Caso Dovi: Il motivo dell’appello “La deportanza è vietata”

Caso Dovi: ecco perchè secondo KTM, Aprilia, Suzuki e Honda il deflettore montato sul forcellone Ducati sarebbe contro il regolamento

11 marzo 2019 - 7:28

Caso Dovi: dopo mille disccusioni  il gruppo dei commissari presieduto dall’ex iridato Freddie Spencer e composto da Bill Cumbow e dal direttore di gara Mike Webb aveva rifiutato la protesta avanzata contro la vittoria Ducati in Qatar.  Dopo avere ascoltato Danny Aldridge, direttore tecnico della Federazione internazionale, i commissari avevano respinto il reclamo presentato durante la gara da Honda, Suzuki, Aprilia e Ktm. Nella lista non figura  Yamaha, che aveva già utilizzato una soluzione simile allo scorso GP di Valencia. Motivo della protesta contro la Ducati  la pinna attaccata al forcellone che le quattro Case considerano un’appendice aerodinamica, quindi vietata.

Se ne parlava da giorni

Una protesta della quale si vociferava già da qualche giorno, con un piano perfezionato dai responsabili tecnici e sportivi delle squadre, ma che ha comunque sempre lasciato abbastanza tranquilla la Ducati. Non solo per il via libera ottenuto a inizio stagione, quando la soluzione è stata presentata al reparto tecnico della Federazione, ma anche perché, dopo che nel corso delle settimane erano montate le perplessità dei rivali, otto giorni fa il dipartimento presieduto da Aldridge aveva trasmesso a tutte le squadre un chiarimento tecnico sulla questione. Nella missiva, una soluzione veniva dichiarata conforme qualora la misura non eccedesse la larghezza del forcellone e la sua funzione fosse limitata allo smaltimento dell’acqua in caso di pioggia, a proteggere da eventuali detriti o per raffreddare la gomma posteriore. Proibita, invece, la funzione di avere un effetto aerodinamico al suolo.

E adesso che succede?

«Io non sono assolutamente preoccupato» manifestava tranquillità Gigi Dall’Igna, direttore generale di Ducati Corse, nel parco chiuso che precedeva il podio, mentre i delegati tecnici della Federazione erano pronti a esaminare ancora una volta il particolare contestato sulle moto di Andrea Dovizioso, Danilo Petrucci e Jack Miller. Decisamente nervosi, invece — come testimoniava la faccia nera di rabbia di Alberto Puig —, gli uomini della Honda, con il team manager spagnolo e Takeo Yokoyama, direttore tecnico Hrc, che andavano a cercare Tony Congram, l’uomo dell’Irta in corsia box, per annunciare la presentazione della protesta. Poco dopo, Puig in rappresentanza della Hrc, Davide Brivio (team principal Suzuki), Massimo Rivola (a.d. Aprilia) e Mike Leitner (team manager Ktm), come firmatari del reclamo, e l’ingegnere Fabiano Sterlacchini, coordinatore tecnico pista della Ducati, si presentavano nell’ufficio degli Stewards per discutere della questione.

Le discussioni continuano a Ginevra

La Ducati dopo un’ora abbondante usciva vincente dal confronto: la vittoria di Dovizioso e il 6° posto di Petrucci confermati. Anche se immediatamente dopo l’Aprilia, che già in inverno aveva presentato una soluzione simile e se l’era vista respingere da Aldridge, e le altre tre Case presentavano appello che verrà discusso dalla Fim più avanti.

Ali sotto la lente 

Non è del resto la prima volta che la rossa finisce sotto la lente di ingrandimento dei rivali, con la creatività e la genialità degli uomini di Dall’Igna che spesso mette in crisi e costringe a rincorrere i rivali come la Honda, che sulla carta hanno una potenza di fuoco impressionante rispetto al Pollicino italiano. Ricordate la questione delle ali sviluppate a Borgo Panigale? Honda, Yamaha e Suzuki per oltre un anno si sono opposte alla soluzione, portando alla fine al divieto delle appendici. Salvo poi, quando la regola è stata ridisegnata, tornare a sviluppare soluzioni in quel campo. Così come la Ducati è stata spesso additata di interpretare al limite i regolamenti, dalla temperatura della benzina alla possibilità di variare i dati della centralina unica attraverso la piattaforma inerziale, che fino all’anno scorso era libera.

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