Il 2001 era veramente un anno magico per Gilera. L'entusiasmo era alle stelle. I successi nel Mondiale 125 con Manuel Poggiali che aveva poi conquistato il titolo mondiale avevano lanciato in orbita il marchio italiano che non trionfava da decenni. E proprio in quell'indimenticabile 2001 si ipotizzò la nascita della Gilera 600, una moto che tanti sognavo di vedere protagonista nel Mondiale
Supersport. In quel periodo le supersportive da 600cc parlavano giapponese: erano le Yamaha R6, Kawasaki ZX 6R 2, le Honda CBR600 e le Suzuki GSX-R600. Al Mondiale era presente pure Ducati con la 748 ma era il fanalino di coda. Sarebbe stato bellissimo vedere anche Gilera, un marchio storico, glorioso, legato alle corse, alla velocità da sempre.
La Gilera 600 Supersport
La Gilera 600
Supersport aveva tutto per diventare un’icona: telaio in alluminio, scarico Akrapovic in titanio, impianto frenante Brembo Triple Bridge e una linea compatta, aggressiva, pulita. Il cuore era giapponese: il quattro cilindri a iniezione della GSX-R600, uno dei motori più performanti della categoria, scelto per dare battaglia dove contava: in pista. I numeri parlavano chiaro: 162 kg a secco, interasse da 1392 mm, forcella rovesciata da 43 mm, una ciclistica che guardava dritto negli occhi le migliori sportive dell’epoca. Una “ready to race” Made in Italy, perfetta per sfidare le regine giapponesi in Supersport.
Il successo di Poggiali del Motomondiale era per certi aspetti l’immagine ideale per rilanciare il marchio nel mondo delle competizioni a livello globale. Ed anche di là, nel paddock della Superbike.
Eppure, la
Supersport non arrivò mai. Rimase un prototipo da sogno, presentato con orgoglio all’EICMA, e poi lasciato nell’ombra da strategie industriali che cambiarono il destino del marchio. La moto sarebbe dovuta entrare in produzione. Tanti appassionati sognavano di averla e molti piloti di guidarla in pista. Invece, dopo l’acquisizione da parte del gruppo Piaggio, Gilera è stata destinata solo agli scooter. Le moto e le corse sono rimaste solo un bel ricordo.
La 600
Supersport ha di fatto anticipato il silenzio. Per chi l’ha vista, studiata, immaginata in piega sul misto veloce, resta uno dei più grandi progetti mai realizzati del motociclismo italiano. Questa moto avrebbe potuto riscrivere la storia invece è rimasta una promessa mai mantenuta.