Il 1° maggio è un giorno di festa, lo vedi lì segnato in rosso sul calendario che ricorda la Festa dei Lavoratori. Ma agli appassionati di Motorsport evoca anche ricordi tristi. Sono legati ad un uomo, un sognatore, o forse, un semplice pilota di Formula 1. Ayrton Senna è stato un simbolo, perfino per chi è nato dopo il 1994, l'anno della sua morte. Tanti nuovi appassionati come noi non l'hanno mai visto correre, ma abbiamo testimonianza della sua grandezza da mille storie, i video, i libri: tracce che hanno costruito il mito di un fuoriclasse inarrivabile. Ayrton è una favola: il più grande, l’eterno rivale di Alain Prost, il pilota che correva sul bagnato come fosse asciutto, e del campione che urlava nel casco dopo la vittoria nel suo GP di casa, in Brasile.
Senna rappresenta tutti noi
Io voglio rivolgermi a te, sì proprio a te che ora stai correndo sopra di noi e spero che almeno oggi avrai un momento per rallentare. Vorrei dirti caro Ayrton che per noi amanti della Formula 1 rappresenti tanto, per un motivo molto semplice. Tu sei il pilota che ha subite tante sconfitte, come tutti noi nella vita; eppure, ti sei sempre rialzato. Quel tuo modo di toccare il fondo per risalire ha fatto di te un simbolo che ora tutti portiamo dentro. Quando siamo a terra tanto da non credere di riuscir ad andare avanti, penseremo alle tue imprese. Imprese come quella di Donington 1993, il giro degli dèi, te lo ricordi?
Era una domenica pasquale e regalasti al mondo intero un momento indelebile, quelli che ogni volta che lo rivedi resti con la bocca aperta. Quella gara di Formula 1 per te era partita male, uno start dove sei precipitato quinto ma alla fine della prima tornata eri già in testa, avevi superato anche Prost! Quella prova la dominasti alla fine con solo Damon Hill che chiuse a pieni giri. Proprio quella stagione 1993, che portò la Williams a dominare l'annata e forse a farti capire che il tuo posto era con la casa di Grove per tornare a vincere.
L’inseguimento ad un altro titolo di Formula 1
Caro Ayrton, io non sono nessuno; eppure, ogni qualvolta vedo una tua foto vestito d’alfiere Williams mi esce una lacrima. Esce, perché non avendoli vissuti, ho rivissuto quelle stagioni sapendo tutto ciò che poi sarebbe accaduto. Sentire la tua forza, il tuo voler tornare a vincere in Formula 1 mi spezza il cuore pensando a com'è andata. Quella maledetta FW16 era nata male, maledettamente male, eppure tu, eri sempre lì a darti la carica e lo hai fatto anche alla viglia di
Imola. Ci credevi anche dopo quell’incidente in partenza nella gara prima ad Aida in Giappone. Eri fiducioso ed avevi chiamato a raccolta tutto il pubblico italiano che ti ha sempre amato.
Arrivasti ad Imola pronto a scrivere la tua grande festa, eri sicuro di poter cambiare l’inerzia di un mondiale che voleva andare verso il nuovo volto della Formula 1. La Benetton poteva contare su un giovane Michael Schumacher che aveva una fame da lupi, ma tu sei stato Senna e nessuno ha mai avuto la tua stessa fame. Eppure, quel weekend emiliano fu un disastro a partire dal venerdì col brutto incidente di Rubens Barrichello, poi arrivò la tragica dipartita di Roland Ratzenberger. Eri corso da lui subito dopo l’impatto e la domenica eri pronto a vincere per lui scattando dalla Pole Position. Avevi preparato anche la bandiera austriaca!
Quello che possiamo dirti è che molte cose sono cambiate
La nuova generazione non ha subito il trauma di Imola ’94, ma è come se quella ferita la portassimo tutti dentro. Oggi la Formula 1 ha raggiunto livelli di sicurezza impressionati e delle volte ci dimentichiamo di quanti amici abbiamo perso durante il percorso facendo dei ragionamenti banali. Ecco caro Ayrton, oggi tu che ti sei sempre battuto per la sicurezza saresti orgoglioso di cosa sia oggi il tuo più grande amore e forse avremmo voluto che anche 31 anni fa ci fosse stata tanta sicurezza, ma ci vuole sempre la caduta del campione prima che qualcosa cambi.
Dalla mia caro Senna, non ho mai avuto la possibilità di conoscerti ma ho sempre ascoltato con ammirazione chi mi raccontava le tue gesta anche chi c’era in quell’1° maggio 1994. Un signore conosciuto a Misano per una gara di MotoGP mi raccontò di come tutti si resero conto che mancava la tua Williams al momento dell’ingresso della Safety Car. Di come il rumore dell’elicottero era meno rumoroso dei cuori che battevano sempre più forte dalla paura e poi di come il gelo cadde nel pomeriggio, quando venne annunciata la tua morte. Ci manchi caro Senna, ma fortunatamente quello che ci hai lasciato ci basta per tenere in alto il tuo ricordo e tramandarlo alle future generazioni.
FOTO: Formula 1