MotoGP: Sentite Max Biaggi, “Rossi si è giocato tanto cadendo a Le Mans”

L'ex sei volte iridato intervistato da La Gazzetta dello Sport a ruota libera dice la sua sui protagonisti del momento

29 ottobre 2017 - 14:02

Max Biaggi era in Malesia, dove nel 2015 chiuse la sua carriera salendo sul podio in Superbike,  per seguire il GP.  La Gazzetta dello Sport gli ha chiesto giudizi sulla MotoGP e sugli attuali protagonisti. Ne è venuta fuori una lunga intervista pubblicata sull’edizione di domenica 29 ottobre, di cui riportiamo alcune parti.

LA SORPRESA “Dovizioso. Anche se sembra brutto a dirlo, nessuno si sarebbe aspettato di vederlo lottare per il Mondiale. Invece lo ha fatto con grandissimo merito. Credo che la scossa sia stata l’avere un plurititolato come compagno e da questa difficoltà abbia tirato fuori una forza mai avuta prima. Non l’avevo mai visto così forte nei corpo a corpo, come avvenuto in Austria e in Giappone. È il solo, per ora, contro il quale Marquez ha sempre perso i duelli finali

UOMO DA BATTERE – “Marquez. Quando al secondo anno in MotoGP vinse 10 gare di fila, la Honda era la moto più prestazionale. Non so per quale motivo Marc non inizi mai la stagione con la moto migliore, però uno come lui è tutto velocità, onore, gloria e… cadute. Ci mette sempre qualcosa di più e, nonostante tre zeri, è in testa. È lui la Honda, il gatto che se lo butti dal 10° piano casca in piedi”.

DELUSIONE“Lorenzo. Lo dico  anche se con un po’ di tristezza. Ma credo che sia lui il primo deluso. Ha dovuto accettare che il suo compagno fosse sistematicamente davanti e in lotta per il Mondiale, un boccone davvero indigesto da mandare giù. Però come approccio ha sorpreso tutti, è sempre stato analitico e non si è mai nascosto dietro le scuse, avendo anche la forza di andare sotto il podio ad applaudire. Se Ducati nel 2018 gli darà una moto più per il suo stile potrà fare un gran balzo avanti. Devono farlo, altrimenti perché lo avrebbero preso?”

EMERGENTE“Zarco. Non se lo aspettava nessuno. In Qatar è caduto mentre scappava, ha ricordato il mio debutto vincente in 500 a Suzuka 1998. E si è confermato tra podi, gare davanti, pole position. Non ha la miglior Yamaha, ma è sempre lì a giocarsela e nella bagarre dice la sua. È nato per lottare, nei corpo a corpo è molto forte”.

MOTO DA BATTERE – “Ducati. Ha dato a Dovizioso la possibilità di lottare e vincere, si è visto spesso Petrucci, Jorge ha fatto due podi. Sul bagnato poi la rossa è la moto migliore. Dall’altro lato, c’è la Yamaha che non ha continuato a migliorare come ci aveva abituato. Ma credo dipenda dal matrimonio non troppo riuscito con le gomme, dalle quali ormai queste moto dipendono troppo“.

IMPRESA – “Se a Marquez in Austria fosse riuscito il controsorpasso a Dovizioso all’ultima curva, quella manovra sarebbe entrata di diritto tra i comandamenti del motociclismo: entrare in quel modo e girare la moto col gas, all’ultimo giro, con le gomme finite e tu al limite delle energie, è stata una manovra vecchio stile. Servono un controllo esagerato e lucidità”.

RAMMARICO“Rossi. Cadendo a due curve dalla fine a Le Mans si è giocato tanto, uno zero pesante in ottica campionato. Allo stesso tempo, però, aveva corso una gran gara, era lontano e aveva recuperato, era passato in testa… Lo sbaglio ci sta. Altro errore il lungo di Dovizioso in Australia. Forse 4-5 posizioni le avrebbe salvate”.

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