La passione per le moto più forte di una disabilità a seguito di un incidente. Albert Milanese, 51enne siciliano ma romagnolo d'adozione, non si è fermato nel 2007 e da anni disputa gare con un braccio solo! Anche quest'anno gli impegni non gli mancano: correrà di nuovo in European Handy Bridgestone Cup e in Octo Cup, in parallelo continua il progetto del suo team AM Racing 73 per favorire la crescita di tre giovani piloti.
Una "avventura" che verrà anche raccolta in un libro autobiografico. È la condivisione di una storia di vita che vince sulla disabilità attraverso lo sport, per essere d'aiuto a chi si trova nella stessa situazione, superando limiti, ostacoli che inizialmente potrebbero apparire insormontabili. Per realizzare questo progetto ha lanciato una campagna di crowdfunding sulla piattaforma “Produzioni dal basso”, che terminerà a metà aprile.
Albert Milanese, ci racconti un po' la tua storia? Partiamo dall'inizio.
Io nasco nei motori. Quando avevo cinque anni i miei genitori decidono di tornare in Sicilia, loro regione di origine. Mio fratello aveva 18 anni, mia sorella 12, io ero piccolo. I miei genitori si erano trasferiti a Milano solo per lavoro. Ma lì era nata la mia passione per i motori, che cresceva con me nella mia testa. A nove anni decido di andare a scuola con un Garelli, con le marce. Mi do ancora dell'incosciente, da ma lì si è smosso tutto dentro di me. In quel periodo è morto mio padre e io, per arrotondare, sistemavo le biciclette. Mia madre mi domandava da dove venivano tutte quelle bici, dicevo che erano degli amici... Mettevo via i soldi per una Vespa Special 181, doveva essere la più forte di tutti!
Arrivano quindi le prime moto di tasca tua.
A 13 anni mi sono comprato la prima Vespa e una moto da cross, e mi sono iscritto al mio primo campionato motocross. Ho voluto provare, ma ho capito che il mio mondo è la velocità. Ho iniziato quindi nel campionato amatori: ho venduto la moto da cross, ne ho presa un'altra e ho iniziato in un campionato in Sicilia, arrivando 3°.
C'è però una svolta, giusto?
Ho deciso di arruolarmi nell'Esercito, ho aiutato mia mamma e ho fatto tanti sacrifici, finché non ho deciso di cambiare. Mio nonno era un costruttore a Imola, gli ho chiesto se mi ospitava: parliamo della Terra dei Motori e del circuito di Imola, insomma la mia passione. Mi ha detto che mi ospitava per due mesi, se trovavo qualcosa bene, altrimenti me ne tornavo in Sicilia. Sono rimasto, sono qui da 33 anni ormai, ed è ripartito tutto. Facevo sempre gare amatoriali, non avendo sponsor né nulla.
Albert Milanese, nel 2007 però succede qualcosa che ti cambia la vita.
Era il 28 giugno, esco di casa per farmi un giro. Non era mai successo, andavo sempre in pista. Mi stavo facendo il Passo della Colla, per poi scendere di nuovo. Ero all'altezza di Sant'Eufemia, in direzione Marradi, e alle 14:28 mi ero fatto l'ultimo selfie da mandare agli amici. Neanche il tempo di arrivare al curvone che una signora ha girato contromano: avevo lei e due camion, mi ritrovo quindi in un frontale. Sono finito in coma per mesi, mi avevano fatto vari interventi al Bufalini di Cesena... Avevo un 2% di sopravvivenza. Diciamo che quando ho riaperto gli occhi era nato un altro Albert.
C'era infatti una conseguenza importante di quell'incidente.
Una delle prime cose che mi dissero è questa: "Ti prendi il tuo braccino e te lo metti in tasca". Io iniziai a piangere come un bambino, chiaramente è stato un trauma enorme. Non per come mi ero ridotto, ma per quando potevo tornare in moto. Ero ancora in rianimazione e pensavo a questo: "Ma tu, con un braccio, ci puoi tornare in moto?" Mi sono detto che dovevo farcela, dovevo tornarci anche con un braccio solo. Questo è stato l'imput per alzarmi dal letto, fare riabilitazione.
In seguito ti informi per cercare di ripartire sul serio in moto.
Una volta riabilitato mi sono mosso per la patente AS (A Speciale), e in Emilia-Romagna mi dicono che non esiste! Non mi sono arreso, sono andato a Roma, mi hanno dato tutte le carte e sono andato alla motorizzazione di Ravenna. Una ventina di giorni dopo mi richiamano e mi dicono che, se mi faccio fare tutti gli adattamenti a una moto e faccio tutto quello che mi dicono di fare, mi rilasciano la patente. Ho pensato ad uno scooter, ma quello che volevo non era in commercio, quindi ho comprato in Spagna un Derbi GP1 250, mi servivano solo un paio di modifiche al gas ed al freno. La sistemo, poi faccio tutto quello che vogliono e mi danno la patente!
Albert Milanese, poi inizi a guardare il "lato gare", giusto?
Una volta tornato a casa passavo la maggior parte del tempo al computer. Cerco, cerco, finché non mi salta fuori DiDi, Diversamente Disabili. È il 2021, li contatto e mi dicono che sì, è possibile con una moto adattata, ma che devo fare un corso. Mi presento a Magione, faccio il corso con la loro moto automatica... Neanche il tempo di togliermi la tuta che sono andato a comprarmi una Ducati Panigale 1299. Da lì ho fatto la mia prima gara, una wild card a Jerez, e sono arrivato 4°. In seguito ho cambiato moto, fino ad arrivare al Ducati Panigale V4 R con cui ho corso a Le Mans l'anno scorso. Quest'anno sono di nuovo sia nell'Europeo che nel campionato italiano, entrambi supportati da Di.Di, oltre a correre ancora nel campionato spagnolo.
Non solo pilota ma anche manager, giusto?
Oltre a correre, dal 2023 ho un team, AM Racing 73, con cui sto crescendo tre pilotini, quest'anno tutti in PromoRace Cup. Uno è mio figlio Mattia, che ha 15 anni, poi ho Nathan Ghibellini, un talento secondo me fuori dal normale, di 8 anni, e infine Patrizio Pedullà, di 11 anni.
Albert Milanese, per finire: ci dici qualcosa del tuo libro?
Sarà un libro dedicato alla mia vita, a quello che ho fatto dall'infanzia a oggi, raccontando tutti i percorsi che ho fatto. Per il momento però non voglio svelare troppo!