Suzuki GSX-R750: com'è nata la regina delle sportive

Storie di Moto
mercoledì, 30 aprile 2025 alle 9:30
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Nel 1984 il mondo delle moto cambia per sempre. Suzuki presenta la GSX-R750 in occasione del Salone del Motociclo di Colonia. Nasce così una nuova idea di velocità, un’icona, capostipite di una stirpe. questa moto è la prima vera super sportiva del marchio di Hamamatsu, la prima vera race-replica di serie, pensata per portare su strada la sensazione di una superbike da competizione.
A distinguerla dalle concorrenti dell’epoca non è solo lo stile aggressivo e la carenatura completa: la GSX-R750 nasce con un telaio in alluminio leggerissimo (all’epoca una rarità assoluta) e un motore 4 cilindri in linea raffreddato ad aria/olio da 749 cc, capace di erogare 100 CV a poco più di 10.000 giri/min. Per una moto da appena 179 kg a secco, il rapporto peso/potenza è rivoluzionario.

Leggerezza straordinaria

Nella prima GSX-R750 tutto pensato per una cosa sola: peso piuma, anima da corsa. La sella sdoppiata lascia presto il posto, dal 1986, alla più essenziale monoblocco, mentre il forcellone cresce di 25 mm per migliorare la stabilità nelle staccate più violente. Nel 1986 la Limited Edition alza ulteriormente l’asticella: frizione a secco, cambio a sei marce con rapporti corti, serbatoio in acciaio da 19 litri, codino in vetroresina e una carenatura da paddock. Solo 500 esemplari: oggi oggetto di culto. Nel 1987 arriva la forcella NEAS da 41 mm, e nel 1988 cambia tutto. Nuovo telaio, nuova aerodinamica, ruote da 17", pneumatici ribassati e soprattutto un motore con alesaggio da 73 mm e corsa ridotta a 44,7: nasce il mito del “screamer” giapponese. Le valvole crescono, i carburatori pure (36 mm) e le prestazioni decollano.
Nel 1989 è la volta della GSX-R750R, una macchina da corsa mascherata. Tornano le misure corsa lunga (70x48,7 mm), il basamento viene rinforzato, la frizione rivista. Il 1990 segna l’arrivo delle forcelle rovesciate mentre l’estetica si affina e l’impianto di scarico passa a un singolo silenziatore laterale. L’ultimo respiro del motore raffreddato ad olio arriva nel 1991 con la GSX-R750M: fari incassati, cupolino più affilato, profili delle camme rivisti. L’era del SACS (Suzuki Advanced Cooling System) si chiude in bellezza.

Nel 1996 la Suzuki GSX-R750 si rinnova ancora.

Nel 1996 la Suzuki GSX-R750 cambia pelle. Arriva il sistema SRAD, un’ingegnosa presa d’aria frontale che soffia letteralmente vita nel motore ad alte velocità. Il nuovo telaio in alluminio, ispirato alla RGV 500 GP, accoglie un propulsore più compatto e leggero: 128 cavalli, 179 kg, ed è subito un’altra era. Due anni dopo, nel 1998, l’iniezione elettronica fa il suo ingresso e la potenza sale a 135 CV. Seguono anni di rifiniture: nel 2000 le ruote si alleggeriscono, i freni diventano più performanti e compare finalmente un display LCD.
Dal 2001 al 2006 è tutta una corsa alla precisione: trasmissione corretta, ECU a 32 bit, valvole in titanio, nuovo scarico, nuovi freni Tokico radiali. Nel 2004 tocca i 147 CV e solo 163 kg a secco. Nel 2006, Suzuki affina ogni singolo componente, dalle camme cave alle camere di combustione compatte. Ogni dettaglio è pensato per tagliare l’aria con ferocia e controllo. Tra il 2008 e il 2011, la GSX-R750 raggiunge la maturità: nuova estetica, elettronica evoluta, freni Brembo, sospensioni Showa, 9 kg in meno. Il motore ora canta con 150 CV a 13.200 giri, mentre la coppia piena e la frizione antisaltellamento rendono ogni scalata una carezza. È la sportiva pura, ormai diventata regina.

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