Mick Doohan sicuro: “Marc Marquez vincerebbe con qualunque moto”

Mick Doohan sicuro: “Marc Marquez vincerebbe con qualunque moto”

Passato e presente Honda, cinque Mondiali a testa. E su Troy Bayliss: “Non capisco perchè corra ancora, a 49 anni e mezzo…”

di Redazione Corsedimoto
Marc Marquez e Mick Doohan

Mick Doohan, icona Honda, ha vinto cinque Mondiali 500GP con la Honda, esattamente come Marc Marquez. L’asso australiano eroe di fine anni ’90 ha parlato con La Gazzetta dello Sport del fenomeno spagnolo, di campioni e anche di Troy Bayliss che nel 2019 correrà ancora, a 50 anni anni. Ecco alcune parti dell’intervista dell’inviato Paolo Ianieri,  dalla Gazzetta in edicola il 1 novembre.

.Per dirla scherzosamente, Marquez le ha fatto le scarpe…

«Verissimo. Mi ha chiesto se mi avrebbe dato fastidio il fatto che corresse con stivali e guanti miei. No, è stato un onore».

Il fatto che Marc l’abbia raggiunto a quota 5 che cosa significa?

«È semplicemente una cosa bella. Per lui, per la Honda, per lo sport. Cambiare Casa non mi ha mai interessato, vincere con la Honda era fantastico, mi hanno dato sempre una moto che mi permettesse di farlo, non servivano altre motivazioni. E per me era importante che la mia immagine fosse collegata a una Casa. Prendiamo Valentino: fa parte dell’immagine Yamaha quanto la Yamaha della sua».

Che cosa la impressiona più di Marc? I titoli o come guida?

«Una cosa è collegata all’altra. La sua guida è impressionante e rende le corse molto eccitanti. Ma se non guidasse così, non sarebbe a quota 5. Questo è stato un gran Mondiale: Valentino è sempre lì, ci sono battaglie continue, la Ducati è il nuovo ingrediente. Prendiamo Assen, quanti sorpassi ci sono stati? Spesso fino all’ultima curva non sai come finirà».

La migliore qualità di Marquez?

«La determinazione. Ha un impegno totale. C’è chi dice che sia troppo aggressivo, ma lo sono tutti. Se spingi al limite non c’è molto margine per evitare l’errore e a volte ciò porta al contatto. Era lo stesso ai miei tempi, ma la televisione non ti faceva vedere tutto. Se non sei aggressivo, non vinci. Vale per tutti i grandi piloti, anche se mi pare che il desiderio di vincere di Marc sia un po’ più grande di quello degli altri».

Se lo immagina sulla sua 500?

«Non avrebbe avuto problemi. I grandi piloti come lui, come Valentino, sanno adattarsi. Anche cambiando moto, i bravi vincono sempre. È la materia organica che fa la differenza sulla meccanica. Certo, in questo momento non vuoi essere su un’Aprilia, ma Marc vincerebbe con quasi tutte le moto».

Si rivede in qualcosa di Marquez?

«Sarei uno sbruffone a dirlo. La similitudine che ci accomuna è la voglia di vincere. Io non sono mai partito pensando “spero di finire secondo”. Per me esisteva solo la vittoria. Sempre».

Sono tutti eccitati dalla prospettiva di vedere Jorge Lorenzo sfidare Marquez con la medesima Honda l’anno prossimo. Anche lei?

«Sì. E torniamo al discorso di prima: crede che si preoccuperanno uno dell’altro? No. Sono entrambi forti e ognuno sarà concentrato su se stesso. Quello che oggi non so, è chi dei due sia più forte mentalmente, direi Marquez, ma Jorge si è sempre ripreso dai momenti difficili».

Alberto Puig è stato suo avversario. E ora comanda in Honda.

«Alberto è innanzitutto un pilota e questo serve in una squadra. Da pilota era veloce, forte, determinato, ma anche uno che calcolava ed era sempre misurato: ha portato tutto questo nel team. Potrà gestire Marquez e Lorenzo».

Valentino entra spesso nelle sue risposte. Potrà lottare ancora per il Mondiale se la Yamaha tornerà al massimo livello?

«Non c’è ragione per cui non si debba considerare Valentino per il titolo. È sempre tra i primi in campionato grazie alla sua consistenza, ha sfiorato la vittoria in varie occasioni. Questo dimostra quanto ci creda e spinga nonostante abbia quasi 40 anni. Il rispetto che ho per l’uomo è immenso. E io penso che possa vincerlo, il titolo. E poi vedere lui e Marc che si tolgono vernice dalle carene è bello per lo sport».

Per Bayliss, Marquez non correrà oltre 30 anni se continuerà a essere così aggressivo.

«Parole un po’ sfrontate. Se resta sano, in forma, veloce e con questo desiderio di vincere, anche se si dovesse ritirare a 30 anni, potrebbe comunque vincere due, tre o quattro Mondiali. Le statistiche contano per i giornali, non ci pensi, quando corri. Le sue cadute sono tante scivolate, cosa che per lui non sembra essere un problema. È invitabile che a un certo punto cadendo tanto ci si faccia male, ma è la sua mentalità, e sa quanto può spingere. E comunque io non capisco perché Bayliss continui a correre a 49 anni e mezzo».

La scusa è che allena il figlio Oli. Suo figlio Jack, invece, ha scelto le auto.

«Jack è un ragazzo di 15 anni che ha un sogno, vince ed è veloce, ma è stata solo la prima stagione in auto e la strada è lunga. Però la testa mi sembra giusta. Ha la mia mentalità, non molla e non è contento se finisce secondo. Il prossimo anno lo aspetta la F. 3 internazionale, vediamo…».

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