ha bloccato qualsiasi tipo di competizione. Una scelta chiaramente condivisa: “Bisogna avere la certezza che sia tutto sotto controllo prima di ricominciare.”

Ora serve pazienza, bisogna attendere che la situazione migliori, ma è convinzione che non si ripartirà molto presto. “Purtroppo credo sia inevitabile rimandare almeno fino a giugno” ha dichiarato Fausto Gresini a TMW Radio. “Stiamo affrontando una pandemia globale, esplosa da poco. Noi giriamo tutto il mondo, quindi prima serve mettere in sicurezza tutti i paesi. Mi auguro che si inizi il più presto possibile, ma non la vedo così facile.” Un commento poi sul discorso ‘porte chiuse’. “Può valere forse per il pubblico, ma il paddock? Siamo l’equivalente di un paesetto di almeno 3500 abitanti, tutti a stretto contatto.”

Una persona come lui, abituata a girare il mondo da decenni, chiuso in casa. “Impazzisco!” ha scherzato Gresini. “Per fortuna ho un giardino abbastanza grande: ogni giorno esco e faccio qualcosa. Questo però è anche il momento delle grandi riflessioni: quando ne usciremo, saremo tutti un po’ diversi.” Un pensiero anche al personale medico ed a chi purtroppo ci ha rimesso la vita. “Medici e infermieri stanno svolgendo davvero un gran lavoro. Non dobbiamo dimenticarci di loro, né di tutte le vittime e delle loro famiglie.” Ed alla gente che esce nonostante i divieti: “Bisogna rispettare le regole imposte. È un segno di intelligenza e rispetto per gli altri: solo così il paese può ripartire prima.”

Com’è stato guardare i suoi ragazzi Moto2 e Moto3 da casa? “Ero molto più nervoso rispetto a quando sono in circuito!” ha ammesso. “Avrei voluto chiamarli, comunicare con loro… L’ho vissuta male.” La ripartenza, il ‘dopo virus’, non sarà sicuramente semplice. “Carmelo Ezpeleta è molto sensibile alla salute dei team. Ha sempre cercato di fare di tutto per dare una mano: ricordo nello specifico la grande crisi del 2008. Siamo anche le sue risorse, altrimenti sarebbe difficile fare le gare. La prima preoccupazione è sostenere le squadre e tutte le persone che ci lavorano. Stiamo parlando molto anche tra team manager: servirà una riorganizzazione, affronteremo sicuramente un grande problema economico.”

Un fatto che chiaramente coinvolge anche i piloti. “I più giovani di sicuro diventeranno più forti: per loro è un’esperienza unica, anche se negativa. Noi però cercheremo di permettere loro di continuare a vivere i loro sogni.” Come si allenano i ragazzi? “Come se si trattasse della pausa invernale, anche se con mezzi limitati. Certo, alcuni hanno qualche possibilità in più, come ad esempio una palestra in casa, ma ci si adatta.” Come detto, adesso è il momento dell’attesa. “Ci tocca questa ‘parentesi’, ma ci rialzeremo più forti di prima.”

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