Valentino Rossi: “Se Morbidelli e Bagnaia finiranno davanti, sarà irritante”

Valentino Rossi è stato ospite di Fabio Fazio a 'Che tempo che fa'. Il Dottore ripercorre alcuni momenti della sua carriera in una lunga e simpatica intervista su Rai1.

27 gennaio 2019 - 22:07

Valentino Rossi è stato ospite di Fabio Fazio su Rai nel programma domenicale ‘Che tempo che fa’. Un modo per celebrare la sua leggendaria carriera quando è ormai giunto alla soglia dei 40 anni il prossimo 16 febbraio. “Sembro più giovane sono fortunato, 40 anni è un momento difficile“, ha esordito il pesarese che si gode gli ultimi giorni di stop del Motomondiale. “Dicembre e gennaio sono i mesi che soffri, sono andato a mare e a sciare con lo snowboard, poi a casa per un po’ di relax e il Ranch è sempre lì vicino. Parto sabato e andiamo in Indonesia a presentare la moto e poi ci sarà il primo test. La Yamaha è blu e lo sponsor principale è nero, sarà una moto un po’ interista“.

DA ALUNNO A MAESTRO – Il campione di Tavullia ripercorre i primi passi (i primi giri) in Apecar, i tempi delle superiori al Liceo Linguistico di Pesaro e il conflitto tipico adolescenziale con la docente di storia dell’arte: “Le avevo detto esplicitamente che la materia non mi interessava, che non mi avrebbe cambiato la vita, e lei mi ha risposto che non avrei mai guadagnato da vivere con le moto“, ma il tempo ha dato ragione a Valentino. E oggi il Dottore è diventato un maestro per gli allievi della VR46 Academy: “Mi sento vicino a loro per la passione delle moto anche se sono più vecchio, è bello lavorare con i ragazzini. Un paio quest’anno corrono contro di me. Se mi arriveranno davanti mi irrita… sarà una bella sfida. E’ un modo per restare giovani, ci alleniamo divertendoci e ci spingiamo tutti a migliorare“.

LA STORIA E IL 46 – Sarà la 19esima stagione in classe regina, la 23esima nel Motomondiale, si è confermato campione del mondo in quattro classi diverse, ha vissuto tanti cambiamenti e adattato il suo stile di guida: “Il modo di guidare cambia per la tecnologia, le gomme, i freni, l’elettronica, cambia soprattutto la posizione in sella perché la moto può piegare di più, c’è più grip e adesso va questo stile di guida ‘appeso’ che è la più grande differenza rispetto a venti anni fa“. Ma nella storia resterà indelebile il 46, un numero magico ereditato da papà Graziano: “L’anno in cui sono nato (1979) mio padre Graziano vinceva nel Mondiale e aveva il numero 46, mi sembrava un numero simpatico, 4+6=10, non l’aveva mai avuto nessuno… 4 e 6 sono pari e poi suona bene“.

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