Avrebbe voluto essere lui a riportare il titolo piloti MotoGP alla Ducati, però
Andrea Dovizioso può comunque essere fiero del lavoro fatto nei suoi otto anni in rosso. È partito con una Desmosedici che non era assolutamente competitiva e nel corso degli anni si è arrivati a un livello molto alto, ponendo delle basi per i successi che sono arrivati in seguito. Per tre anni è stato vice-campione del mondo, venendo battuto solamente da un fenomeno come Marc Marquez. Quando lo spagnolo si è infortunato, nel 2020, sembrava essere arrivato il suo momento e non è stato così: la
nuova gomma posteriore Michelin lo mise in grossa difficoltà, non riuscì ad adattarsi bene e ciò non gli consentì di guidare come prima.
MotoGP, Dovizioso e l'arrivo in Ducati
L'esperienza del forlivese con la casa di Borgo Panigale è iniziata nel 2013, anno nel quale ambiva a correre per un'altra squadra: "Nel 2012 ero concentrato nel cercare di entrare nel team ufficiale Yamaha - ha raccontato nel documentario 'La vida en rojo' su DAZN - ma Valentino Rossi ha deciso di tornare lì. Non c'era posto per me e si è aperta la porta di Ducati".
Dovizioso aveva fatto bene nel team satellite Tech3 e puntava ad affiancare Jorge Lorenzo in quello factory Yamaha. Ciò non avvenne e si ritrovò a sostituire Valentino Rossi, colui che gli aveva fregato il posto, nel box rosso: "Quando sono arrivato - ha spiegato - c'era molta confusione. Gli ingegneri e le persone all'interno di Ducati erano di qualità sufficiente, ma c'era il caos e mancava una gerarchia ben definita".
La rivoluzione di Gigi Dall'Igna
L'inizio è stato molto difficile per il romagnolo, che si è trovato tra le mani una Desmosedici GP non all'altezza: "La Ducati non era complicata, non funzionava. Prendevamo 40-45 secondi ogni gara, non era competitiva e non c'era un lavoro produttivo. Quando a fine gara sei così indietro e non vedi miglioramenti, diventa tutto molto pesante".
È storia nota che l'ingaggio di Gigi Dall'Igna come direttore generale nell'autunno 2013 abbia poi provocato i cambiamenti necessari per riportare il marchio ad alti livelli in MotoGP. Dovizioso ha spiegato come l'ingegnere veneto sia riuscito a incidere: "La figura del leader era necessaria. Dall'Igna è riuscito a fare subito chiarezza su tutto il lavoro. Sono serviti tanti anni, ma è normale perché stavamo lottando contro le fabbriche giapponesi, che a quel tempo erano molto forti e con piloti molto forti".
Dovizioso contro un Marquez spaziale
Essere campione del mondo MotoGP con Ducati sarebbe stato un bel premio a tutto il lavoro fatto, ma il forlivese non vuole avere rimpianti: "Essere secondi per tre anni consecutivi, dietro a Marquez e Honda, non era il nostro obiettivo. Ma non posso lamentarmi, sono stati anni bellissimi".
Era complicato sconfiggere quel Marquez, con il quale Dovizioso ha dato vita ad alcuni duelli che ancora oggi vengono ricordati. Ne 2017 era anche arrivato a giocarsi il titolo all'ultima gara a Valencia, seppur fosse complicato aggiudicarselo. Il rammarico vero probabilmente è più legato al 2020, però nel complesso può essere contento di quello che ha fatto con la tuta rossa addosso.