Valentino Rossi

Valentino Rossi dovunque andrai resta te stesso

Ritirarsi? Continuare con una squadra Yamaha satellite? Passare alle auto? Qualunque strada prenderai, resta come sei Valentino

30 gennaio 2020 - 9:35

Inutile girarci intorno: Yamaha ha deciso di puntare su Vinales e Quartararo, con Lorenzo special tester. Significa che, pur grande rispetto, Valentino Rossi è stato messo all’angolo. Una vecchia gloria, ormai, cui fornire appoggio tecnico nell’ipotesi che voglia continuare a correre in MotoGP, ma niente più. Gianluca Gasparini, responsabile della redazione Motori di La Gazzetta dello Sport, ha scritto questo appassionato commento sul futuro di Valentino. Lo pubblichiamo integralmente.

C’è una fine per tutto, anche per i matrimoni più belli. Quello tra Rossi e la Yamaha, ad esempio. La Casa giapponese non ha messo alla porta Valentino: non avrebbe mai potuto farlo, visto quanta gloria, successi e soldi (in moto stradali vendute e pubblicità positiva) le ha regalato. Per garantirsi il futuro però, togliendo alla concorrenza Fabio Quartararo e Maverick Viñales, lo ha costretto a fare una scelta importante. In sostanza: non l’ha messo alla porta ma, con tutta la sensibilità e il rispetto che si devono a un grande campione, l’ha messo spalle al muro. Una mossa anticipata, proprio per evitare che le squadre rivali le soffiassero due giovani piloti di 20 e 25 anni ritenuti gli anti-Marquez del futuro. Cosa che Rossi, nell’analisi della Yamaha, non è più. E così il pallino passa nelle mani di Vale, molto prima del previsto. Costringendolo a vivere le prime gare del Mondiale 2020 cercando di capire se la poca competitività della scorsa stagione fosse dovuta a un insieme di circostanze o se davvero la parabola ha infilato la fase discendente.

IL PILOTA PIU’ SEGUITO

Da anni la MotoGP si appoggia sulle spalle di Rossi, basta vedere quanto giallo colora le tribune dei circuiti di tutto il mondo. E dover scegliere, quando ami uno sport come lo ama Vale, non è mai semplice. Davanti ci sono strade che forse nemmeno lui, oggi come oggi, intravede con limpidezza. Dovesse smettere, sarebbe per tutti un dolore (sportivo) collettivo, da elaborare pian piano. Ma prima o poi dovrà succedere. E se lo annunciasse per tempo, tutte le gare si trasformerebbero in un omaggio e una celebrazione meravigliosi. Dovesse continuare, potrebbe farlo con la Yamaha Petronas: è una possibilità concreta. Non potrebbe invece farlo con un altro team ufficiale di vertice, a meno di fantascientifici colpi di scena: per vari motivi le strade di Ducati e Honda sono chiuse, e per una politica orientata su piloti giovani la stessa cosa vale per la Suzuki. L’importante è che il Dottore non decida di rimanere in pista a prescindere, senza una moto all’altezza di un nove volte campione del mondo, di un pilota che ha riscritto la storia del suo sport.

PUO’ PERMETTERSI TUTTO

Perché fortunatamente Rossi, proprio per il fatto di essere il personaggio che è, può permettersi di tutto. Gestire un team, quello che ha sede a Tavullia e da anni fa correre i giovani in Moto2 e Moto3, rimanendo così nell’ambiente. Passare alle auto per gareggiare con le vetture GT, come ha fatto in dicembre ad Abu Dhabi. Inventarsi un’altra vita in un ambiente differente, dalla tv a chissà cosa: il talento e la grande naturalezza nel comunicare potrebbero portarlo dappertutto. Oppure restarsene a casa sua. Al ranch, agli amici, alla famiglia. Anche quella che potrebbe creare, allargandola, insieme alla sua attuale compagna. C’è una fine per tutto. Ma, qualunque strada decida di prendere, Rossi deve restare Rossi. Divertirsi, divertire, vivere con il sorriso sulle labbra, e non immalinconirsi mai. Ci contiamo.

1 commento

marcogurrier_911
10:17, 30 gennaio 2020

Bello

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