Europeo Velocità 1993, talenti veri e la beffa di Hockenheim

Storie di Moto
Storie di Moto: 1993 annata storta nell'Europeo
Con la complicità delle varie Federazione oggi i promoter hanno fagocitato tutto, anche il diritto di legiferare sull’aspetto tecnico e sportivo, ma qualche anno fa non era così.
All’inizio degli anni ’80 per mettere un po’ d’ordine nell’accesso alle gare del motomondiale, nonché per fornire ai piloti raramente accettati alle prove iridate la possibilità di svolgere attività internazionale, l’ing.Brenni, allora presidente della FIM/CCR, aveva promosso la rinascita di un campionato europeo in prove multiple, riservato appunto ai piloti non accettati al mondiale. I primi tre classificati dell’europeo si guadagnavano il diritto di disputare il mondiale l’anno successivo.

Il Team Azzurro della velocità

Contemporaneamente in Italia stava prendendo forza in Federazione, sotto la spinta del CT Velocità Renato Chiarelli, l’idea di selezionare, sostenere ed aiutare i giovani piloti per fornire loro l’opportunità di eccellere fino ai massimi livelli, un’idea che sia il Presidente FMI Zerbi che il responsabile del CS Comanducci avevano immediatamente recepito e che si sarebbe sviluppata in pochi anni dal semplice fornire supporto economico e tecnico ai piloti fino alla nascita del Team Italia, quasi cinquant’anni prima del tanto celebrato programma Road to MotoGP™ odierno della Dorna.
Il neonato campionato europeo era il palcoscenico ideale per le giovani speranze azzurre le quali, fin dall’inizio, erano state grandi protagoniste con i titoli 1981 di Giuseppe Ascareggi nella 50 e Pierluigi Aldrovandi nella 125, bissati l’anno successivo da quelli di Stefano Caracchi nella 125 e Fabio Biliotti nella 500, ai quali deve essere aggiunto quello extra di Leandro Becheroni nell’81.
Per la stagione 1983 il Team Azzurro, questa la denominazione assunta dell’iniziativa, era ottimamente rappresentato in ogni classe. In particolare nella 125, da sempre terreno di caccia dei nostri piloti, era schierato un poker di ragazzi formidabile: Ezio Gianola, Luca Cadalora, Domenico Brigaglia e Fabio Meozzi.
Malgrado qualche intoppo per lo sfortunato Gianola, come il cambio rotto a Misano e la foratura in Austria mentre era al comando, dopo le prime quattro gare il quartetto azzurro dominava la scena.
Brigaglia era al comando della classifica con 43 punti e dietro di lui venivano Meozzi con 34, Cadalora con 33 e Gianola con 30, mentre l’inseguitore più vicino era il tedesco Willy Hupperich a 25 punti. A questo punto è bene ricordare che il sistema di punteggio del tempo premiava i primi dieci con 15-12-10-8-6-5-4-3-2-1 punti nell’ordine.

La sfortuna ci vede benissimo

Ma dal quinto round in Francia, a Le Castellet il 17 luglio (sarà stata la cabala?) la sfortuna più nera si abbatte sul Team Azzurro. La prima avvisaglia arriva da Brigaglia che si frattura malamente un piede alla chicane già nelle prove, poi al via Cadalora scappa in testa ma ben presto si ferma per un grippaggio. Va in testa Selini, fuori gara, incalzato da Gianola e Meozzi con Hupperich lontano, poi Gianola rompe un cuscinetto, quindi Meozzi scivola e lascia via libera a Hupperich che può fare bottino pieno per il campionato.
Non va meglio in Finlandia, dove Brigaglia e Cadalora sono assenti. Gianola domina la gara, ma a due giri dalla fine il suo motore cede di colpo. Vince il francese Bordes con Hupperich terzo.
Alla fine d’agosto si corre a Brno, sul circuito stradale, e stavolta Gianola, terzo alla fine dietro H.Muller e Auinger, che però essendo piloti in grading list mondiale sono fuori gara, fa il pieno, ma Hupperich per il terzo posto “europeo” ha la meglio su Cadalora e un Brigaglia ancora menomato.
Mancano ancora due gare, Assen e Hockenheim, e praticamente tutti i quattro piloti azzurri potrebbero laurearsi campione europeo, ma ci sarà da lottare.

