Il Mondiale '89 finì fra i veleni e la stagione successiva non andò tanto meglio. Il GP Spagna di Formula 1 suscitò un mix di emozioni che ancora oggi a 35 anni di distanza da quel GP fanno ancora discutere. Il mondiale fu riaperto e soprattutto si assistette all’addio di due piloti. Uno mise fine alla sua carriera durante le qualifiche, mentre l’altro a noi molto caro, disputò l’ultima gara senza però saperlo. Ora è il momento di immergerci in questa storia e tornare al 30 settembre del 1990.
Senna vs Prost atto secondo
Nel 1990 tutti aspettavano la rivincita di Ayrton Senna nei confronti di Alain Prost. Prima della tappa in Spagna, il sogno iridato del brasiliano della McLaren pareva ancora più in ghiaccio, visto che il francese con la Ferrari era molto indietro. Serviva un miracolo a Jerez e quel miracolo giunse soltanto in gara. Durante le qualifiche del GP di Spagna di 35 anni fa, tutti sapevano che bisognava partire il più su possibile, visto che il tracciato di Jerez è stretto e non è facile superare. Tutti diedero il meglio di loro con Martin Donnelly che si spinse oltre. Il pilota britannico nel tentativo di fare il suo miglior giro finì fuori pista andando contro le barriere a 270 km\h. Donnelly subito dopo il contatto volò via dalla sua Lotus motorizzata Lamborghini e tutti pensarono al dramma. Martin fu soccorso immediatamente e trasportato all’ospedale dove rimase in coma per quasi sei settimane. Quando si risvegliò i medici gli elencarono tutte le fratture che aveva riportato e così la sua carriera in Formula 1 ebbe fine.
Quella qualifica così drammatica andò a Senna che mise dietro Prost con l’altra Ferrari. Il compagno Nigel Mansell era terzo, in seconda fila. Il Cavallino Rampante aveva così dalla sua la forza delle due punte, perché Gerhard Berger con l’altra McLaren non era andato oltre il quinto tempo. Ribadendo come la pista di Jerez fosse mal digerita dai piloti perché non si poteva sorpassare i due piloti in rosso capirono sin da subito che bisognava lottare insieme per sopravanzare il brasiliano. Il tutto arrivava dopo le polemiche del GP del Portogallo dove dopo un incidente la gara su sospesa a poche tornare dalla fine, proprio nel momento in cui Alain era pronto a sopravanzare Ayrton. Quindi per quell’appuntamento iberico di formula 1 la Ferrari voleva superare il prima possibile la vettura di Woking.
Una grande doppietta Ferrari
La gara domenicale scattò bene per Senna ma nel momento in cui si avvicinò il pitstop il brasiliano capì che avrebbe avuto vita difficile. Le due rosse erano più veloci ma non riuscirono a passare Ayrton in pista. Il valzer delle soste fu congeniale al Cavallino con Mansell che passò in testa davanti al compagno. Il muretto chiese a Nigel di far passare Alain e così il leone inglese si fece da parte. La gara prese una piega dolce per la Ferrari, ma la verità è che per riaprire quel mondiale di Formula 1 c’era bisogno di un ulteriore regalo. Quel regalo si materializzò davanti a Prost al giro numero 53.
Senna dalla foga di riprendere Mansell spinge tantissimo e lo andò anche ad affiancare. Il brasiliano si portò sotto la macchina del britannico e provò a duellare, ma la sua McLaren lo abbandonò. Il radiatore della vettura di Ayrton si ruppe e così egli non poté far altro che parcheggiare la sua monoposto. Prost dopo 73 tornate passò per primo sotto la bandiera a scacchi con Mansell dietro di lui. Arrivo in parata per le rosse con il francese che a due appuntamenti dalla fine di quella stagione si era rifatto sotto al brasiliano, tanto da andare a -9. Il GP del Giappone, ovvero quello successivo, è uno dei più iconici della storia della Formula 1 e senza quello zero ad Jerez di Senna, forse quel finale a
Suzuka non lo avremmo mai avuto. Insomma, non ci sarebbe mai stata “la grande rivincita”. Il podio della tappa spagnola fu completato da Alessandro Nannini che non sapeva cosa il futuro da lì a poco gli avrebbe riservato.
L’ultima gara in Formula 1 di Nannini
Il pilota senese festeggiò a dovere il suo nono podio in carriera con la Benetton che puntava tantissimo su di lui. Il 12 ottobre quindi a meno di due settimane dal GP del Giappone, Alessandro fu però vittima di un incidente in elicottero. Nella sua proprietà l’impatto fu così devastante che il malcapitato pilota venne sbalzato fuori dall'abitacolo. Il rotore gli amputò un braccio. I medici riuscirono a riattaccarlo ma ormai la sensibilità era compromessa. Così a soli 31 anni, Nannini disse addio alla Formula 1 e si dedicò ad altri campionati a ruote coperte dove lo sforzo era minore. Un peccato, perchè Nannini avrebbe potuto regalarci molte altre soddisfazioni.
FOTO: Formula 1