MotoGP, Jorge Lorenzo: “Peccato Ducati, mancava veramente poco…”

MotoGP, Jorge Lorenzo: “Peccato Ducati, mancava veramente poco…”

Il cinque volte Mondiale si racconta su La Gazzetta dello Sport in edicola. Un’intervista bellissima. Ecco una piccola anticipazione

di Redazione Corsedimoto
Jorge Lorenzo

Jorge Lorenzo campione, uomo e ducatista:  La Gazzetta dello Sport in edicola giovedi 20 settembre pubblica nella bellissima intervista esclusiva a firma di Paolo Ianieri, inviato MotoGP. Un lungo racconto a tutto tondo su vita, imprese e rivalità del maiorchino. Venato da un sottile file di nostalgia per quello che poteva essere, con la Ducati, e non sarà. Ecco una piccola anticipazione.

«Stiamo vivendo un momento magico. Probabilmente abbiamo la moto più forte, la Honda non è molto lontana, ma per la prima volta la Ducati è al top nel 95% delle piste, si può vincere quasi ovunque. E non era mai successo, tranne l’anno “strano” di Casey, che aveva 30-40 cavalli più delle altre moto e il vantaggio delle Bridgestone. Sono molto orgoglioso di dare assieme a Gigi e agli ingegneri il mio contributo. La storia finirà tra 6 gare, ma non ci penso. Voglio vincere il più possibile e godermi questi momenti».

Una storia incompiuta?

«La vita è fatta di decisioni e a volte puoi prenderne di brutte o sbagliate. È difficile. Succede a me, a lei, a chi in questo caso ha deciso di cambiare pilota. Son sicuro che il terzo anno avrei avuto risultati migliori, è la mia storia a dirlo. Ho il talento di imparare sempre ogni anno. È successo in 125, 250 e in MotoGP. Venire in Ducati per me è stato come cambiare categoria, la differenza è stata grandissima e sia Ducati sia io abbiamo sottovalutato il cambio. Oggi in MotoGP passare da una moto all’altra, soprattutto da una Yamaha alla Ducati, che sono all’opposto, è molto difficile. Ducati pensava di aver preso un tre volte iridato che doveva conquistare il Mondiale il primo anno, cosa riuscita solo a Stoner. Io pensavo che farcela sarebbe stato quasi impossibile, ma credevo che avrei faticato meno. Però bisognava ricordarsi che un anno fa a Misano stavo per vincere, prima di cadere. E pure a Sepang. Nelle ultime 10 gare avevo dimostrato velocità e capacità. E in inverno con la nuova moto sono partito con il record a Sepang. Però poi ci siamo persi e il problema ergonomico mi faceva soffrire: avevo la velocità, ma mi stancavo di più».

Il divorzio è arrivato solo per poca fiducia o anche per soldi?

«La Ducati ha preferito pensarla così: “Abbiamo Dovizioso che sta facendo meglio di Lorenzo ed è italiano. E abbiamo Petrucci e Miller che stanno andando forte quasi come Jorge ma guadagnano 10, 15 volte meno”. La Ducati non ha creduto alle parole che dicevo a Gigi o a Domenicali, che mancava veramente poco, un niente, lo ha sottolineato anche Pirro. Se un pilota fa tanti giri in testa ma non vince, è perché manca qualcosa. In Yamaha ci riuscivo così. Mancava quel piccolo pezzo che fisicamente mi facesse essere veloce tutta la gara. Avrebbero dovuto pensare che avevano un tre volte campione del mondo che aveva portato a casa 44 gare, e avrebbero dovuto provare a darmi ciò di cui avevo bisogno. Invece hanno pensato di aumentare lo stipendio di Dovizioso, che stava vincendo qualche gara, e prendere un pilota forte che costava meno».

Dall’Igna l’ha voluta fortemente e ha provato a tenerla. Come si è evoluto il rapporto tra voi?

«Gigi per me è un genio e non si fermerà finché non avrà vinto il Mondiale. Il suo problema l’anno prossimo è che i due migliori piloti saranno in una squadra molto forte, ma lui è molto testardo, come me. Siamo vincenti. Ha fatto una moto che migliorerà. Su Gigi non posso dire niente di negativo, è normale che due caratteri forti si scontrino nei momenti caldi, ma succede sempre per il bene della squadra. Lui mi ha supportato sempre, e penso volesse che io rimanessi».

In Honda nel 2019 l’ambiente sarà diverso.

«Sicuramente. Ma alla fine andiamo in pista per fare risultati. Se la relazione è buona, se ti crei amici e ti diverti, meglio. Ma conta vincere».

Ha diviso il box con Rossi e Dovizioso. Differenze o analogie?

«Vale è una persona molto intelligente. Anche Dovi, ma in modo diverso. Rossi ha una grande e naturale abilità sociale, Dovi sa usare molto bene le parole. Avere un rapporto è difficile a livelli simili. Io ho sempre provato a essere rispettoso con Andrea. Nel momento in cui lui vinceva e io faticavo, ero contento per la squadra. Andavo sotto il podio perché ero felice che almeno lui desse qualcosa di positivo. La relazione si è deteriorata quando ho capito che non aveva lo stesso atteggiamento nei miei confronti. Lo ha fatto anche sulla stampa. Allora ho detto basta».

A Misano c’è stato il caso Fenati.

«Non lo conosco bene, sento dire che cambia spesso personalità. Se è vero, dovrebbe lavorare su se stesso, come me in 125 e 250 anche se non ho mai fatto una cosa simile. Ha perso la testa nel duello con Manzi, guardandoli in tv sembrava si fossero entrambi dimenticati della gara per ammazzare l’altro. Fenati mi è sempre sembrato un pilota razionale. Il gesto è indifendibile, ma senza l’aggressività di Manzi sarebbe successo? Penso di no. Per me sono stati troppo duri con Romano».

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