MotoGP: Danilo Petrucci “Vi racconto io cos’è il limite”

Il pilota Ducati celebra a modo suo il Mondiale di Marc Marquez. E racconta cosa pensano i piloti, in quell'attimo che...

25 ottobre 2018 - 7:47

Danilo Petrucci tiene su La Gazzetta dello Sport una rubrica nella quale, dopo ogni GP, riporta ricordi e sensazioni. Il racconto del GP del Giappone che ha assegnato il Mondiale a Marc Marquez è particolarmente coinvolgente. Danilo spiega quanto è grande MM93, cosa significa “andare al limite” e cosa pensano i piloti in quell’attimo fatale. Ecco il testo integrale già uscito sul giornale.

Stavolta mi dedico a uno “special” sulla gara che ha assegnato il Mondiale a Motegi. Non che non voglia raccontare del mio weekend, della mia gara opaca, ma esprimo un mio punto di vista richiesto dalla situazione. Quest’anno me la sono giocata con Marc Marquez solo una volta. Quel giorno a Le Mans pensai di batterlo. A dire il vero anche due domeniche dopo, al Mugello: ero terzo e mi spinse fuori pista. Sei posizioni perse in un attimo, col sangue negli occhi mi gettai al suo inseguimento per vendicarmi. Lo volevo strangolare perché ero terzo, al Mugello, a casa, e poteva essere una storica tripletta Ducati.

RICORDO – Ci pensò da solo quella volta: cadde davanti ai miei occhi. Mi chiese scusa la settimana dopo, per quanto poteva valere. Ma quel pomeriggio a Le Mans lo ricordo molto bene. Avevo Rossi che mi dava la caccia e davanti proprio lui, una brutta situazione direi. Ero secondo e mi sentivo veloce. Faccio il giro veloce, il giro dopo me lo replica. Rifaccio il giro veloce, me lo replica ancora. Anche Vale rimane vicino. Non ho altra scelta che spingere come un pazzo. Mi avvicino, mi sente, spinge. A metà gara ce l’ho lì. Alla prima “esse” perde l’anteriore. Tecnicamente sta cadendo. In quel preciso istante ho avuto il tempo di pensare «alla fine ho piegato anche lui». Il tempo di un flash e come al solito punta il gomito e si ritira su. Va bene, avrà perso fiducia, sarà cotto. Ed è così che il giro dopo fa il giro veloce della gara.

ZONA ROSSA – Non molla mai. Abbiamo tutti un “limite”, e per limite intendo una sensazione interiore, istintiva, un campanello che non senti suonare ma c’è e ti dice «se qui cadi ti fai male». Quando guardi il fuoco e sai che ti regala calore, conforto, gioia, ma se ti avvicini troppo ti scotti. E’ questa, più o meno, la sensazione di limite. Lui non ha mai paura di scottarsi. Questo gli permette forse di fare la differenza. Purtroppo, quest’anno, l’ho visto sempre davanti, più o meno vicino. Come chiunque arrivi e corra in MotoGP, lo vorrei battere. L’anno prossimo magari. C’è chi l’ha fatto, la scorsa stagione qualche volta ci sono riuscito anch’io. Ma quest’anno ha vinto ancora lui. Lui, Marc Marquez.

 

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