Pecco Bagnaia ha acceso un faro sulla sicurezza in Qatar, ma lo ha fatto scegliendo con estrema cura le parole. Il pilota italiano ha chiesto che le condizioni di sicurezza vengano esaminate, rifiutandosi però di entrare nei dettagli.
Bagnaia ha preferito non parlare troppo del Qatar per il timore di «mettersi nei guai». Una formula che pesa quasi più di una dichiarazione esplicita. In simili circostanze il ruolo dei piloti è delicatissimo: la loro opinione non pesa soltanto sugli organizzatori, con tutto quello che c'è in ballo, ma anche sulla posizione che ciascun team assume di fronte ad una determinata questione. Nel caso di Pecco, il profilo è ancora più a rischio perchè è il pilota ufficiale di un grande Costruttore.
Una richiesta senza dettagli
Il punto centrale è la richiesta di un esame delle condizioni di sicurezza.Non sappiamo quali aspetti abbia in mente Bagnaia, né a chi sia rivolto esattamente il suo appello.
È proprio questa reticenza a fare notizia. Quando un pilota sceglie di segnalare un problema e, nello stesso momento, dichiara di non voler aggiungere altro per non avere conseguenze, il messaggio che arriva al paddock è doppio: la questione esiste, ma parlarne apertamente viene percepito come un rischio.
Regna l'incertezza
Bagnaia non ha alzato i toni e non ha puntato il dito contro nessuno in particolare, ma la sua cautela trasforma una frase breve in un caso. Il caso Qatar ha ripreso vigore in contemporanea con le incertezze che regnano in Formula 1, che dovrebbe chiudere il calendario 2026 proprio con due tappe medio orientali, proprio in Qatar e la settimana dopo ad Abu Dhabi. Il problema della MotoGP è più scottante per almeno due ragioni: intanto perchè la data del Qatar è molto ravvicinata, 8 novembre, inoltre perchè questo evento è il terzo della triplice trasferta che toccherà in precedenza Australia e Malesia. Questo implica problemi logistici aggiuntivi, relativi in particolare alla programmazione dei cargo aerei e anche al trasferimento di piloti e personale.
Il precedente Superbike 2020
Nulla ovviamente che non si possa risolvere anche last minute, e c'è già un precedente. Nel 2020 il Mondiale
Superbike aveva programmato la doppia trasferta iniziale in Australia e Qatar. Mentre il paddock era a Phillip Island però esplose l'emergenza internazionale Covid, per cui l'evento in Qatar venne annullato, costringendo l'organizzazione a rivedere tutti i piani all'ultimo istante. In quella circostanza però le due tappe erano distanziate di due settimane, quindi ci fu più tempo per gestire l'emergenza. Stavolta invece le tempistiche sono molto più ravvicinate, perchè Lusail arriva la settimana successiva a Sepang.
Saranno ore e giornate molto febbrili nella cabina di regia della MotoGP.
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