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Toprak Razgtalioglu ha messo le mani sul primo mondiale
Superbike vincendo una corsa destinata a restare scolpita nella storia del campionato. Sulla pista magica dell'inseguitore
Jonathan Rea (12 vittorie e 20 podi) il turco avrebbe potuto giocare in difesa, limitare i danni e gestire i 20 punti di vantaggio a nove corse dalla fine. Invece è arrivato con l'idea di sferrare il colpo del KO proprio dove l'avversario contava di ripartire in contropiede. I primi quattro giri sono stati leggendari: i tre protagonisti della stagione ai ferri cortissimi fra di loro. Spallate, sorpassi (oltre) il limite, e la voglia matta di scappare via. E' proprio questo che ha tradito
Jonathan Rea, il sei volte campione del mondo. Tentare di tirarsi fuori dalla mischia, impostare il suo ritmo e lasciare Toprak nelle grinfie di Redding, che aveva poco o nulla da perdere.
Il grande rischio di Jonathan
Il piano di Rea però è durato solo qualche curva. Una volta là davanti, ha perso l'avantreno schizzando nella via di fuga ad altissima velocità, inseguito dalla Kawasaki impazzita. Il pericolo che ha scampato è scolpito nella incredibile immagine ripresa da un fotografo italiano, Silvio Tosseghini, che vedete qui sopra. A volte il destino si misura in centimetri, e questa è stata una di quelle volte. Sette giorni dopo la tragica fine del quindicenne Dean Berta Vinales , nella 300 a Jerez, potevamo essere di nuovo qui a piangere. E' andata di lusso. In pochi minuti il motociclismo ci ha mostrato tutte le sue facce: velocità, spettacolo, adrenalina. Ma anche rischio e paura, due compagni di viaggio che quasi sempre, per un motivo o l'altro, fingiamo che non ci siano.
La scenetta che bisognava evitare
Toprak ha arpionato il titolo firmando
l'undicesima vittoria e il podio numero 25 in 30 gare. Se mettiamo nel conto i due ritiri non a causa sua, cioè il contatto di Gerloff ad Assen e il guasto al Montmelò, si capisce quanto il talento Yamaha abbia alzato l'asticella. In questo momento è imbattibile: va più forte degli altri, rischia più di tutti ma al tempo stesso è anche il più consistente. Razgatlioglu, aldilà della nazionalità esotica e del cognome impronunciabile, è destinato ad essere l'icòna della
Superbike del prossimo futuro. Proprio per questo non dovrà più fare sciocchezze come quella di Portimao. Pochi minuti prima aveva visto cadere
Jonathan Rea ad altissima velocità, ma prima di sincerarsi che fosse ancora tutto d'un pezzo, si è fermato alla curva 5 dove, con l'assistenza di un amico, ha recitato una scenetta irridente tornando sulla polemica del millimetrico sconfinamento sul verde all'ultimo giro di Magny Cours. La Kawasaki, su
"suggerimento" di Rea, aveva fatto reclamo e dopo quattro ore i commissari gli avevano tolto la vittoria, premiando il rivale. Okay, lo scherno dell'avversario sconfitto alla fine di una gara normale ci poteva stare. Il numero era stato pianificato, segno che Toprak di vincere ci contava moltissimo. Ma, viste le circostanze, avrebbe dovuto assolutamente cambiare programma.
L'enfasi fuori luogo di Dorna
Il passo falso di
Toprak è stato di cattivo gusto, ma i piloti rischiano del loro e alla fine qualche attenuante ce l'hanno sempre. Chi organizza lo spettacolo invece dovrebbe avere la lucidità necessaria e capire quando è il caso di usare certi linguaggi, o quando invece sarebbe meglio glissare. Che Dorna abbia rilanciato su tutti i canali le immagini della beffa di Toprak all'avversario vittima poco prima di un pauroso incidente, e salvo per miracolo, è veramente indegno. Si fanno tanti discorsi sulla sicurezza, i minuti di silenzio, si ritirano i numeri di gara. Ma poi si ricomincia il teatrino, come se il motociclismo fosse uno sport normale, invece che una sfida continua al destino. Negli stadi gli sfottò fanno ridere, sulle piste fanno tristezza.
Foto nell'articolo:
Silvio Tosseghini[correlati]Superbike[/correlati]