Assen, quella maledetta chicane che decide Mondiali e destini

Paolo Gozzi Blog
lunedì, 29 giugno 2015 alle 15:53
Quella chicane è un campo di battaglia e il discusso motoscontro Rossi contro Marquez è stato solo l'ultimo di una lunghissima serie. La curva intitolata a Geert Timmer, uno dei fondatori del TT di Assen, ha deciso mille gare, indirizzato diversi Mondiali, scatenato odio e risse. Sabato scorso tra Vale e Marc è finita a battutine, nel '98 in Superbike Pierfrancesco Chili e Carl Fogarty si presero a cazzotti. Ecco come andò.
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POSTA IN PALIO – La vittoria di Rossi può essere una svolta ma restano ancora dieci GP. Nel '98 invece quella chicane decise il Mondiale ma anche il destino dei piloti e delle squadre coinvolte, entrambe nell'orbita Ducati. Nella gara precedente in Austria la Honda HRC aveva sbaragliato con il neozelandese Aaron Slight piombato a soli tre punti dalla Ducati di Troy Corser, australiano in crisi dopo un veemente avvio di stagione. Sulla Rossa Chili era il più in forma ma anche Fogarty stava risalendo la china. Avevano l'inerzia dalla loro e l'Olanda avrebbe deciso chi dei due avrebbe avuto il maggior supporto tecnico Ducati nel decisivo spareggio in Giappone contro la Honda.
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CHILI NELLA RETE – Chili vinse la prima manche coronando una fantastica rimonta. All'ultimo giro si avventò su Carl “King” Fogarty superandolo nella parte veloce del tracciato, che era diversa dalla configurazione attuale. La rivincita fece fuoco e fiamme. Il bolognese cercò di replicare la stessa tattica ma nell'identico punto Fogarty si spostò tutto a sinistra per chiudere la traiettoria. Se Chili si fosse infilato sarebbe finito fuoripista a 280 km/h. Accecato dall'ira l'inseguitore riuscì a passare davanti con uno spettacolare sorpasso a tre curve dalla fine, nel punto ultraveloce rimasto identico nella versione attuale. Ma restava l'ultima, maledetta chicane. Fogarty entrò dentro all'interno, come Marquez. L'altro, anziché cambiare linea e chiudere la traiettoria come Rossi, mollò i freni allungando la frenata per non farsi passare. Con l'unico risultato di perdere l'anteriore e finire a ruzzoloni nella stessa sabbia dove sabato Valentino ha galleggiato volando verso la vittoria.
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PUGILATO – Chili arrivò al traguardo spinto dagli spettatori, per cui venne pure squalificato perdendo i due (inutili) punti del quattordicesimo posto. Attraversata la pista mescolato al pubblico che stava invadendo la pista Pierfrancesco si piazzò davanti al podio in attesa che l'altro arrivasse . Fogarty si presentò con l'Union Jack nel pugno sinistro, sgasando la Ducati al massimo dei giri per festeggiare. Aveva avuto un'infanzia difficile e di risse se ne intendeva. Così, appena fermo, Carl ebbe l'accortezza di non togliersi il casco. Per cui il destro di Chili si stampò (quasi) innocuo sulla visiera. “Lo devono squalificare e chiederò alla Ducati di non farlo correre in Giappone, ha tentato di buttarmi fuori e non merita il Mondiale, lo ha rubato a me” urlò Chili in mille microfoni. Poi, non pago, tornò a cercare il nemico in conferenza stampa presentandosi in accappatoio. Era infuriato come Mike Tyson prima del combattimento.
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RIPERCUSSIONI – L'episodio coinvolse pesantemente anche la Ducati. Chili e Fogarty non erano compagni di squadra. L'italiano, correva nella struttura di Virginio Ferrari, Carl invece era gestito da Davide Tardozzi, cui la stessa Ducati aveva affidato le sorti del britannico tornato a casa dopo i due anni in Honda. Per la Superbike di fine anni '90 Foggy era un po' il Rossi della MotoGP, quello che faceva girare il motore. Cioè il pilota più carismatico, che da solo attirava 110 mila spettatori a Brands Hatch, e anche 30 mila oltre Manica ad Assen. Era stato per lui che la BBC aveva comprato i diritti Superbike. Cosi i commissari non ebbero nulla da eccepire sul malizioso cambio di traiettoria nel veloce, tantomeno sulla frenata della chicane. Che in effetti – quello si – era stato un normalissimo episodio di gara. In Giappone Fogarty distrusse le speranze Honda e festeggiò il terzo Mondiale, replicato l'anno dopo. Chili fu lasciato libero dalla Ducati, andò in Suzuki ma per il titolo non avrebbe giocato più. Maledetta chicane, c'è sempre uno che ne esce cornuto e mazziato. Vi ricorda qualcosa?
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