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MotoE, Roberto Pellegrini (Brembo): “L’elettrico si evolve a grande velocità”

Parte del progetto MotoE è Brembo, che si occupa dell'impianto frenante. Ecco cosa ci ha raccontato Roberto Pellegrini, Responsabile Commerciale dell'azienda.

15 novembre 2019 - 7:47

La Coppa del Mondo MotoE è sicuramente la grande novità del 2019 per quanto riguarda la competizione su due ruote. Parte integrante del progetto elettrico è Brembo, che ha accolto subito questa sfida. Parliamo di un processo che diventa un’interessante piattaforma di sviluppo anche per la mobilità stradale. Troviamo un impianto frenante realizzato ad hoc, composto da dischi in acciaio, pinze monoblocco, pompa radiale (senza pompa frizione) e pastiglie. Tutto frutto dell’esperienza maturata tra Superbike e MotoGP. Ma come sta andando questa prima stagione? Ne abbiamo parlato con Roberto Pellegrini, Responsabile Commerciale di Brembo per il mercato Moto Racing.

Qual è la maggiore differenza riscontrata tra le moto ‘classiche’ e quelle elettriche? 

La principale differenza è la propulsione e di conseguenza come questa agisce sull’impianto frenante. Consideriamo anche il peso, dovuto alle batterie. Parliamo di circa 100 chili in più rispetto ad una MotoGP, a cui aggiungere anche il pilota. Dal punto di vista della prestazione dell’impianto frenante è un parametro che influenza parecchio. Dobbiamo considerare come l’energia si crea in frenata, come dev’essere dissipata, e come mantenere le prestazioni a livelli eccellenti nell’arco di una gara. Un impianto studiato ad hoc per questa moto. Per regolamento vengono utilizzati dischi con materiale in acciaio (non si può utilizzare il carbonio). Un test ancora più interessante sia per Energica che per Brembo, con limiti da analizzare e portare al massimo della prestazione. Abbiamo alle spalle un anno di sviluppo importante.

Come vi siete avvicinati al progetto elettrico?

A Brembo piacciono le sfide. Se poi ci sono difficoltà dal punto di vista tecnico, la motivazione aumenta. Ci piaceva l’idea di abbracciare questa nuova tecnologia, di essere partecipi di un nuovo e innovativo processo di sviluppo. Anche i nostri ingegneri sono stati subito entusiasti e in Energica abbiamo trovato un costruttore partito subito dall’elettrico, senza ‘mutazioni’. Si è formato subito un tavolo di lavoro interessante per portare avanti lo sviluppo dei nostri impianti frenanti e dei nostri cerchi Marchesini. 

Una volta giunti ai primi test ufficiali, quali sono state le impressioni?

I primi test sono stati condotti nel 2018, con specifiche di dischi freno provate dai collaudatori Loris Capirossi e Alessandro Branetti. Non è stato facile, ma è sempre così quando si parte con una nuova tecnologia. Dovevamo capire il funzionamento della moto: non avendo cambio, né frizione, né tanti altri paramenti, anche l’impianto frenante è stato sollecitato molto. L’abbiamo dovute trasformare, arrivando in Austria ad agosto con specifiche più mirate. Nel corso del test di novembre a Jerez abbiamo ottimizzato il tutto. Lì abbiamo confermato l’impianto frenante presente attualmente sulle Energica Ego Corsa. 

Ci sono state piste che vi hanno messo più in difficoltà?

Le caratteristiche della distribuzione dei pesi sul mezzo ci hanno permesso una buona ottimizzazione. Si tende poi a dimensionare l’impianto per quello che è l’utilizzo sulla pista più impegnativa per i freni. Avevamo come riferimento Spielberg, in Austria, e lì abbiamo sollecitato al massimo l’impianto frenante, sia in termini termici che prestazionali. Una volta passato l’iter di sviluppo, con i collaudi fatti in pista, ci siamo trovati davanti solo ad un processo di gestione durante il campionato. Non abbiamo avuto particolari difficoltà perché “ci siamo preparati bene” come progettazione e produzione. 

Si può tracciare quindi un bilancio più che positivo di questa stagione 2019.

Facciamo tutti gli scongiuri per Valencia [risata]. Mi piace comunque vedere delle gare in cui i piloti duellano, si sorpassano in frenata, combattendo con l’agonismo tipico dei professionisti. Riuscire a vedere una tecnologia dei freni Brembo, dei cerchi Marchesini applicata ad una mobilità elettrica da competizione ci rende particolarmente orgogliosi. 

Una nuova tecnologia non sempre apprezzata, che anzi ha diviso i tifosi.

Dal nostro punto di vista vediamo più l’aspetto ingegneristico, progettuale, con l’obiettivo di fornire sicurezza, qualità, per una mobilità da competizione. Vero che le moto non fanno rumore, ma ho il privilegio di parlare con piloti e addetti ai lavori che magari inizialmente erano un po’ scettici. Adesso invece i piloti sono elettrizzati, soprattutto le nuove generazioni guardano con interesse a questa novità. C’è tanta voglia di andare avanti e abbiamo appena cominciato su questa strada. Bisogna dare il tempo anche a chi guarda le gare di metabolizzare questo processo di innovazione che esiste e sarà sempre più parte di questo sport. 

Quali sono le aspettative per il 2020? 

Il mondo dell’elettrico continua ad evolversi a grande velocità, forse anche di più rispetto alla mobilità con motori endotermici. Noi collaboriamo regolarmente con Energica per anticipare il processo di evoluzione che vedremo nelle stagioni successive. Ci piace essere parte di questo progetto, l’azienda ci crede molto. Andiamo avanti senza fermarci, come facciamo da più di 40 anni nel motorsport. 

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