Fuoco e Ghiaccio: stesse vittorie, ma è più forte Troy Bayliss o Jonathan Rea?

Bella questione: Jonathan ha raggiunto Troy a quota 52 vittorie, ma le statistiche non la dicono tutta.

24 ottobre 2017 - 14:40

Troy e Johnny. Come nel giornalismo sportivo anni ’50, che drammatizzava gli eventi epici: “Fuoco Vs. Ghiaccio”. Jonathan Rea eguaglia, a Jerez, il numero di vittorie di Troy Bayliss. 52 trionfi per entrambi i fuoriclasse.

MONUMENTI – Johnny non è distante da raggiungere pure il record assoluto di Carl “King” Fogarty con 59 successi, ma questa è un’altra storia. Perchè qui si parla di vite agonistiche parallele, non troppo distanti ma che, per confrontarle, servirebbero due ere geologiche del motociclismo da corsa. Troy identifica il recente passato glorioso della Superbike almeno tanto quanto Rea incarna l’odierno campionato delle derivate di serie. Bayliss e Rea sono un monumento vivente al nostro sport.

WORKING CLASS – Aussie il primo, nordirlandese il secondo. Nonostante i fasti dei bei tempi andati, oggi queste zone rappresentano la periferia del motorsport. Ipso facto questi due campioni andrebbero conservati in vitro per mostrarli alle giovani generazioni. Ecco perchè continuiamo a credere alla Superbike, nonostante tutto. Entrambi figli di quella working class da corsa, più numerosa di quanto si creda, che viene su a pane e grinta e non con le academies: o hai un talento sopraffino e lo dimostri con quel che puoi permetterti sotto al culo, oppure ti fermi presto.

STORIE – Un aneddoto può spiegare molte cose: a Imola ebbi la fortuna di scambiare qualche parola con Bayliss, tra una manche e l’altra della Superbike. Troy non si negava (quasi) mai, secondo la buona abitudine che i Flammini avevano imposto come regola non scritta del mondiale SBK. Gli chiesi cosa lo colpisse di più dei tifosi italiani, per i quali era diventato una specie di totem pagano. Lui candidamente mi rispose: “Sono molto contento. Solo non capisco perchè siano così fissati sul fatto che da giovane abbia lavorato in un’autocarrozzeria”. Già, Troy, come faccio a spiegarti che nel mio Paese conosco più motociclisti sportivi che mangiano pane e cipolla, pur di correre in pista, di quanti ne incontro vestiti da fighetti in centro? Appassionati che fanno salti mortali per acquistare un treno di gomme usate, con magari dieci o dodici (!) giri sulle “spalle”, solo per vivere il brivido di sentirsi un pilota che può correre per due tornate in configurazione “gara”? Questo gli dissi: “Forse perchè tu non sei un campione bizzoso, capriccioso e distante, ma rappresenti tutti quei piloti ‒ per dire ‒ del trofeo MotoEstate, gente normale che vede in te un campionissimo che ha una bella famiglia, capace di vincere anche al barbecue.” Rise, ma negli occhi aveva lo sguardo del killer d’avversari.

REPLICANTE – Quando Johnny Rea sale sul podio con quella disarmante semplicità, scortato dai suoi bambini, così biondobellissimi che sembrano finti, io ritrovo il Bayliss carrozziere, implacabile in pista, padre amorevole nel motorhome. E mi viene nostalgia. Per gli uomini quando erano uomini, per le sfide “impossibili”, per i piloti purosangue. La narrazione la fanno i giornalisti, le imprese destinate a rimanere scritte, invece i campioni. Come Troy per esempio, che nel 2006 si fece portatore d’acqua alla causa Ducati e dopo aver trionfato nel mondiale SBK, sostituì l’infortunato Sete Gibernau a Valencia in MotoGP. Moto “prototipo” guidata poco, gomme differenti, ambiente alieno. Vinse davanti a Loris Capirossi, per una doppietta in rosso che rimane negli annali delle due classi. Caso unico. Quando vidi quella corsa non ci potevo credere. Non era Bayliss, ma Cincinnato che, richiamato alla guida degli eserciti di Roma in pericolo, trionfa; immediatamente, dopo aver compiuto il dovere, se ne ritorna alla propria fattoria.

CHE CLASSE – Johnny, in egual misura, poco vistosa, mai ostentata, dedica il titolo di World Champion 2017 a suo nonno di Belfast e mostra il #1 sulla carena con una tale disarmante semplicità che a momenti fa più notizia di una fidanzata star del varietà; La stessa cosa è accaduta quando ha ceduto al compagno di box Sykes ‒ nonostante Tom avesse più volte rosicato contro il team mate durante la stagione ‒ la seconda posizione in Qatar nel 2016. Senza tanti proclami, si fa e basta. Queste cose sono pura trasgressione da fuoriclasse. Troy e Johnny, recente passato e futuro della SBK, esercitano in fondo l’irresistibile fascino della normalità. Così straordinaria nel farti sentire parte di quelle imprese, che quasi quasi in ufficio ci vai più contento.

2 commenti

l.zecchin_417
11:03, 13 marzo 2017

Neanche il gusto di vedere un paio di gare anche se in due giorni a orari decenti e il mondiale è gia’ finito. potrebbero assegnarlo a tavolino a Rea
e fare il mondiale per i secondi…..

l.zecchin_417
9:03, 13 marzo 2017

Game over Rea fa 100 punti in 4 manche non lo prendono piu’ ora il titolo puo’ solo perderlo lui certo che essendo la sola Ducati con due piloti
a contrastarlo se vogliono rendere piu’ interessante il campionato devono
quantomeno togliere le strozzature ai twin altrimenti …. il campionato è gia’ finito. la Ducati perdeva troppo in accelerazione rispetto alla BMW di Torres si salvano con Kawa e Honda solo pxè i loro motori sono meno estremi altrimenti…. devono rivedere il regolamneto

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