Corrado Tuzii: “Nel 2004 parlai con Ducati dell’effetto suolo”

Corrado Tuzii è stato il primo uomo a studiare l'effetto suolo su una moto da corsa e nel 2004 propose alla Ducati la sua idea rivoluzionaria

11 marzo 2019 - 10:35

Si è parlato molto nelle ultime ore delle appendici aerodinamiche della nuova Ducati (qui trovate l’approfondimento) che hanno portato alla protesta ufficiale degli avversari e domande fra gli addetti ai lavori. Il principio dell’effetto suolo che spesso abbiamo visto in Formula 1 nel corso degli anni, sembra essere tornato anche nel motomondiale a distanza di oltre 30 anni con la moto di Borgo Panigale sotto la lente d’ingrandimento.

PAZZA IDEA

Corrado Tuzii ex pilota della 500GP degli anni Ottanta, tra i migliori a livello nazionale in quel periodo ebbe una di quelle idee rivoluzionarie che avrebbe potuto cambiare la tecnica su una moto da corsa come da lui stesso spiegata.

Tuzii ci racconti la sua idea.

” La moto di natura ha un profilo che tende ad alleggerirla e farla decollare” spiega oggi Tuzii. ” Bisognava portare sotto la moto molta aria e fare si che questa venisse spinta verso un profilo alare applicato alla parte inferiore della carena disegnato in modo tale, da avere una accelerazione dell’aria pari se non superiore a quella che era presente sopra la testa del pilota. Questo avrebbe fatto si che la moto si schiacciasse verso il suolo aumentando l’aderenza”.

Corrado Tuzii disegnò tutto su una vecchia Suzuki RG500 ex di Uncini con telaio 1978 ma componenti 1979. In poche parole l’aria veniva presa da due grandi fori sul cupolino e portata per mezzo di due tubi a un diffusore sotto la pancia della carena. Questo “sparava” l’aria su un profilo ad ala rovesciata fissato davanti alla ruota posteriore creando quindi quella “depressione” che doveva schiacciare la moto a terra. Nonostante una tecnica quasi pionieristica, Tuzii con il suo team di fedelissimi andarono avanti con il progetto realizzando il tutto nella loro officina.

 

Come andò il primo test segretissimo a Vallelunga?

” Onestamente ci rimasi male perchè non sentivo nessuna differenza importante. Teoricamente tutto doveva funzionare ma girare con o senza la minigonna non cambiava nulla. Andammo avanti con altri tentativi ed esperimenti ma senza risultati. Decisi quindi di che per capirci qualcosa in più avrei dovuto fare delle misurazioni”.

Le difficoltà erano tante, soprattutto per la mancanza delle strumentazioni adeguate per portare avanti uno sviluppo importante. Tuzii realizzò un tubo di Pitot artigianale e tra dubbi, incertezze e speranza continuò lo sviluppo della sua “creatura” fino alla gara di Monza del campionato italiano nel giugno del 1981.

Ci racconto Monza 1981?

” Continuavamo i nostri esperimenti per farci fotografare ma io non vedevo l’ora di togliere tutto. Volevo trovare la carburazione giusta e la messa a punto per la gara. Il problema è che la mia moto era un vero e proprio laboratorio in quel periodo anche perchè montavo montavo dei freni controrotanti della Di.Pi di cui ero collaudatore. Tolta la minigonna ero più lento di un secondo e mezzo e qualcosa non funzionava. Provammo di tutto rischiando di diventare pazzi. All’ultimo turno di libere il mio addetto stampa Denny Tedeschi mi disse di rimontare la minigonna, tanto non avevamo nulla da perdere”.

Partendo così indietro nello schieramento come andò la gara?

