Il Morbido è diventato un duro

Franco Morbidelli Campione del Mondo Moto2: personaggio fuori dallo star system alla corte di Valentino Rossi

29 ottobre 2017 - 13:58

La force tranquille. In questo modo François Mitterand giudicò la propria vittoria elettorale, contro ogni pronostico della vigilia. Perdonate se per parlare di un italiano, usiamo il francese.

BASSO PROFILO – Franco Morbidelli, italianissimo ma di madre carioca, romano-brasiliano-tavullese appartiene a buon diritto a quel motociclismo che vince senza far rumore. Senza chiasso, con tanto lavoro. Forse per questo Morbidelli rappresenta un nuovo modello di sportivo: preparato, competente, a basso profilo.Vinco e convinco. In questo – ma non solo – è simile ad Andrea Dovizioso. Il neo campione del mondo Moto2, primo italiano a vincere un titolo dal 2009, è un pilota schivo, serio, alla mano. Attenzione che, in un motomondiale che sembra premiare solo i fenomeni mediatici, semplice non significa affatto sempliciotto. Vuol dire impegno, testa bassa, tensione massima. Se non hai le spalle grosse, la differenza tra una vittoria e una brutta figura ti può mandare all’aria una carriera. Franco questo errore non l’ha fatto. È uno alla Petrucci, partito tardi, arrivato relativamente presto.

LA CARRIERA – Debutta in Superstock, classe 600, nel 2011. Non un’eternità, per un pilota nato nel 1994, ma neppure un baby boomer. Non ha il cursus honorum che sembra ormai la formazione canonica del pilota di motomondiale: minimoto, CIV, CEV Moto3, Moto2. Un pedigree buono per Romano Fenati, ma non per quelli come Morbidelli, che di santi in paradiso non ne hanno. In una categoria che non si fila nessuno, ma che può vantare gare combattute, l’italiano sa farsi notare. Passa da Yamaha a Kawasaki e dopo un anno come apprendista di lusso (finirà al sesto posto assoluto), conquista il titolo nel 2013. Non è un baby fenomeno: è un vincente. A questo punto le antenne sensibili dei talent scout cominciano ad accorgersi di questo giovanotto riccioluto, che parla poco, strippa sulla moto come un dannato, e segna.

SOTTO LE RIGHE – Già, ma per chi trionfa, Franco Morbidelli? È riservato, educato, parla a bassa voce: difficile strappargli una dichiarazione sopra le righe. Vince per riscatto, perchè ama intensamente il mestiere che fa, ma soprattutto è consapevole di non essere un predestinato. Gli sportivi italiani ci si possono riconoscere benissimo. È uno di noi, che va a letto presto, che va a funghi la domenica (quando non gareggia), che preferisce la rusticità di un’intervista in trattoria, piuttosto che farsi paparazzare in un ristorante stellato. Quando è stato messo sotto contratto dalla VR46, l’academy dei sogni, il circo massimo delle meraviglie, Franco spariglia il mazzo dei galletti. L’unico professionista all’epoca, tra i piloti sotto contratto VR46, in Moto2; il lavoratore, l’operaio del manubrio, il figlio della periferia motociclistica italiana, Roma, che si sposta nella Capitale, Tavullia, per affinare il mestiere delle armi. Morbidelli però sa farsi rispettare: conquista in fretta la fiducia dei maggiorenti del partito giallo, che gli affidano anche la supervisione di un progetto che sta molto a cuore alla Yamaha; il supporto ai giovani talenti asiatici.

PROFESSORE – Dopo un Dottore, ecco a voi il Professore. A fare gli onori di casa, a Misano, alle nuove promesse del motociclismo orientale, c’è proprio il #21. Ambasciator cortese della VR46. Davide Emmet, in un suo editoriale che anticipava la stagione 2017, ha scritto: «Il campionato Moto2 2016 sembrava un po’ troppo simile al 2015. Stessi volti, stessi nomi, e alla fine, lo stesso campione dell’anno scorso. L’eccezione è stata Franco Morbidelli, l’italiano passato dalla squadra di mezza classifica ItalTrans a quella di eccellenza Marc VDS Racing. Morbidelli ha compiuto quel passo avanti che ci si aspettava da lui in una squadra più competitiva, terminando l’anno con otto podi e finendo a un solo, misero, punto di distanza da Alex Rins, l’uomo e i media hanno definito un futuro da superstar. Anche se Morbidelli non ha vinto una gara, troppo spesso ha svergognato stelle consolidate come Rins, Tom Luthi, Johann Zarco e Sam Lowes. L’allegro italiano inizia il 2017 come favorito per il titolo. La lavagna è stata girata.»

CAMBIAMENTO – In sostanza: niente sarà più come prima. E pazienza se in questo 2017, dopo i trionfi iniziali che sembravano proiettare Franco Morbidelli nel gotha della MotoGP ben prima che questo avvennisse, i giornalisti italiani lo dessero in predicato come pilota Yamaha Tech3. Tutti a dire che sarebbe diventato l’erede di Valentino Rossi. Il #21 invece dimostrava di avere lucidità e dichiarava che prima di diventare erede di qualcuno bisogna sopravvivere. Cioè vincere il titolo della Moto2. Intendiamoci: nessuno ha mai pensato davvero che Tom Luthi, l’avversario più credibile, quello più costante, il mediano che porta a casa sempre il risultato, potesse farcela.

TUTTO OK – Piuttosto abbiamo temuto che Morbidelli potesse perdere il titolo. Un guasto, uno sbaglio, un accidente qualunque. Invece no. Il #21 arriva a Sepang determinato: voglio vincere. Il caso, il fato crudele, si trasforma, per una volta, in formidabile alleato. Il campione di costanza Thomas Luthi, futuro team mate dell’italiano in MotoGP nella squadra MarcVDS, viene dichiarato unfit per la gara malese. Franco è campione del mondo anzitempo, a tavolino, ma questo non lo rilassa. Il morbido è diventato il duro. La dimensione del successo sta in un paradosso. Un giornalista italiano gli chiede: «Sepang è pieno di locali interessanti in cui festeggiare. Tu dove andrai?» La risposta: «Non vedo l’ora di tornare a casa. Festeggerò in Italia.» La rivoluzione è inziata. Tranquillamente.

Moto2 Sepang Cronaca e classifica del GP

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