Il GP d'Austria si corre in casa della Red Bull, uno degli sponsor di maggior peso dell'intero Motorsport. Mentre Marquez e i suoi avversari se la vedono in pista, nel paddock si parla tanto di marketing e di futuro. L'acquisizione della
MotoGP da parte di
Liberty Media porta con sé enormi aspettative. Sulla scia dell’ottimo lavoro di rilancio svolto dall’azienda statunitense con la Formula 1, resa in poco tempo (di nuovo) uno spettacolo di massa, ci si attende che lo stesso approccio venga adottato nei confronti delle due ruote. L’obiettivo dell’aumento del successo commerciale e, di conseguenza, dei ricavi è chiaro. I mezzi per riuscirci altrettanto: rivoluzione del marketing e della comunicazione; nuovi contenuti digitali e miglioramento dell’esperienza dei fan con eventi e spettacoli collaterali; espansione in nuovi mercati, ad esempio quello americano, dove la MotoGP è presente ma non ancora con il seguito sperato.
In questo nuovo scenario, il mega sponsor globale può giocare un ruolo decisivo.
Molto più di un semplice sponsor
Red Bull non è solo il main sponsor del team ufficiale KTM e di diversi piloti MotoGP, è un attore poliedrico. Il suo coinvolgimento nel motorsport è un ecosistema completo che abbraccia, oltre alla promozione, anche produzione e comunicazione. Il Red Bull Ring, circuito automobilistico e motociclistico situato a Spielberg bei Knittelfeld, in Stiria (Austria), è – manco a dirlo – di proprietà dell’azienda austriaca. Un circuito all’avanguardia, spettacolare, in linea con la mission dell’azienda, di cui incarna concretamente i valori. Lontano dai più storici circuiti (da Brno al Mugello, passando per il Sachsenring e Misano), rimasti ancorati ad un concetto di MotoGP fatta solo della cruda adrenalina instillata dalla corsa, il Red Bull Ring offre il comfort di infrastrutture moderne e spazi pensati per offrire ai fan un’esperienza totale. La Welcome Hall è un vero e proprio museo delle monoposto che hanno dominato la Formula 1 moderna. La Walk of Legends permette di fare due passi nella storia, tra poster e gigantografie suggestive. Un’esperienza accostabile solo a quella che si vive a Silverstone, struttura rinnovata – guarda caso – per incontrare gli standard imposti dalla Formula 1.
Red Bull ospita le gare, le promuove, le corre. In aggiunta, le racconta.
Speedweek, media specializzato nel
motorsport, è anch’esso di proprietà di Red Bull. Uno strumento di comunicazione che può ulteriormente veicolare la narrazione del campionato.
Red Bull, un ponte per Liberty Media
La struttura del colosso delle bevande energetiche lo pone in una posizione privilegiata per
creare sinergie con Liberty Media, potendo contare su di una
formula di successo già provata.
Se l’idea è quella di replicare il modello vincente della Formula 1, non si può prescindere dal legame con Red Bull. La stretta collaborazione tra la Red Bull
Racing F1, il team di Formula 1 di proprietà dell’azienda austriaca, e KTM ha già prodotto risultati, quali l'interscambio di conoscenze tecniche, in particolare nel settore aerodinamico. Liberty Media vuole costruire un ponte tra i due mondi del motorsport che Red Bull ha già tirato su e percorso.
Un’eventuale partnership tra Red Bull e Liberty Media, inoltre, potrebbe portare sinergia profittevoli anche per l’auspicata rivoluzione comunicativa. Con strategie di marketing “aggressive” e un'immagine giovane e dinamica, Red Bull ha già raggiunto l’obiettivo che Liberty Media sta perseguendo: conquistare una nuova fetta significativa di pubblico, specialmente tra le nuove generazioni. Un esempio da seguire, magari con scambi di know-how.
Opportunità reciproca
I vantaggi non sarebbero a senso unico: l'arrivo di Liberty Media potrebbe stimolare il produttore di energy drink a espandere ulteriormente la sua presenza in MotoGP. L'idea di un team ufficiale Red Bull in MotoGP, sulla falsariga di quanto già fatto in Formula 1, non è nuova. Un'operazione del genere richiederebbe coraggio, oltre che investimenti ingenti, ma l'azienda ha dimostrato di non essere spaventata da sfide ambiziose e, aspetto non secondario, di avere le risorse per sostenerle.