Il sogno nato in un capanno: come la Britten V1000 cambiò le regole e divenne leggenda

Storie di Moto
lunedì, 12 gennaio 2026 alle 19:30
John Britten
John Britten
Una storia d'altri tempi, una storia da film. Nei primi anni Novanta i colossi del motociclismo mondiale tremarono davanti ad un solo uomo: John Britten. Non era il CEO di una multinazionale giapponese, né un magnate europeo, ma un ingegnere neozelandese che costruiva sogni in un capanno dietro casa.
John Britten era originario di Christchurch, la seconda città più grande della Nuova Zelanda. Era dislessico in forma grave tanto che all'università doveva farsi leggere le domande d'esame, registrare le risposte e farsele poi trascrivere. Era però estremamente intelligente, tenace ed era un autentico visionario. La dislessia è stata un limite ai sogni, anzi, forse è stata quasi uno stimolo a dare sempre di più.
John Britten è cresciuto nel mito di leggende come Bruce McLaren e Burt Munro ereditando la loro stessa ostinazione. Se qualcosa non esiste, si può sempre costruire. Dopo aver spaziato dal design di macchinari pesanti alla lavorazione artistica del vetro, John ha rivolto il suo genio alle due ruote, fondando nel 1992 la Britten Motorcycle Company.
La sua creatura, la leggendaria V1000, è stata uno shock per l'intero ambiente delle corse. Mentre le case ufficiali erano ancora legate a schemi tradizionali, Britten presentava una moto che sembrava atterrata da un'altra galassia. Non c'era un vero telaio, poiché il motore bicilindrico a V da lui stesso progettato fungeva da spina dorsale dell'intera struttura. L'uso massiccio della fibra di carbonio per il forcellone, i cerchi e l'avveniristica forcella anteriore di tipo "girder" rendeva la moto incredibilmente leggera e agile, mentre il radiatore nascosto sotto la sella permetteva una penetrazione aerodinamica senza precedenti.
Il mondo si è reso conto della portata del suo genio nel 1991, quando sul palcoscenico di Daytona la sua moto artigianale si è permessa il lusso di guardare dall'alto le superpotenze mondiali nella Battle of the Twins. La Britten non era solo bella e diversa, era maledettamente veloce.
Nel 1994, durante i test ufficiali di velocità, la moto neozelandese è riuscita a riscrivere la storia della categoria stabilendo ben quattro record mondiali riconosciuti dalla FIM. La V1000 ha sbriciolato il primato del miglio con partenza da fermo alla velocità di 213,51 km/h, quello del chilometro a 186,24 km/h e quello del quarto di miglio a 134,61 km/h.
L'apice è stato raggiunto nel miglio lanciato, dove la moto ha toccato l'impressionante punta di 302,70 km/h. Questi numeri, ottenuti con un mezzo che pesava quanto una moderna 250cc ma sprigionava la potenza di una Superbike, hanno confermato che l'aerodinamica estrema studiata da John non era solo un esercizio di stile. Il radiatore sottosella e la sezione frontale ridotta ai minimi termini avevano trasformato la V1000 nel proiettile più sofisticato del pianeta, dimostrando che la visione di un singolo uomo poteva superare i limiti imposti dalla fisica tradizionale.
Purtroppo, proprio mentre il suo nome entrava nella leggenda, è stato colpito da una grave malattia. Si è spento nel settembre del 1995, a soli 45 anni. La sua scomparsa ha lasciato un vuoto immenso, ma la sua eredità vive nell'idea che non servano budget infiniti per rivoluzionare lo sport, ma solo il coraggio di pensare in modo differente.
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