Noi venuti dopo non sapremo mai realmente come fu vissuto quel 13 maggio di ormai 75 anni fa. Quando ancora il mondo era lacerato dalla distruzione della guerra ma aveva voglia di ripartire. Tutto voleva riniziare e tante cose volevano nascere e fu così che a nascere fu lo sport più bello mai creato dall’essere umano. Quello di un manipolo di uomini coraggiosi, che si sono ritrovati a scrivere in quel sabato di maggio del 1950 a Silverstone la prima pagina della storia della Formula 1. Una prima pagina di un libro che poi ha avuto l’onore di continuare a consumare quantità inimmaginabili d’inchiostro. Perché troppe sono le emozioni che ci ha lasciato, troppe sono le persone che hanno reso grande e mondiale quello che allora era un progetto quasi tutto Occidentale.
Una risposta netta al motomondiale
Quando la FIA iniziò ad avere l’idea della Formula 1 fu quasi una risposta alla Federazione Mondiale delle Moto che aveva creato il motomondiale nel 1949. Serviva qualcosa di mastodontico anche per le quattro ruote, qualcosa che andasse a sostituire la Formula Gran Prix. Un campionato che veniva corso dai marchi più famosi e piloti più bravi, ma non aveva l’etichetta di mondiale. Una svolta era quello che ci voleva e così nel 1950 si decise di dare forma a questa idea. Silverstone in Gran Bretagna fu il luogo scelto per dare inizio alle danze. Perché solo in un’isola di cavalieri poteva nascere uno sport nobile come la
F1. Un primo campionato che contava sette gare e di cui una sola era fuori dal Vecchio Continente.
La 500Miglia di Indianapolis era l’unica fuori dall’Europa ma doveva esserci, perché sennò che mondiale sarebbe stato senza una gara in un altro continente? Il nostro universo ha quindi una data e FIA annuncia il primo calendario della Formula 1. Decide che sabato 13 maggio 1950 è il momento giusto per far accendere i riflettori sul più grande campionato a quattro ruote che il mondo conoscerà mai. Il primo GP della storia fece così tanto clamore che sul circuito britannico si registrarono le 120mila presenze. Furono presenti anche Re Giorgio VI e la moglie Elisabetta. Le grandi TV non c’erano, ma tutti anche in Italia erano impazziti per questa nuovo campionato. Sin dagli albori tanti furono i piloti della penisola come tante furono le marche italiane in pista.
Quella prima bandiera a scacchi presa da Nino Farina
Il ricordo di quella gara non è nitidissimo: ci sono foto e immagini girate in pellicola, ma negli anni '50 era la radio che raccontava lo sport. Quello che ci è stato lasciato è il primo trionfo della storia della Formula 1 che andò ad un italiano su vettura italiana. Vinse Nino Farina su un Alfa Romeo davanti a Luigi Fagioli e al padrone di casa Reg Parnell per un podio tutto targato dalla casa del biscione. Da quei primi motori accessi ad oggi sono passati 75 anni ed ogni volta che c’è una partenza si vive sempre con la stessa emozione. Ci sono stati tanti campioni, tante scuderie: da quel giorno ciascuno di noi è legato ad almeno un ricordo che ci lega ad essi.
Quando questo sport è nato, nessuno sapeva cosa sarebbe diventato e quale importanza avrebbe assunto. Noi che lo seguiamo con passione, ai piloti che ci deliziano, ai meccanici che fanno di tutto per la vettura, agli ingegneri che progettano degli autentici capolavori come gli ultimi di
Adrain Newey. L’emozione che proviamo in un sorpasso è unica. L’adrenalina che cresce in noi quando il motore sale di giri e quando qualcosa va storto ai box ci dispiace per tutti quelli vivono per dare il loro massimo in quei 3 secondi. Perché la Formula 1 è velocità in tutto, non solo nell’auto e nel pilota. Lo è anche nella preparazione e nel trovare il setting giusto. Vi è nel sostituire le gomme velocemente e nel pensiero di un pilota. Perché deve essere così breve nel decidere la manovra giusta che nemmeno ci rendiamo conto. Le frazioni di secondo sono ciò che hanno reso questo sport così magnifico. Oltre ai suoi grandi personaggi che la storia ricorda ed esalta.
Buon Compleanno Formula 1
Ognuno di noi ha nel cuore qualcuno che lo ha spinto a seguire questo sport. Io sono cresciuto nell’era di Michael Schumacher negli anni del V10 e per me rivivere quelle stagioni è sentirmi sempre un bambino che sognava che un giorno avrebbe avuto l’onore di scrivere anche una minuscola cosa sulla Formula 1. Oggi il pensiero va ai tanti amici che ci hanno lasciato anzi tempo mentre percorrevano chilometri in pista. Perché per quanto una cosa sia bella ha sempre un lato triste e purtroppo la F1 non fa differenza. Ricordare tutti è difficile perché ognuno andrebbe omaggiato come si deve. Fra i troppi che ci hanno lasciato, il mio pensiero a a Jules Bianchi. Questo perché ricordo quella mattina e ricordo le lacrime versate. Essendo nato dopo il 1994 non sapevo che di questo sport ci si potesse morire realmente. Ho sempre sentito i racconti, ma mai, mi sarei immaginato che ciò che amo più nella vita si potesse rivelare così freddo, così cinico.
Oggi è tuttavia un giorno di festa ed allora lasciamo la tristezza da parte e mettiamoci l’abito buono. Un abito fatto dalla fame di successo di Max Verstappen. Nello stesso tempo deve essere pulito come la guida di Ayrton Senna. L'abito deve essere luccicante e stravagante come la voglia di Lewis Hamilton ma anchedare nell’occhio come il cinismo nell’arrivare alla vittoria di Schumacher. Un abito regolare come era regolare il modo di guidare di Alain Prost, ma anche un po’ fuori dagli schemi come era la guida di Nigel Mansell. Un vestito su misura come su misura doveva essere la vettura che guidava Niki Lauda che doveva rispettare ogni suo parametro. Ma visto che è da festa deve anche rispecchiare la voglia di essere un eterno bambino come lo era James Hunt. Lo so, di campioni da ricordare oggi sono tanti. Lasciatemi tuttavia, ricordare chi per me è stato un esempio e mi ha fatto innamorare della Formula 1.
FOTO: Formula 1