MotoGP, Jorge Lorenzo

MotoGP, Jorge Lorenzo: “Mio padre una specie di Hitler”

Il campione MotoGP Jorge Lorenzo parla della sua ambizione, dell'ultimo anno in Honda, di suo padre Chicho: "Mi ha insegnato la disciplina"

15 giugno 2021 - 20:36

Dal giorno in cui ha annunciato il suo ritiro dalla MotoGP Jorge Lorenzo non ha smesso di essere al centro dell’attenzione. Cinque volte campione del mondo, si gode la sua vita da “pensionato”, condivide momenti della sua vita privata, cattura con la sua simpatia (e pseudo antipatia). Sa essere anche cinico e freddo nelle dichiarazioni, istintivo nel carattere come nello stile di guida. Dice quello che pensa, senza preoccuparsi di piacere o no.

Soldi e carriera

Stavolta interviene ai microfoni del programma Espejo Público in una chiacchierata con Fran Rivera. Affronta argomenti personali, la sua vita a Lugano, i momenti difficili che anche un personaggio del suo tenore è tenuto ad affrontare. “Mi manca vincere, sono sempre stato molto competitivo, quello che mi piaceva era vincere più che andare in moto”. Il più grande rammarico è non aver vinto con la Honda prima dell’addio alla MotoGP. “Nel 2019 ho firmato per la Honda, è stato davvero emozionante, si parlava di Dream Team con Márquez, eravamo i due piloti che avevano vinto di più nell’ultimo decennio“. Gli infortuni hanno impedito di coronare l’ultimo sogno della sua carriera. Rottura dello scafoide prima della stagione, poi una costola nella prima gara. E la RC213V “era una moto sorprendentemente complicata. Non ho resistito, anche se avevo ancora un anno di contratto“.

La ferrea disciplina del padre

Yamaha lo ha subito chiamato per il ruolo di collaudatore. Anche questa esperienza non ha sortito gli effetti sperati. Un anno di collaborazione e poche discese in pista prima del divorzio. Jorge Lorenzo è sceso definitivamente dalle MotoGP e intrapreso una vita manageriale. Può concedersi molte libertà che prima non erano possibili. Anche in questo si contraddistingue per tenacia e testardaggine, doti che ha ereditato da suo padre Chicho, come la passione per le due ruote. “Mio padre era come un sergente, una specie di Hitler, un allenatore di ginnastica cinese. Mi ha insegnato molti valori sportivi, come la disciplina, e che nulla accade per fortuna“. E apre all’idea di un figlio: “Ma farò di tutto affinché non diventi un pilota“.

Jonathan Rea “In Testa, la mia autobiografia” Bestseller su Amazon Libri

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

MotoGP, Enea Bastianini e Ruben Xaus

MotoGP, il budget fa il gap: Enea Bastianini stile Robin Hood

MotoGP, Marc Marquez a Misano

MotoGP, Honda-revolution: Marquez apre la strada, Espargarò in bilico

Superbike, Toprak Razgatlioglu

MotoGP, Toprak Razgatlioglu pronto per un test con la Yamaha