Per chi è nato negli anni duemila è normale che tutti i piloti della MotoGP abbiano a disposizione gli stessi pneumatici. Come sappiamo, dal 2027
Pirelli sarà l'unico fornitore della MotoGP, dopo Michelin. Ogni volta che avviene un cambiamento di questo tipo è una rivoluzione ma, pensate, una volta c'erano piloti che cambiavano marca di pneumatici anche nell'arco della stessa stagione. Addirittura è stato possibile vedere, in qualche GP, piloti anche di primissima fascia correre con uno pneumatico anteriore di una marca e il posteriore...di un'altra. Il monogomma ha risolto tutto, ed è un concetto recente: la MotoGP ha deciso di avere un unico fornitore di pneumatici solo nel 2009 con la Bridgestone. Nel 2016 era entrata poi Michelin, presente ancora per un anno.
Motomondiale anni ’70-’90: l’era delle gomme libere
E prima? La concorrenza tra marche era feroce. Nelle prime edizioni del Motomondiale venivano utilizzate le Dunlop, Michelin, Englebert e... Pirelli. Sì, Pirelli forniva le sue gomme già agli arbori del motociclismo. Tra l'altro come gommista era presente pure Avon. L'azienda inglese ottenne un grande successo con piloti del calibro di Mike Hailwood e John Surtees che vinsero tantissime gare e titoli Mondiali con pneumatici di fabbricazione britannica. Negli anni settanta nella classe regina, la 500cc, il marchio dominante era Dunlop, soprattutto sulle moto britanniche quali Norton ma pure sulle MV Agusta. Michelin iniziava a rafforzare la propria presenza, soprattutto con le moto giapponesi, come Honda,
Yamaha e Suzuki, mentre Pirelli era principalmente scelta dai team italiani o dai piloti privati.
Negli anni ’80, il panorama dei fornitori di pneumatici nel Motomondiale era ancora caratterizzato da una certa libertà: le squadre potevano scegliere tra diversi marchi, ma alcune tendenze iniziarono a delinearsi.
Nella classe 500cc, le gomme Michelin cominciarono a rafforzare la loro presenza, soprattutto grazie ai team ufficiali Honda e
Yamaha, mentre Dunlop rimaneva molto usata dai team privati e su alcune moto europee. Pirelli continuava a fornire principalmente squadre italiane o piloti indipendenti, ma non aveva più la stessa influenza dominante degli anni precedenti ed alla fine di quel decennio lasciò. Negli anni ’90, la situazione dei fornitori di pneumatici nel Motomondiale cominciò a consolidarsi verso un duopolio pratico, anche se non ufficiale: Michelin e Dunlop mentre iniziava a farsi vedere anche Bridgestone per poi entrare nel mercato in modo più rilevante verso la metà del decennio. Passo dopo passo Bridgestone cresceva sempre più per poi diventare il fornitore ufficiale.
Ogni gara MotoGP-500 era un'incognita
Adesso c'è chi si lamenta del monogomma, che toglie una fetta di imprevedibilità ai GP. Ma anche nell'epoca precedente non mancavano le controindicazioni. Il dominio dei vari gommisti è sempre andato a cicli, per cui la squadra che si ritrovava con le coperture "sbagliate" era impossibilita a competere a prescindere dalla competitività di moto e piloti. Inoltre ogni gommista aveva una lista di squadre "privilegiate", che avevano in esclusiva materiale di primissima scelta. Chi non era fra gli eletti, era destinato a giocare per le posizioni di rincalzo.
La competizione tra marchi come Dunlop, Michelin, Pirelli e, più avanti, Bridgestone, stimolava l’innovazione tecnica. Ogni produttore cercava di sviluppare pneumatici sempre più performanti, leggeri e resistenti, e questo spingeva tutto il campionato a crescere in termini di tecnologia e prestazioni. Ma a carissimo prezzo, perchè questi costi di sviluppo stavano diventando esorbitanti. La guerra fra gommisti inoltre era una sorta di ulteriore doping sui GP, perchè le squadre di punta ricevevano milioni per adottare una determinta marca, mentre i team privati erano costretti a comprarle, per di più senza poter accedere al materiale più escusivo. Insomma: il monogomma fa discutere, ma anche prima le polemiche non mancavano.