La Triumph con il velocissimo
Tom Booth-Amos ha sbancato una spettacolare gara 2 della Supersport in Australia. La categoria di mezzo dopo due anni di dominio tecnico indiscusso della Ducati Panigale V2 ha decisamente voltato pagina. Sabato avevamo ammirato il trionfo al debutto della Yamaha R9 magistralmente pilotata da
Stefano Manzi, nella rivincita è stata la tre bicilindrica a fare la voce grossa. Il Mondiale torna in Europa con il romagnolo leader della classifica a pari punti con Tom Booth-Amos: sarà un 2025 elettrizzante, in attesa che anche la Ducati riporti sotto i propri piloti qui affossati da varie disavventura.
Incidenti da paura
La sfida finale è stata animata da parecchi incidenti. Il più impressionate ha visti coinvolti Jaume Masia e Valentin Debise: lo spagnolo ha sbagliato la frenata in fondo al rettilineo, travolgendo il francese del team Renzi Corse. Una carambola impressionante, sul filo dei 280 km/h. I due piloti sono stati portati al centro medico per un controllo: Debise si è fratturato la caviglia destra, per Masia solo abrasioni. Pochi attimi dopo, alla curva undici, è volato via anche Marcel Schrotter, evitando per un soffio dai piloti del gruppo di testa. In un colpo solo le tre Ducati più incisive sono scomparse dai radar.
Manzi aggressivo e tattico
Il gruppo di testa è stato numeroso e agitato per tutti i diciotto giri. Neanche il pit stop per il cambio gomme obbligatorio a metà distanza ha sbrigliato la matassa. Nei due giri decisivi Booth-Amos è rimasto costantemente nel mirino di Manzi, ma un errorino all'ultimo passaggio dalla curva 4 ha impedito al nostro pilota di pianificare l'attacco. Va bene anche così: in Australia la nuova Yamaha R9 ha fatto quasi il massimo e Manzi si è già cucito addosso i galloni di "capitano" della foltissima pattuglia di Iwata. Il confronto diretto, in particolare, era con Michael Rinaldi ma è rimandato alle prossime sfide. Fuori per cedimento del motore in gara 1, l'ex Superbike è finito quarto nella rivincita, senza mai dare l'impressione di poter impensierire il conterraneo
Manzi.
Il pit stop? Sembra facile ma...
In Supersport la sosta obbligatoria aveva il tempo imposto di 78 secondi fra ingresso e uscita dalla pit lane. Alcune squadre però hanno sbagliato i calcoli, rimandando in pista i piloti in anticipo pregiudicando il piazzamento. E' il caso di Puccetti Kawasaki con Jeremy Alcoba retrocesso di una posizione (quinto finale). Ancora più clamoroso il caso di Leonardo Taccini penalizzato di ben 26"7 e retrocesso al quindicesimo posto. Peccato, perchè il pilota romano ha disputato una gara 2 da protagonista.
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