L'uscita della
Suzuki dal campionato MotoGP sarà accompagnata dalla chiusura dei siti e profili social online a fine dicembre. Dopo il ritorno nella Top Class nel 2015 con Aleix Espargarò e Maverick Vinales chiude i battenti al termine di otto stagioni condite da sei vittorie, una lunga sfilza di podi e soddisfazioni. All'inizio di maggio i vertici di Hamamatsu hanno dato l'annuncio shock dell'addio al Motomondiale e al Mondiale Endurance.
Alex Rins ha continuato a collezionare successi, a dimostrazione di quanto fosse valido il progetto GSX-RR e unito il gruppo di lavoro.
Suzuki non è nuova al ritiro
Una decisione dettata dall'alto per questioni prettamente economiche, per dirottare gli investimenti sul settore elettrico e automotive, ma che probabilmente avrà ripercussioni sull'immagine del marchio. Non è la prima volta che
Suzuki si ritira sommariamente, a parte le dimissioni di massa delle fabbriche giapponesi alla fine degli anni '60. Negli anni '80 una nuova uscita fino al ritorno nel 1987 dopo 3 anni di assenza, con la moto che alla fine avrebbe portato Kevin Schwantz al Mondiale nel 1993 e Kenny Roberts Junior nel 2000. Un altro ritiro a sorpresa è avvenuto nel 2011, con Dorna furiosa, ma la Suzuki è riuscita a minimizzare la rescissione del contratto promettendo che la rottura sarebbe stata solo temporanea. E in realtà sono tornati nel 2015, con un prototipo che raccoglieva consensi a destra e a manca.
Danilo Petrucci compreso, che ha sostituito Joan Mir al GP di Thailandia a grande richiesta del team manager Livio Suppo.
L'uscita dalla MotoGP per nuovi investimenti
Allora perché
Suzuki ha posto fine all'avventura, lasciando sgomenti sia lo staff che i fan? Nobuo Fujii, direttore marketing dell'azienda, ha svelato qualche retroscena in un'intervista a Motorcylcenews.com. "
Uno dei motivi era reinvestire nella carbon neutrality che non significa solo elettrificazione. In questo momento la Suzuki sta valutando varie possibilità, a seconda della cilindrata del motore". Questa urgenza di mercato ha spinto i vertici dell'azienda ad abbandonare la MotoGP. Fujii ha poi ribadito che l'investimento "
ha a che fare con questo tipo di moto e con quello che dovrà essere in futuro la gamma Suzuki, per stare al passo con la società e la legislazione".
Il manager giapponese ha assicurato che questa drastica decisione consentirà alla
Suzuki di sfornare nuovi modelli per il mercato auto e moto nel medio termine. La presenza in MotoGP ha permesso di assimilare "
nuove tecnologie che abbiamo potuto utilizzare nel corso degli anni" e gli ingegneri che hanno svolto quel lavoro "
lavoreranno nelle nostre aree di produzione". Infine il responsabile marketing ha sottolineato che "
siamo l'unico marchio nel Regno Unito che ha una gamma di auto ibride al 100%... Questo dimostra l'impegno che abbiamo in quell'area".
Foto: MotoGP.com