Il fisioterapista: “Marc Marquez soffrirà fino al GP diJerez”

Il campione del Mondo dovrà convivere con il dolore fino a maggio. Sarà un inizio di Mondiale difficile "Sa che deve stare calmo"

2 febbraio 2019 - 18:07

Marc Marquez è tornato sorridente, ma non in perfetta forma. Il fenomeno di Cervera ha testato le sue condizioni sul circuito di Alcarràs (Lleida) dopo l’intervento alla spalla sinistra dello scorso 4 dicembre. Dopo due mesi a secco di moto è salito su una modesta NSF100, prima di partire verso la Malesia dove mercoledì iniziano i test. Gli manca ancora la forza in frenata, soprattutto a sinistra, lì bisogna lavorare ancora con la fisioterapia per arrivare al top a marzo.

Un fisioterapista in giro per il mondo

Al suo fianco c’è Carlos J. Garcia, un fisioterapista della Clinica Mobile, conosciuto due anni fa. Ha una clinica a Madrid, ma si è trasferito a Cervera per seguire il sette volte campione del mondo. Sia che si tratti della presentazione del team Honda, sia una partita del Barcellona. Sarà lui a seguirlo in giro per il mondo nella prossima stagione. “E’ una persona molto intelligente, sa quando deve essere calmo, ha capito l’infortunio, le scadenze, cosa fare“, ha detto Carlos Garcia al ‘Marca’. “Lui non dove fare cose pazze e io non devo andargli dietro come un padre, non devo stare con la frusta“. Nonostante il lavoro meticoloso svolto nella pausa invernale Marc Marquez non arriverà in piena forma alla prima gara in Qatar del 10 marzo.

A breve termine c’è da concentrarsi sui test a Sepang dal 4 al 6 febbraio, rispettando i limiti fisici, il grande deficit sarà la forza. Restano ancora mesi di fisioterapia da svolgere. L’intervento subito dal Cabroncito regolarmente chiede una riabilitazione tra i quattro e cinque mesi. “Noi pensiamo che abbia super poteri, ma questa è la realtà. I tempi si possono accorciare facendo riabilitazione e arrivare a tre mesi-tre mesi e mezzo. Se fate i conti fino a Jerez o ad Austin non potrà dire di essere al cento per cento, non prima“. Il lavoro di Garcia non è solo riabilitativo, ma anche psicologico: “Molte persone dicono che i fisioterapisti sono per metà psicologi. Mi piace ascoltare gli stati d’animo di ognuno. Parte del nostro lavoro è capire come sta il paziente. Sulla base di questo, cerchiamo di aiutare come si fa con un amico“.

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