La Fiamma Olimpica corre su due ruote: l’eroismo di Dutto e la nuova era di Bagnaia illuminano l’Italia

Storie di Moto
martedì, 13 gennaio 2026 alle 21:30
Olimpiadi, Nicola Dutto e Pecco Bagnaia con la Fiamma Olimpica
Olimpiadi, Nicola Dutto e Pecco Bagnaia con la Fiamma Olimpica
C’è un filo sottile che lega una pista di ghiaccio ad un cordolo, una discesa libera a una staccata al limite. È fatto di coraggio, disciplina, correttezza, rispetto per la velocità e per il rischio. Ed è proprio quel filo che ha portato con sé anche il mondo delle due ruote nel viaggio della Fiamma Olimpica verso Milano-Cortina 2026.
Tra i circa diecimila tedofori scelti per accompagnare la torcia attraverso l’Italia, ci sono stati nomi che per gli appassionati di moto non sono semplici atleti. Sono beniamini delle folle, pezzi di storia, simboli di una cultura sportiva che vive di passione, sacrificio e talento.
Il primo grande brivido è arrivato con Giacomo Agostini. Ha sfilato con la compostezza che da sempre lo contraddistingue, testimone di una memoria storica intensa, di quando i piloti erano veri eroi. Pochi giorni dopo Max Biaggi ha portato la torcia tra le vie di Roma con lo sguardo fiero di chi ha scritto pagine indelebili del Motomondiale e del Mondiale Superbike.
Francesco Bagnaia ha ricevuto il testimone sotto lo sguardo attento di migliaia di tifosi, portando simbolicamente la bandiera di una nuova era d'oro per le nostre moto. Accanto a lui, tra i portacolori del motociclismo moderno, non poteva mancare Marco Bezzecchi che in Romagna ha portato con sé quel pizzico di sana follia e solarità che lo ha reso il beniamino del paddock. Il passaggio di Paolo Simoncelli a Riccione è stato molto più di un semplice atto istituzionale: è stato un abbraccio collettivo a Marco da parte di tutto il movimento olimpico.
Tony Cairoli ha emozionato la sua Sicilia, portando la fiaccola con la stessa grinta con cui aggrediva le piste di tutto il mondo.
Il momento più iconico è stato però il passaggio di Nicola Dutto, che ha sfilato lungo le strade di Cuneo in sella alla sua moto. Il pilota cuneese, primo paraplegico al mondo a sfidare i deserti africani in sella ad una moto, ha portato la fiaccola con l'orgoglio di chi ha trasformato la disabilità in un punto di forza. Vederlo avanzare tra le ali di folla, con la torcia alta e il motore acceso, ha rappresentato il manifesto perfetto della resilienza. Un’immagine potente che ha saputo unire il mondo dei rally raid ai valori universali dell’olimpismo, dimostrando che non esistono barriere capaci di fermare il cuore di un vero pilota.
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