” Nel giro di riscaldamento a causa delle alte temperature e dei lunghi rettilinei di Monza mi esplosero tutti e quattro i silenziatori. Sul rettilineo Virginio Ferrari e Adelio Faccioli mi passavano come se io gudassi un Ciao ma posso assicurarvi che da quel momento venne fuori  una delle gare più divertenti della mia vita. In staccata oppure al Curvone li ripassavo senza problemi, con la minigonna giravo un secondo e mezzo più forte rispetto alle prove e in quel momento per la prima volta ho sentito la differenza. Con le marce alte la moto era letteralmente incollata all’asfalto.

La stagione sembrava quindi ad una svolta ma il sistema funzionava solamente su piste molto veloci, in più diversi problemi tecnici frenarono le prestazioni di Tuzii che nonostante tutto ottenne un quarto posto a Hockenheim e un podio al Mugello.

NUOVA VERSIONE

Nel 1982 ase come Kawasaki e Cagiva si interessarono al sistema. Arrivò la nuova versione della minigonna che in questo caso venne chiusa da due bandelle che nascondevano l’ala e il diffusore.

Come andò quella stagione?

” Cominciammo benissimo anche se la minigonna funzionava bene solo su certe piste, come Donington per esempio. Riuscivo a lottare con moto di due anni più giovani della mia che era rimasta quella con il telaio ’78 e il motore ’79.  Al Paul Ricard fui il più veloce alla Signes con 165.2 km/h mentre Lucchinelli da campione del mondo in carica fece 165.5 km/h. La stagione comunque terminò in modo disastroso anche perchè decisi di montare la gomma anteriore di 16″ sbagliando tanto che mi ritrovai in ospedale dopo delle tremende botte”

Il progetto della minigonna tramontò definitivamente quando Tuzii venne scelto per il mondiale 500 in sella ad una delle quattro Honda RS semiufficiale assegnate all’Italia. Ovviamente non era possibile andare a modificare la moto da pilota semiufficiale e quindi tutto venne messo da parte, fino al 2004 quando Corrado Tuzii propose il progetto alla Ducati.

INCONTRO CON DUCATI

Gli studi di un’ idea valida anche se non sempre supportata dai risultati restavano tanto che nel 2004 ci fu l’incontro con il reparto corse di Borgo Panigale.

Come nacque l’incontro con i tecnici di Borgo Panigale?

” Nella MotoGP attuale tutti si dannano l’anima per guadagnare anche un decimo mentre ai miei tempi quando prendevi tra i due e i tre secondi dai primi era inutile insistere. Proposi quindi la mia idea a Livio Suppo che mi riservò un incontro con l’ing.Meoni. Questo sembrò entusiasta della mia proposta tanto che in quei mesi si parlò di una carena rivoluzionaria che la Ducati avrebbe provato e forse era la mia. Poi Ducati firmò con Bridgestone e lo stesso Meoni mi disse che i test sarebbero stati indirizzati tutto nello sviluppo delle gomme e che la mia idea nonostante non fosse stata cestinata non poteva ancora essere presa in considerazione da subito. Un peccato perchè poi non venni a sapere più nulla, sarebbe bello che qualcuno la riprendesse comunque”

Che idea si è fatto su quello che si dice in merito all’effetto suolo della nuova Ducati?

“Ho una sconfinata ammirazione per Dall’Igna e tutto il gruppo di lavoro Ducati e mi piacerebbe potergli essere utile, tuttavia credo che ancora non abbiano imboccato la giusta via. Non credo che le modifiche viste a Losail abbiano come obiettivo veramente l’effetto suolo, altrimenti sarebbero non molto efficaci. La portata e la velocità del flusso non credo siano sufficienti a creare l’effetto. Manca un profilo alare vero e proprio in grado di contrastare la forza naturale generata dalla velocità, che agisce sul baricentro e tende a sollevare la moto da terra. Tutto sommato, la mia idea, è un po’ l’uovo di Colombo. Tende ad annullare tale forza all’origine, con un effetto uguale e contrario, invece di tentare di contrastarla con forze alternative. Come le alette che hanno parecchie controindicazioni”.

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