Il caso dei nulla osta che la
Federazione Motociclistica Italiana negherà ai piloti italiani che corrono nelle Road Races ha destato scalpore. Ma, alla fine dei giochi, è un problema da niente. Basterà che i vari
Stefano Bonetti, Francesco Curinga,
Alex Polita e compagnia si dotino della licenza di una Federazione più ben disposta, o con una polizza assicurativa più completa di quella stipulata dalla
FMI. Per altro la storia è piena di piloti che hanno gareggiato e vinto (anche Mondiali!) con licenza straniera.
MERKEL - Il caso più clamoroso è quello di Fred Merkel, pilota statunitense che ha conquistato i suoi due titoli iridati Superbike (1988 e 1989) gareggiando con licenza italiana. Flying Fred aveva licenza
FMI per vari motivi: un pò per omaggiare la sua squadra (la bergamasca Honda Rumi), un pò per avversione contro l'Ama e l'intero ambiente delle corse Usa che gli aveva voltato le spalle, ma soprattutto per gareggiare e prendere punti nel tricolore. In quel periodo anche Stephane Mertens, pilota belga della Bimota, correva con licenza FMI, per lo stesso motivo di poter puntare alla conquista del campionato italiano. Alessandro Polita sbaglia quando afferma che "
ho sempre onorato la bandiera italiana e voglio continuare a farlo." A livello di giurisdizione sportiva, un conto è la "nazionalità" del pilota, un'altro la Federazione d'appartenenza. Polita potrebbe prendere anche licenza del Burundi, ma se vincesse il TT (magari...) sul podio sventolerebbe bandiera italiana. Quindi, più di licenza, inni e bandiere, il vero problema è andare più forte di Michael Dunlop e Ian Hutchinson...
MILLE ALTRI - Maurizio Mazzoni, lo storico della moto più documentato di questa epoca, ci ricorda che sono tantissimi i piloti ad aver gareggiato con licenze di Federazioni diverse da quella di nazionalità. Uno di questi è stato Jack Findlay, australiano, ha preso parte al Motomondiale per molte stagioni con licenza italiana, e successiamente francese. Clamoroso il caso di Franco Uncini che nel 1978 gareggiò con licenza venezuelana in omaggio alla sua squadra (Yamaha Venemotos) e nel tricolore correva senza prendere punti.
ANTEGURRA - Anche nel periodo pionieristico gli esempi non mancano. "Avanti la prima guerra Mondiale c'erano inglesi residenti in Italia che avevano licenza italiana come John Scales a Torino o Ernest Wilkinson a Firenze. O gli italiani residenti in Francia con licenza francese come Pietro Guasco, genovese puro sangue" ricorda Maurizio Mazzoni.