MotoGP: Marquez cade ed esultano, odio da arginare prima che sia tardi

MotoGP
domenica, 14 settembre 2025 alle 11:01
marquez
Misano, sesto giro della gara sprint. Marc Marquez scivola alla curva 15, quando è al comando. Da prati e tribune si alza un boato. Offese e gestacci fanno da indegna coreografia. Una scena da San Siro, dove i calciatori rotolano per una pacca sulla schiena, mica per una scivolata a 200 km/h. Dove a rischiare la vita sono gli steward sugli spalti, mica i protagonisti in campo.

L’odio dei tifosi ha radici profonde

Lo spettacolo indecoroso ha origini lontane almeno un decennio. “Ti ricorderanno più per quello che stai facendo che per i mondiali che vincerai” sentenziava Valentino Rossi in faccia a Marc Marquez. Era il post gara infuocato di Sepang 2015, quella del calcio del 46 al 93. Episodio finale di scaramucce e frecciate che si alternavano da tutta la stagione. Una serie di fuochi che scatenava l’incendio dei tifosi, che arde tutt’oggi.

Dal 2015 la MotoGP non è più stata la stessa

Buona parte dei tifosi sono motociclisti. Buona parte di loro tira fuori la mano per salutare quando incrocia un’altra moto. Sono solidali, accostano se vedono due ruote con le quattro frecce. E il tifo della MotoGP risentiva positivamente della loro proverbiale solidarietà. Già, risentiva, al passato. Perché da quel 2015 non è più lo stesso. Nella terra di Rossi, a due passi dalla sua Tavullia, i tifosi esultano prima di vedere il pilota rialzarsi. Sul circuito intitolato a Marco Simoncelli, c’è chi augura la morte a un collega di chi ha dato la vita per questo sport. Uno sport che è sempre stato meraviglioso non solo per lo spettacolo in pista, ma anche per quello sugli spalti.

L’odio va arginato, prima che sia troppo tardi

A prescindere dalle colpe, da telemetrie nascoste e da scorrettezze, va messo un punto. Giusto o ingiusto, il mondiale a Rossi non lo ridarà nessuno. Non ha senso continuare a tenere a galla una questione passata che ha pesanti strascichi sul presente. Non è corretto sorridere a favore di telecamere alla vista dell’ex collega a terra. Oltre a non essere rispettoso degli amici che non sono più con noi, rischia di far evolvere l’odio a nuovi stadi. Quanto passerà prima di assistere a una rissa sugli spalti? Quanto passerà prima di leggere di feriti causati da un tifo malato? Occorre fare qualcosa, ora, per non dover mai dare risposta a queste domande.

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