Il terribile volo di Enrico Fugardi

In Olanda, dove nella 500 Enrico Fugardi è vittima del terribile incidente che ne ha in pratica precluso la carriera ad alto livello, va ancora una volta tutto storto. Hupperich scivola, ma nessuno ne approfitta. Gianola in lotta con i primi rompe il motore dopo aver fatto segnare il giro più veloce della gara, Brigaglia si ferma per la batteria; il solo Cadalora conquista il secondo posto alle spalle dell’enfant du pays Willem Heycoop con la Sanvenero.
A questo proposito c’è un episodio che mi coinvolge personalmente: nell’occasione, quale CD per la FMI nella Giuria Internazionale, ero al muretto e ad un certo punto vedo rientrare Heykoop ai box, poi più tardi è di nuovo in gara. Per me era in ritardo di un giro, ma alla pubblicazione delle classifiche eccolo primo davanti a Cadalora. Alla riunione di giuria faccio le mie osservazioni, vengono consultati i cronometristi che confermano Heykoop a pieni giri. Evidentemente mi sono sbagliato, ma credetemi, era molto difficile confondere Heykoop con il suo abbigliamento di gara bianco immacolato e la moto tutta bianca, nemmeno un gelataio! Ho ancor oggi la sensazione di essere stato turlupinato, ma soprattutto quei tre punti in più potevano far comodo!

La finalissima ad Hockenheim

Alla vigilia dell’ultima sfida in Germania la situazione vede Hupperich al comando con 60 punti, Cadalora e Brigaglia 53, Gianola 45, tutti matematicamente in lotta per il titolo.
E ad Hockenheim tutto sembra mettersi per il meglio: Gianola saluta tutti e prende il largo, Brigaglia, Cadalora e Meozzi sono a punti ed Hupperich naviga mestamente in dodicesima posizione, fuori dai punti. Inizia l’ultimo giro, tutti gli sguardi sono puntati sull’ingresso del Motodrom: arriva Gianola in solitario e si ferma davanti alla linea del traguardo, fedele alle disposizioni di Chiarelli nel caso fosse necessario sacrificare la vittoria in caso di necessità a favore di Cadalora o Brigaglia; Meozzi è davanti al finlandese Hautaniemi e Cadalora, i tre arrivano alla Sachskurve e patatrack… Hautaniemi scivola e Cadalora, incollato alla sua ruota, non può evitarlo e finisce in terra. Nel frattempo Hupperich ha guadagnato l’undicesimo posto e, con la caduta dei due, acquista posizioni e guadagna i due miserrimi punti che gli valgono il titolo europeo, mentre Gianola, visto il disastro, taglia lentamente vittorioso il traguardo. Ad aggiungere la beffa al danno, in quella stagione il finlandese Jussi Hautaniemi gareggiava con licenza italiana!
Storie di Moto: Lorenzo Ghiselli ad Hockenheim 1993
Hockenheim non sarà amaro solo per la 125 azzurra: anche nella 500 Lorenzo Ghiselli, in lizza per il titolo e nella foto qui sopra con il numero 4, vede sfumare le sue possibilità cadendo in prova, con la moto buona che va a fuoco e lo costringe a gareggiare con la vecchia modello ’81.
In calce, dopo aver sentito in TV tante affermazioni per l’ultima gara di Pirelli in Superbike che celebravano le precedenti esperienze della casa milanese, sarà bene ricordare che in quell’anno ‘83 il Team Azzurro nella 500 con Marco Papa e Armando Errico erano equipaggiati Pirelli, così come lo stesso Ghiselli a metà stagione si affiderà agli pneumatici milanesi, all’epoca seguiti dagli ingegneri Ghilardoni e Merati.
(Foto Archivio Paolo Gozzi, tratte dal settimanale Motosprint)
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