Wind tunnel, due paroline inglesi di fondamentale importanza nel difficile mondo della
F1. Massima categoria del
Motorsport che, tra i vari cambi futuri programmati, sta ragionando su questa tematica. L'idea è quella di computerizzare sempre di più la categoria, obbligando le scuderie a relegare studio e rendimento aerodinamico al solo
CFD.
L'enorme accuratezza dei vari software dedicati alla fluidodinamica computazionale, oramai si avvicina parecchio alla realtà. Tuttavia le complicazioni non mancano. Basti pensare al tedioso fenomeno del porpoising, elemento "sfuggito" alla raffinatezza degli algoritmi utilizzati per studiare il comportamento delle monoposto. Riproporre le condizioni che si palesano in pista, spesso, resta un'impresa assai ardua.
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L'utilizzo del
budget cap in
F1 ha mutato lo schema lavorativo sotto molti aspetti. La necessità di massimizzare le risorse per contenere i costi impera. A tal proposito, la soppressione dei tunnel del vento garantirebbe un grosso risparmio alle varie scuderie. Basti pensare alla dispendiosità di utilizzo di tale tecnologia, con un costo complessivo nell'arco della vita utile dello strumento che aggira attorno ai 200 milioni di dollari.
F1 2030: le certezze delle componenti dinamiche
Il già ridotto utilizzo dei wind tunnel è valutato indispensabile dalle scuderie. Attraverso i modelli dinamici, relazionare simulazione e pista costituisce già di per se una pratica intricata. Ciò nonostante i risultati ottenuti hanno supportato la creazione delle vetture e, durante la stagione, dato la possibilità agli ingegneri di "correggere" errori di valutazione in fase di progetto.
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