Tre volte campione del mondo di MotoGP, ventisei gare vinte in top class. Ricevuto dal Presidente della Repubblica, ospite sul palco di Sanremo. Il volto pulito dell’Italia vincente. Il numero uno da anni di uno degli sport più seguiti. Eppure
il volto di
Pecco Bagnaia non è ancora entrato in pianta stabile nella cultura di massa, né le sue imprese appartengono alla narrativa popolare. Il suo nome non ha la stessa risonanza di altri atleti del passato e del presente, addirittura meno vincenti. Proviamo a fare un parallelo con altri campioni del motociclismo e dello sport, per riuscire a comprenderne le motivazioni.
Bagnaia a Rossi: un paragone impossibile
Pecco Bagnaia non è Valentino Rossi, e non lo sarà mai. Su questo tutti d’accordo, Pecco per primo. Non ha e probabilmente non avrà mai la fama mondiale del fuoriclasse di Tavullia, il cui personaggio era vincente tanto quanto il pilota. Dire che Rossi era un mago della comunicazione è come dargli del fenomeno in pista: scontato. Il primo concetto, inoltre, certificato dalla laurea honoris causa conferitagli dall'Università di Urbino nel 2005. Diretto e sfrontato, Valentino ha saputo rivoluzionare il modo di comunicare non solo in MotoGP, ma nello sport in generale. Non più frasi fatte e parole ragionate, ma nude e genuine, anche a costo di diventare impertinenti. Vere e, per questo, efficaci. Pochi altri sportivi sono stati in grado di arrivare alla gente – anche a chi non ha mai visto una gara – con tale potenza. Nessuno con la sua simpatia.
Bagnaia più vincente di Biaggi in pista, non fuori
Dal punto di vista mediatico, Bagnaia non è neanche Max Biaggi, sebbene – almeno nella classe regina – il pilota Ducati abbia vinto di più. Max Biaggi era un’icona, ancor prima di Valentino Rossi. Attento tanto alla sostanza in pista quanto all’apparenza fuori, Max faceva parlare di sé a prescindere dai risultati. I giornali sportivi si contendevano le interviste, quelli di gossip foto e scoop. Aveva un quid pluris nel polso e un'aura magnetica con cui accarezzare i giornalisti, di cui amava sempre e comunque circondarsi.
Immagine e carattere simili a Sinner, ma meno popolare
L’ascesa di
Pecco Bagnaia è coincisa con quella di un altro grande atleta nostrano, Jannik Sinner. Entrambi sull’Olimpo del proprio sport, più o meno nello stesso periodo, Jannik riempie bacheca e cartelloni pubblicitari, Bagnaia si concentra solo sulla prima. La popolarità dell'altoatesino ha determinato un’impennata delle iscrizioni nelle scuole tennis, sport ora tra i più praticati in Italia. L’effetto di quella pilota di Chivasso è limitato al rinnovamento dell’interesse per uno sport che dopo l’addio di Valentino Rossi rischiava di perdere seguito. Eppure le loro immagini sono simili. Entrambi non solo vincenti, ma corretti e schietti nelle dichiarazioni. Entrambi focalizzati sul proprio lavoro, senza forzare la creazione di personaggi e attirare l’attenzione con situazioni extra campo/ pista.
“Abbiamo caratteri simili, entrambi riservati. Mi sembra che Jannik sia sulla mia stessa lunghezza d’onda. Lavora, cerca di migliorarsi, se non vince impara: è il massimo che si può chiedere a uno sportivo” commentava Bagnaia.
Evidentemente, però, Sinner ha saputo – più o meno inconsciamente – enfatizzare i lati positivi del suo essere “un bravo ragazzo” per arrivare a piacere a tutti (esclusi Kyrgios e pochi altri).
C’entra poco lo sport differente: Agassi e Sampras si sono affrontati per un decennio e il più delle volte a prevalere era il primo. In carriera Andre ha conquistato otto Slam, Pete quattordici. Tuttavia, l’uomo della strada ricorda più i calzoncini di jeans e la parrucca del primo che il violento dritto del secondo.
Bagnaia come Dovizioso: conta solo la pista
Pecco Bagnaia ricorda molto
Andrea Dovizioso, sia dal punto di vista tecnico sia caratteriale. Dovizioso per anni era del colore dell’asfalto, un concetto su cui ha incentrato la sua biografia. Otteneva risultati, ma la gente non lo vedeva. Si è costruito una credibilità vittoria su vittoria, fino a ritagliarsi – dopo i trent’anni – una porzione di fama. Bagnaia è più avanti. A 27 anni è già pluricampione e uno dei migliori della MotoGP moderna. Ma la fetta di fama conquistata non è troppo più grande di quella del Dovi. Per il momento.
La chiave per vincere è essere sé stessi?
La grandezza di Bagnaia nasce proprio dall’attitudine a concentrarsi solo sul lavoro, dal volersi costantemente migliorare. Il resto non conta.
“Non mi interessa essere un personaggio di quelli che rispondono male davanti alle telecamere o fanno gli sbruffoni"–affermava Bagnaia a inizio stagione. "La gente si lamenta del fatto che non ci siano personaggi, ma non è detto che io voglia esserlo. Io voglio essere me stesso e vincere.” E forse la chiave è proprio questa: Bagnaia migliora e vince perché è concentrato solo sulla pista. Bagnaia vince perché è sé stesso.
Foto: Ducati Corse